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sabato 29 aprile 2017

Alitalia, basta sperperi dei privati. La nazionalizzazione è l'unica strada

"Tutta la crema della imprenditorialità e della finanza italiana ha mostrato il suo reale valore nella gestione della compagnia aerea. x  E il fallimento è stato totale, come quello del quotidiano che ufficialmente la rappresenta, il Sole24Ore."

di Giorgio Cremaschi

Se l'amministratore di una impresa privata decidesse di regalare beni aziendali e poi regalasse soldi a chi accettasse di appropriarsene, questo amministratore difficilmente riuscirebbe ad evitare il confronto col codice civile e penale.




Invece i nostri governanti, amministratori dei beni di tutti, così si comportano con le nostre proprietà e con quelle altrui che finanziano.


Per lo stato nella economia debbono valere regole di svantaggio rispetto a qualsiasi grande azienda privata, così vuole l'Unione Europea e così i governanti che ad essa ubbidiscono.

Ovviamente con la massima soddisfazione degli imprenditori privati, che si vedono regalate le aziende e che quando le mandano in malora possono fuggire e scaricare di nuovo tutto sullo stato.

Con quanti nostri soldi lo stato italiano ha finanziato le privatizzazioni? Decine e decine, forse centinaia sono i miliardi spesi per privatizzare il patrimonio produttivo pubblico, nel nome della riduzione di un debito che non si è mai realizzata e di un maggiore efficienza mai ottenuta.

Quanti miliardi sono stati regalati a imprenditori e multinazionali che poi hanno sfasciato le aziende? Questa cifra non viene mai fornita ad una opinione pubblica martellata dalla compagna a favore delle svendite. Svendite come quella delle acciaierie di Piombino, che dopo una lunga trafila di fallimenti imprenditoriali, da Lucchini ai magnati russi, sono state regalate ad un imprenditore algerino che non si è mai fatto vedere.

Quella che oggi è l'Ilva è stata regalata alla famiglia Riva dal governo e dall'Iri di Prodi. I Riva hanno accumulato per anni miliardi, poi sono crollati sotto il peso della crisi e dei danni ambientali. Lo stato da allora finanzia l'azienda a fondo perduto, in attesa di svenderla a qualche multinazionale che saccheggerà ciò che è rimasto, farà una ecatombe di licenziamenti e lascerà tutti i danni ambientali a carico della comunità e della spesa pubblica.

Mentre fallivano in Ilva, i Riva venivano chiamati da Berlusconi a salvare l'Alitalia, assieme a Colaninno, Marcegaglia, Montezemolo e tanti altri bei nomi, tutti coordinati da Passera allora a capo di Banca Intesa. Tutta la crema della imprenditorialità e della finanza italiana ha mostrato il suo reale valore nella gestione della compagnia aerea.

E il fallimento è stato totale, come quello del quotidiano che ufficialmente la rappresenta, il Sole24Ore.

Le poche grandi privatizzazioni che, per ora, non sono fallite hanno consegnato le eccellenze del sistema produttivo italiano, dalla Telecom all'Ansaldo, alle multinazionali.

Multinazionali a cui si affidano le aziende private medie, non appena i loro vecchi titolari pensino al futuro, Luxottica insegna. La Fiat della famiglia Agnelli è una azienda americana con sede legale in Olanda, mentre l'Olivetti non esiste più, è stata sacrificata da De Benedetti per realizzare l'Omnitel, che oggi appartiene alla Vodafone. Le banche, che in gran parte erano pubbliche, o sono già in possesso o sono in attesa di un compratore estero, partner si dice nel mondo bene.

Quel sistema industriale e finanziario che era stato in grado di collocare il nostro paese tra quelli più sviluppati, e che si reggeva proprio per il peso ed il ruolo del sistema pubblico, è stato smantellato e svenduto pezzo dopo pezzo. E dopo il fallimento indecoroso della classe imprenditoriale italiana, quel sistema è ora terreno di caccia per tutti i venditori di Colosseo che parlino inglese.

Il vice di Renzi, Martina, ha sfacciatamente confessato che il governo non può nazionalizzare Alitalia, altrimenti dovrebbe fare altrettanto con tutte le aziende che dovessero chiudere. Che evidentemente sono tante per l'ingenuo ministro, che smentisce in tal modo l'ottimismo ufficiale del palazzo.

Così, grazie alla fermezza autolesionista del governo, Lufthansa può far sapere di non essere interessata alla nostra compagnia aerea: deve solo aspettare la catastrofe finale dell'azienda e poi raccoglierne gratis i cocci. Lo stesso faranno le multinazionali dell'acciaio interessate all'Ilva: anch'esse devono solo attendere il disastro.

Le privatizzazioni sono solo svendita di beni di tutti pagata coi soldi di tutti. Non c'è nulla di più falso e in malafede che affermare che lo stato non può più spendere i soldi dei cittadini per finanziare aziende in crisi. Perché la realtà dimostra che regalare le aziende pubbliche ai privati alla fine costa molto di più. Costa di più sul piano produttivo perché le aziende vanno peggio. Costa di più sul piano sociale per i nuovi disoccupati che si aggiungono ai tanti altri già esistenti. E costa di più perché il conto, per la spesa pubblica che deve riparare ai guasti del privato, è più alto oggi di quando le aziende erano in mano pubblica. Se l'amministratore di un condominio ruba si caccia lui, ma non si butta giù la casa. Le privatizzazioni han buttato giù la casa.

Gli articoli 41 e 42 della nostra Costituzione hanno definito i vincoli a cui sono sottoposte la proprietà e l'iniziativa privata e gli spazi riservato all'intervento pubblico. Decenni di politiche liberiste sotto dettatura della Unione Europea hanno rovesciato nel loro opposto questi e tanti altri articoli della nostra Carta. Il privato deve avere tutto e il pubblico lo deve finanziare a fondo perduto.
Si regalano 20 miliardi alle banche perché i loro futuri acquirenti non trovino troppe sofferenze, se ne sono versati altri 60 in sede europea per lo stesso scopo. Gentiloni promette a Trump 30 miliardi per la bolletta NATO, ma salvare ALITALIA, ILVA, PIOMBINO non si può, li o ci pensa il mercato o si chiude. L'ideologia liberista è già insopportabile in sé, quando poi diventa la giustificazione per lo spreco dei soldi pubblici e per la distruzione del patrimonio industriale diventa un costo insostenibile.

Dobbiamo ringraziare i lavoratori Alitalia che con il loro No hanno respinto l'ennesimo regalo ai privati, questa volta concesso agli sceicchi di Etihad, che non sono certo privi di mezzi propri.

La nazionalizzazione di Alitalia, dell'Ilva, delle altre aziende strategiche in crisi è la sola via realistica per sottrarsi ai danni dell'incapacità imprenditoriale nazionale e della rapina multinazionale. Il resto è solo servilismo verso i poteri e gli interessi che vogliono il nostro paese in vendita. Low cost.


fonte: l'AntiDiplomatico

Questa è la vita di un navigante alitalia
Prendetevi 5 min di tempo per leggere..La verità non e' quella dei tg o dei quotidiani:

L'8% (ovvero il 21% ) della mia dignità.

A chi mi conosce o a chi mi conosce poco sento il bisogno di raccontare alcuni dettagli del contratto di lavoro di un assistente di volo, il mio lavoro.
Questo prima che i mezzi di “informazione” in generale ci definiscano superbi, illusi o incoscienti e sprezzanti per avere votato NO al referendum. Un referendum in cui ci è stato chiesto di votare a favore o contro un preaccordo che avrebbe significato “l'ultima chance” di salvataggio di Alitalia, pena un nuovo, inesorabile fallimento.
Ecco dunque alcuni dati.
Si lavora spesso di notte ma si viene pagati come fossero ore diurne, senza alcuna maggiorazione.
Siamo reperibili, “di riserva”, con fasce orarie che vanno anche dalle 00,01 e spesso per 12h, con 90' di tempo dalla eventuale chiamata per presentarci in aeroporto, il che potrebbe essere per un giorno di impiego, forse due o tre, forse in Italia, forse all'estero, forse a 14h di volo da qui...immaginate che disponibilità, che lavoro di organizzazione di fronte a tanta instabilità e incertezza, in particolare per chi ha figli o genitori anziani a cui badare.
Questa reperibilità non ci viene pagata.
Veniamo pagati invece per ora volo “schedulata”, non per ore reali di servizio, quelle sono gratis; capita spesso quindi di lavorare stando via giornate intere, tra ritardi, variazioni operative ecc. ma solo 2 o 3 o 4 ore di volo verranno retribuite. Anche una soltanto.
Abbiamo una diaria giornaliera in busta paga, per giorno impiegato, di 42 euro che ci servirà per pranzare e/o cenare e/o a fare colazione quando siamo fuori casa...
Ci viene chiesto di richiedere le ferie con 12 mesi di anticipo, che verranno comunque confermate o negate due mesi prima. Si può fare richiesta di variazione in seguito certo, ma non è garantito che verrà accettata e comunque si saprà solo all'ultimo momento.
Ci è consentito chiedere solo 10 gg di ferie nel periodo tra giugno e settembre. E la conferma ci verrà data solo a fine aprile.
I voli di posizionamento- mustgo- non sono retribuiti. Se per esempio occorre che un assistente di volo prenda servizio da Los Angeles, quel tempo di impiego fino a destinazione non è retribuito...e ci vogliono 13 h di volo per arrivare.
Non godiamo di permessi, o siamo in ferie o siamo malati. Un bel problema, anche solo se ti si rompe la macchina all'improvviso mentre vai al lavoro o hai un'urgenza in famiglia e non sei né in ferie, tantomeno malato...
Siamo sottoposti almeno una volta l'anno a visite e controlli, perché le radiazioni cosmiche possono causare tumori e tanti colleghi lo sanno bene purtroppo. Nulla è riconosciuto per questo rischio.
Non viene tenuto conto della condizione di mamme come genitore unico affidatario o con figli disabili nell'assegnazione dei voli notturni o che prevedono più giorni di impiego con soste fuori casa.
Lavoriamo nei giorni festivi pagati come fossero giorni feriali senza alcuna maggiorazione, Natale, Pasqua, domeniche … e potrei raccontare ancora.
Abbiamo la possibilità di volare a prezzi scontati è vero, con formula standby, solo se c'è posto quindi, un benefit proprio come tutti i dipendenti delle grandi Aziende. Per tutti gli altri risulta essere normale...il nostro invece, come dice il mio collega Andrea, è ritenuto un privilegio.
Nel 2014 per risanare il debito della Compagnia che ci avrebbe reso “idonei” all'alleanza col nuovo partner Ethiad, al solo personale navigante non è stata pagata la 13a mensilità ed è stato applicata una tassa/prelievo che nel mio caso è stato di 300 euro al mese per circa un anno, mai restituiti.
I nostri sono stipendi da impiegati.
A questo punto...il referendum ci chiedeva se per salvare la Compagnia saremmo stati favorevoli a votare una diminuzione dello stipendio di circa il 21% ( non l'8% come diffuso dall'informazione pubblica e dai sindacati stessi); a diminuire i riposi mensili da 10 a 7, a penalizzare economicamente i contratti part time, a diminuire ulteriormente i gg di ferie nel periodo estivo, a ridurre di un assistente di volo (quindi di un membro di equipaggio addetto alle emergenze) il numero del crew sui voli di lungo raggio, ad accettare scatti di anzianità ogni 3 anni a partire dal 2020, ad acconsentire al non rinnovo di circa 500 lavoratori di terra a tempo determinato e alla Cassa integrazione per due anni per 980 impiegati di terra.
Abbiamo detto no tremando di paura ma pieni di coraggio.
Sappiamo di avere messo la firma ad un futuro non soltanto lavorativo a dir poco incerto, ma non potevamo accettare l'umiliazione e il ricatto, persino dal Governo, con pesanti ingerenze, addirittura a votazioni ancora in corso.
Noi, incolpevoli, come tanti lavoratori in questo Paese, abbiamo già pagato.
Vi chiedo quindi di non guardare a noi con astio e antipatia.
Sentitevi piuttosto traditi ancora una volta da questo sistema politico che perdona e dimentica il cattivo operato di manager incapaci, che dopo aver fatto danni, lasciano, intascando milioni di euro per poi collocarsi altrove, impuniti.
Guardate a noi semmai con speranza, perché se migliaia di lavoratori hanno detto no ad un contratto umiliante approvato da sindacati collusi e all'ennesima prepotenza di potenti nomi della imprenditoria possono farlo tutti, in ogni realtà lavorativa; sarebbe allora il mercato del lavoro ad adeguarsi alle persone e non le persone alla legge di mercato.
Buona fortuna a tutti noi


Stefano Antonini

fonte: QUI

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