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sabato 4 febbraio 2017

Ora la Merkel vuol rifilarci l'Euro a due Velocità. Ma ora siamo noi ad avere in mano l’opzione nucleare.

di Vincenzo Cirigliano

Riprendo una notizia apparsa sul Giornale Libero Quotidiano e che riporto in calce


La cancelliera tedesca, Angela Merkel, sostiene che i leader europei potrebbero impegnarsi su un’ Unione europea “a differenti velocità” quando si incontreranno a Roma il prossimo 25 marzo per le celebrazioni del 60esimo anniversario del Trattato di Roma.

I 27 Paesi dell’Unione europea a Roma dovranno tracciare una tabella di marcia per il dopo Brexit.




Abbiamo imparato dalla storia degli ultimi anni – dice Merkel al termine del vertice a Malta – che ci potrebbe essere un’Europa a differenti velocità e che non tutti parteciperanno ai vari passi dell’integrazione europea. Ritengo – aggiunge la cancelliera – che questo potrebbe essere incluso nella dichiarazione di Roma”, in cui si traccerà un piano per i prossimi dieci anni, che tenga conto della crisi dell’Eurozona, della Brexit, del flusso dei migranti, del conflitto ucraino e delle nuove sfide che vengono dall’amministrazione Trump.


Ecco un estratto, invece, di un articolo che ho pubblicato il 3 Settembre 2016 a firma di Maurizio Blondet e che ben chiarisce questa tattica, di guerra economica messa in piedi dal Governo Tedesco, perpetrata ai danni degli altri partner Europei, in Primis l'Italia. Tattica che ci dovrebbe far riflettere e trarre le dovute conclusioni
Il Brexit ha scosso gli sclerotici potenti e la loro “dottrina Breznev” (Maastricht); rallegriamoci. D’altra parte, coscienti del perché siano resipiscenti: è che adesso possono dirlo. Se Ciampi diventa critico dell’euro, state certi che è “autorizzato”. Stanno cercando di salvare il massimo del sistema radicalmente sbagliato che hanno messo in piedi; l’euro a due velocità, uno per i nordici l’altro per gli straccioni meridionali, è probabilmente parte del piano B: che non tocca l’istituto di emissione, e il mercato collusivo delle vacche che avviene a Bruxelles, lontano da noi che non capiamo le lingue.

A chiarire meglio il concetto arrivano le parole di Theo Weigel, che fu già ministro delle Finanze di Helmuth Kohl, a Ticino Live:

Se la Germania oggi uscisse dall’unione monetaria, allora avremmo immediatamente, il giorno dopo, un apprezzamento tra il 20% e il 30% del marco tedesco — che tornerebbe nuovamente in circolazione —. Chiunque si può immaginare che cosa significherebbe per il nostro export, per il nostro mercato del lavoro, o per il nostro bilancio federale. L’euro conviene alla Germania, ecco perché ci restiamo dentro. Va da sé che se il marco diventasse sconveniente, la lira diventerebbe conveniente per i mercati, per gli investitori e per i consumatori. Queste cose i commentatori nazionali non ve lo dicono. Queste notizie ai telegiornali non passano. Per chi lavora la stampa italiana? Per chi lavora la politica italiana? Per l’Italia o per Berlino? “.


Bella domanda! Continua l’ex ministro:

“Con un’uscita dall’Euro e un taglio netto dei debiti la crisi interna italiana finirebbe di colpo. La nostra invece inizierebbe proprio allora. Una gran parte del settore bancario europeo si troverebbe a collassare immediatamente. Il debito pubblico tedesco aumenterebbe massicciamente perché si dovrebbe ricapitalizzare il settore bancario e investire ancora centinaia di miliardi per le perdite dovute al sistema dei pagamenti Target 2 intraeuropei.

Un’uscita dall’euro da parte dell’Italia danneggerebbe probabilmente molto più noi che non l’Italia stessa e questo indebolisce indubbiamente la posizione della Germania nelle trattative”.


Bisogna proprio che sia un tedesco a dircelo: siamo noi ad avere in mano l’opzione nucleare. Occorre audacia. E sapere quel che si vuole.

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