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mercoledì 11 gennaio 2017

Forse bisogna andare oltre il Referendum sull'EURO


di Vincenzo Cirigliano

Con la recente votazione per la proposta di confluire nel Gruppo ALDE della Compagine M5S nel Parlamento Europeo, si è aperta, in un modo abbastanza acceso, tra gli attivisti, la discussione sulla posizione Politica del M5S in merito alla permanenza nel Sistema Euro e nella U.E.. In tanti, attivisti 5 Stelle sono rimasti sconcertati dall'operazione ALDE, messa in piedi in pochissimo tempo, senza preparare preventivamente gli Iscritti del M5S, con motivazioni sicuramente valide ma che rischiavano di far prendere una strada Politica distante anni luce dalla posizione di tantissimi Iscritti al Movimento, che fanno dell'uscita dall'Euro un punto centrale della loro visione di Cambiamento.



Tirare dentro, oggi, il Referendum sull'Euro non può essere la panacea e la soluzione dei problemi, in un Movimento 5 Stelle che si prepara e sta studiando per diventare Forza di Governo.
Il Referendum rappresenta una valida soluzione e una proposta condivisibile allorquando si è parte di uno schieramento di opposizione Parlamentare nel Paese, anche se sappiamo benissimo quali sono stati le enormi difficoltà con cui ci si è dovuti misurare per consentirne l'attuazione, senza per altro riuscirci, difficoltà in particolare legate alla necessità di farsi promotori di una legge Costituzionale ad Hoc, ampiamente osteggiata da tutte le altre forze Parlamentari, in special modo quelle di Governo. Parlare, allora, ancora di Referendum Politico quando si punta decisamente a Governare questo Paese appare quanto mai riduttivo e forse limitativo. Oltretutto, se si può disporre di una Maggioranza di Governo, dall'Euro si può uscire per Decreto.

Se il M5S ritiene che uscire dall'Euro sia una condizione necessaria per la ripresa di questo Paese, deve farlo diventare un punto fermo del suo Programma Politico di Governo, sottoponendolo magari alla sola valutazione preventiva dei suoi Iscritti, che già stanno votando su altre tematiche di Governo relativamente al Programma Politico del M5S. Chi andrà a votare alle prossime politiche, non dovrà aspettarsi dal M5S un Referendum sull'Euro, che oltre a dover superare l'esame parlamentare, dovrebbe superare una Campagna violenta di opposizione supportata dalla U.E. ( vedi Brexit e Referendum Costituzionale ), ma dovrà prendere semplicemente atto che il M5S, per riportare questo Paese sui binari di una Ripresa Economica incentrata sulla centralità del Cittadino, pretenderà o che in Europa si arrivi alla condivisione immediata dei Debiti Sovrani con la BCE che dovrà assumere il ruolo di Banca di Stato Prestatrice di Ultima Istanza, non certo attraverso il Sistema Bancario come avviene oggi ed in cui dovranno scomparire tutte le componenti Azionarie Private, o si imboccherà inevitabilmente la strada che porterà l'Italia fuori dall'Euro, ridando alla Banca d'Italia il ruolo di Banca Centrale di uno Stato che diverrà finalmente Sovrano. Fare questo passaggio dovrebbe essere per i vertici del Movimento un atto dovuto e necessario, da cui dovranno derivare e saranno condizionate tutte le altre Politiche di Governo, dalla Sanità al Sistema Previdenziale, dal Lavoro alla Scuola e all'Istruzione, passando per un innovativo programma Energetico e di gestione delle Risorse. 

Se gli Iscritti decideranno che l'uscita dal Sistema Euro non è una priorità, allora vorrà dire che tutti gli euroscettici del Movimento o si adegueranno al responso della Maggioranza o opteranno per imboccare altre strade. Una cosa comunque è certa: non si può più essere vaghi su questi argomenti determinanti o mettere in campo mere proposte che potrebbero apparire di facciata, ma la chiarezza deve essere dovuta e sovrana.

1 commento:

Luigi Crocco ha detto...

il problema in italia è uno solo se esce dal europa deve fare i conti con l'inflazione reale infrenabile e inarrestabile programmata anche in buona fede dal 2001 oltre 50% sui prezzi dei beni raddoppiati immediatamente al consumo dove sul cambio del euro raddoppiato sulla lira il potere di acquisto dei salari e pensioni immediatamente è stato dimezzato senza poter indicizzare i salari e pensioni altrimenti avrebbero aumentato l'inflazione così nessun governo ha allertato l'italia e l'europa a metterci urgente rimedio sul fenomeno più abnorme del mondo complicando enormemente il problema con la Banca d'Italia indebolita al 51% sulle quota delle associate 49% E così la BCE di Francoforte non considerando il problema reale del inflazione ha preso l'abbaglio di correggerla con la deflazione dove a tenere bassi i salari i prezzi dei beni possono anche disunire ma i consumi stagnano e la ripresa al anno del mai. Ma invece ci sarebbe di piccolo/medio soccorso alle imprese e dipendenti a salario in difficoltà e di più grande soccorso ai paesi in difficoltà _ RISOLUZIONE o STRATEGIA EUROPA 6 luglio 2011 sulla crisi e l'occupazione , pagina 1-2-3/12 ... n.13-14... IL PARLAMENTO DEI 28 STATI DOPO IL 2013 INVITA LA COMMISSIONE DI TROVARE UN METODO PER UN FUTURO IN EUROBBLIGAZIONI , 23 MILIONI DI PERSONE ECONOMICAMENTE ATTIVE a rischio disoccupazione e indigenza che valga anche in America sulla concorrenza dei Bond Usa