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venerdì 16 dicembre 2016

Per il Salvataggio del Monte dei Paschi si profila lo spettro dell'ESM e della Troika

Elaborato da un Articolo di Rischio Calcolato

Partiamo con una considerazione di mercato, negli ultimi giorni Banco Monte dei Paschi si è visto escluso dalla festa dei titoli bancari in borsa rimanendo vicino ai minimi di tutti i tempi.

Il motivo è evidente, il miliardino di euro eventualmente raccolto dagli obbligazionisti subordinati non basta (affatto) e non ci sono “cavalieri bianchi” all’orizzonte. E dunque senza interventi la banca se ne sta andando dritta verso una procedura di recovery (non di risoluzione….per ora) attraverso un gigantesco bail-in. Posso scommettere una discreta cifra che alla fine i 5 miliardi formalmente necessari alla fine non saranno neppure sufficienti se si guardasse veramente dentro ai crediti deteriorati di Siena, tuttavia Banca Mps fa un utile operativo e ha una rispettabile mole di obbligazioni subordinate e senior, abbastanza per mettere a posto gli NPL.









E tutta la Stampa ci fa sapere che Padoan strarebbe per chiedere al fondo ESM 15 miliardi di euro in prestito per sistemare la partita degli NPL italiani, non solo quelli di Siena:

Padoan chiederà all’Ue un prestito per salvare Mps e gli altri istituti

…..Ma il solo salvataggio di Siena sarebbe come chiudere una falla in una vasca piena di buchi. Il decreto a cui lavora il Tesoro vale ben di più dei tre-cinque miliardi invocati al mercato per Siena, e al momento non prevede l’intervento diretto dello Stato, bensì quello dell’Europa attraverso il fondo Salva-Stati Esm. La cifra in ballo indicata da due fonti concordanti del Tesoro è di 15 miliardi di euro.
Lo schema è quello applicato dalla Spagna nel 2012 per evitare il crac degli istituti iberici e che il governo Monti rifiutò, preoccupato di non dare fiato alle trombe del grillismo. Allora l’Europa sborsò quaranta miliardi che furono trasferiti a un Fondo nazionale. La richiesta italiana vale meno della metà di quello spagnolo, e di per sé conferma la delicatezza della scelta. I fondi dell’Esm sono formalmente un prestito e per questo comportano la firma di un accordo con l’Europa che impone quelle che nel gergo tecnico si chiamano «condizionalità».
Nel caso della Spagna riguardarono il risanamento e la governance delle banche oltre alle scelte di politica economica: al governo Rajoy fu chiesto di rispettare un obiettivo di deficit per il 2014 del 2,8 per cento. All’Italia, già sotto osservazione per la manovra 2017, potrebbe costare la richiesta di una correzione o quantomeno di una legge di bilancio nel 2018 ben più severa di quella approvata quest’anno. Ecco perché – così si racconta nei palazzi – per dare il senso dell’impegno il decreto dovrebbe essere varato dal nuovo premier e solo dopo il sì al bilancio. O entro il 18 dicembre, data entro cui la Popolare di Bari deve trasformarsi in spa e contro la quale c’è una potente lobby guidata dal presidente della Commissione Bilancio della Camera Francesco Boccia; in ogni caso entro la fine dell’anno, perché dopo di allora la Bce non concederà più dilazioni per Etruria.
Come allora, nel decreto ci dovrebbero essere garanzie per gli obbligazionisti subordinati, che verrebbero almeno in parte rimborsati. Chiudere l’accordo con Bruxelles non sarà facile, anche se la storia spagnola ci racconta una verità meno amara: Rajoy se ne guardò bene dal rispettare le richieste europee e il deficit risultò il doppio di quello promesso.



Vorrei ricordarvi cosa significa chiedere un prestito all’ESM:

                                           TROIKA

Chiaro?

Il fondo ESM se richiesto intervenire a favore di uno Stato poi detta legge, o meglio detta le leggi finanziarie e i percorsi di rientro dal deficit come è recentemente successo in Spagna.

Alla luce di queste indiscrezioni si comprende meglio l’euforia per le banche italiane, lo schema è questo:

I crediti in sofferenza vengono garantiti o comprati fuori mercato dall’Italia con soldi prestati dal fondo ESM 

I cittadini pagano in maniera indiretta al fondo ESM con una stringente tassazione che copre, oltre alla quota italiana di partecipazione all'ESM anche le Condizioni imposte dalla Troika per il rientro dal Debito Pubblico Italiano

Si attua un vero e proprio piano di Privatizzazione/Svendita delle migliori aziende Italiane partecipate dallo Stato.

Si Privatizzano i Servizi e si taglia il Welfare, dalla Sanità alla Previdenza.

In tutte queste operazioni la Troika vigila, vedi Grecia
Un Eventuale Piano di Nazionalizzazione di MPS, invece, è vero che sarebbe comunque pagato dai cittadini, ma consentirebbe ai cittadini, attraverso lo Stato, di partecipare anche agli Utili della Banca. Il che non sarebbe poco. Oltretutto si consentirebbe di evitare la svendita dell'Italia a seguito dell'accesso al Fondo ESM con relativa ulteriore perdita di sovranità nel nostro Paese, e si ridarebbe all'Italia una Banca di Stato attraverso cui, magari, attuare un piano di Liquidità per le Aziende Italiane in difficoltà.

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