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mercoledì 14 dicembre 2016

Ai Saputoni che criticano il M5S che parla di Referendum sull'euro e di Governi non Eletti dagli Italiani


di Tonino Dessì.

Cazzari, asini e saputoni. Lo sono tutti coloro che ci stanno sfagliando i santissimi facendo sarcasmo a sproposito su un'opinione che considerano un luogo comune da ignoranti, cioè che non sia corretto avere Presidenti del Consiglio la cui investitura non derivi dal popolo, nonché sulla proposta, giudicata inaudita e impronunciabile sol perché fatta dal M5S, di un referendum sull'Euro.


La prima, diffusissima opinione popolare è tutt'altro che una fesseria, anche se deriva da una fesseria prevista dai teorici del bipolarismo e soprattutto dai legislatori del maggioritario.

Dal 2005 in poi, infatti, abbiamo votato per le elezioni politiche (chi ha votato: io no) col meccanismo previsto dal "Porcellum", cioè dalla legge 21 dicembre 2005, n. 270 "Modifiche alle norme per l'elezione della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica."


La legge prevedeva l'obbligo, contestualmente alla presentazione dei simboli elettorali, per ciascuna forza politica, di depositare il proprio programma e di indicare il proprio capo. Prevedeva inoltre la possibilità di apparentamento reciproco fra più liste, raggruppate così in coalizioni.
Il programma e il capo della forza politica, anche in caso di coalizione, dovevano coincidere: in questo caso il leader assumeva la denominazione di "Capo della coalizione". Tecnicamente non avrebbe potuto essere il candidato alla Presidenza del Consiglio dei ministri, poiché la Costituzione, all'articolo 92, comma 2, attribuisce al Presidente della Repubblica il potere esclusivo di nomina a quell'incarico e poi di inviare l'incaricato alle Camere per averne il voto di fiducia. Tuttavia a partire da questa legge si è ritenuto consacrato un sistema bipolare, in cui il capo della coalizione vincente (che appariva talvolta addirittura nel logo elettorale come "X. Y. Presidente") avrebbe dovuto essere automaticamente il capo del governo. In questo sistema il conferimento dell'incarico di formare il governo a persona non indicata in sede di campagna elettorale, così come il cambiamento della maggioranza parlamentare, sono divenuti giocoforza un tradimento del voto espresso dai cittadini. Infatti nel 2013 il Capo della coalizione afferente al PD era Bersani, ma fu incaricato Letta, al quale successe Renzi, appena ora sostituito da Gentiloni.


Con la Legge 6 maggio 2015, n. 52 "Disposizioni in materia di elezione della Camera dei deputati", cioè l'"Italicum", il meccanismo non cambia se non nella terminologia, assai più esplicita.


Ai sensi dell'art. 2, comma 8, dell'Italicum, infatti, "i partiti o i gruppi politici organizzati che si candidano a governare depositano il programma elettorale nel quale dichiarano il nome e cognome della persona da loro indicata come capo della forza politica".
In tal modo, le elezioni per il Parlamento si trasformano (anche) nell'elezione del Presidente del Consiglio dei ministri, in contrasto con la Costituzione, che affida al presidente della Repubblica la sua nomina. Di fatto, anche con l'Italicum la forma di governo viene (incostituzionalmente) trasformata da parlamentare in presidenziale (o più precisamente, per usare un'altra orrenda definizione dei politologi, "a premierato assoluto").


È evidente a questo punto come il problema non sia quello della credulità dei non colti, che deve considerarsi onesta, visto ciò di cui ci hanno imbottito la testa per anni politologi e politicanti, ma l'immensa dabbenaggine di quegli altri che per il solo fatto di saper leggere e scrivere meglio degli incolti manco si accorgono di essersi fatti prendere per i fondelli e di essere stati ridotti a strumenti per una presa per i fondelli collettiva.

Un discorso analogo va fatto sull'eventuale referendum contro l'Euro.


Lo sappiamo tutti - da qualche mese, perché prima del referendum britannico sulla permanenza nella UE e della connessa discussione dubito che la cosa fosse chiara ai più - che la Costituzione della Repubblica Italiana esclude dal referendum abrogativo i trattati internazionali e non prevede l'istituto del "referendum di indirizzo" analogo a quello britannico.


Per sapere cosa gli italiani pensassero della trasformazione della CEE in UE - fatto democratico e di chiamata alla corresponsabilità su una scelta che comportava cessioni di quote di sovranità nazionale - si dovette procedere approvando ad hoc la legge costituzionale 3 aprile 1989, n. 2, che entrambi i rami del Parlamento votarono all'unanimità.



"Ritenete voi che si debba procedere alla trasformazione delle Comunità europee in una effettiva Unione, dotata di un Governo responsabile di fronte al Parlamento, affidando allo stesso Parlamento europeo il mandato di redigere un progetto di Costituzione europea da sottoporre direttamente alla ratifica degli organi competenti degli Stati membri della Comunità?". 
Il quesito ottenne la grande maggioranza dei suffragi e forte di questo pronunciamento il Parlamento ratificò i trattati. Però in teoria sarebbe potuta andare diversamente.





Quindi mentre fornisco queste informazioni a chi è ampiamente legittimato ad essere ignorante, invito i cazzari e i saputoni a smettere di sfagliarceli, perché stanno ancora una volta confermandosi essere degli imbroglioni.

fonte: MegaChip

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