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mercoledì 16 novembre 2016

Oggi nell'U.E. non c'è un Modello di Sviluppo , ma un Meccanismo di Appropriazione Indebita della nostra Ricchezza

di Alberto Micalizzi

Siamo abituati a pensare che l’economia si occupi di “modelli di sviluppo”, differenziati in base ad una diversa organizzazione e proprietà dei fattori della produzione: le risorse naturali, il lavoro fisico e intellettuale, il capitale fisico e quello finanziario.

I classici (da Smith a Marx), i keynesiani, i neoclassici e tutte le sotto-correnti di queste principali scuole di pensiero sono apparentate dall’idea di fondo che l’economia debba creare sviluppo. Divergono sul come farlo.




Prendiamo i monetaristi, la corrente ultra-liberista di quel Milton Friedman che fu antesignano della Scuola di Chicago. Persino Friedman puntava a suo modo alla crescita dell’economia tanto da sostenere che la quantità di moneta in circolazione debba essere adeguata alle esigenze dettate dalla crescita dell’economia reale.

Difatti affermò “Io non conosco…nessun rapido declino dell’insieme della moneta che non sia stato accompagnato da una grave depressione“.

C’è qualcosa di utile che possiamo imparare da questo passato per spiegare cosa sta accadendo oggi?

Direi proprio di no. Infatti, gli ultra-liberisti non riescono a spiegare l’attuale decrescita strutturale di fronte al mercato più liberista della storia, mentre i filo-keynesiani non riescono ad esprimere compiutamente una ricetta di intervento statale che stimoli il ciclo economico…

Dunque, qual’è il problema? Manca forse un modello economico di riferimento? Siamo nel caos? Vige l’anarchia? Assolutamente no, anzi! Io vedo affermarsi un meccanismo economico molto chiaro nella sua struttura e nella sua dinamica che ha però una caratteristica di fondo: non è un modello di sviluppo economico, bensì un modello di appropriazione, aggiungerei di natura indebita.

1) PERCHE’ NON PUO’ ESSERCI SVILUPPO

Un cocktail micidiale di debito pubblico e politiche di austerità hanno innescato un’ondata di deflazione strutturale che sta comprimendo i salari, l’occupazione e i beni di risparmio (inclusi gli immobili). Ciò induce una contrazione del PIL, attraverso le due componenti principali: la spesa pubblica e la domanda interna.

Per dare due numeri, tra il 2008 ed il 2015 i Paesi dell’Eurozona hanno aumentato mediamente del 50% il rapporto Debito Pubblico/PIL (la Germania, ad esempio, è passato dal 60% al 90% sommando debito federale e debito della banca pubblica Kfw), una crescita vertiginosa resa possibile grazie alle munizioni che la BCE sta elargendo alle banche commerciali sotto forma di prestiti a tasso zero in quantità illimitate, denari spesi per sottoscrivere le emissioni delle tesorerie statali.

Nello stesso periodo, artificiali politiche di austerità applicate attraverso lo smembramento sistematico e graduale di sanità, previdenza e istruzione, unite all’impiego di una moneta esterna che le tesorerie degli Stati prendono a prestito da un club di istituzioni private impediscono l’immissione di nuova liquidità nell’economia reale in maniera da bloccare la crescita del PIL. Infatti, nel decennio 2007-2016 il PIL italiano è arretrato di quasi il 9% (circa -1% all’anno), contro una crescita media annua di circa il +2,5% nel ventennio 1980-1999. L’Eurozona, in media, ha fatto poco meglio.

A ciò si aggiungono un piano preordinato di immigrazione strutturale e politiche di precariato imposte per legge – modello Job Act – che fungono da ulteriore compressore del livello dei salari.

A queste condizioni, né un monetarista né un keynesiano saprebbe dire cosa fare per la semplice ragione che l’obiettivo del sistema non è più la sviluppo economico. Siamo fuori dalla storia del pensiero economico….siamo entrati in un buco nero. Qual è dunque l’obiettivo dell’attuale sistema?

2) L’APPROPRIAZIONE DEI FATTORI E DELLA RICCHEZZA PRIVATA

Il meccanismo economico in atto punta ad una deflazione strutturale, ovvero alla diminuzione dei prezzi dei fattori produttivi in modo da determinare una crescita esponenziale della produttività – forbice tra costi e ricavi dei fattori impiegati, soprattutto quella del capitale finanziario, l’unico fattore produttivo apportato dalle istituzioni finanziarie. Queste ultime sono riconducibili a grandi banche in grado di creare moneta elettronica senza limiti, accreditando il conto delle grandi corporations mediante “depositi a vista” di natura fittizia, compensati da “credito verso clientela” appostati nell’attivo di bilancio (vedi report della KPMG sulla creazione di moneta elettronica da parte della banche commerciali).

L’attacco ai fattori produttivi è dunque preordinato e scientifico. Il Paese (ma l’Eurozona tutta) è immobilizzato, incapace di crescere e oggetto di attacchi speculativi. Infatti, negli ultimi 7 anni l’Italia da sola sta pagando quasi 90 miliardi di euro all’anno di interessi passivi sul debito pubblico, pari ad una media del 4,5% dello stock di debito (nonostante i tassi di mercato siano crollati e le ultime emissioni di BTP riportino rendimenti medi attorno all’1,5%…)

L’economia reale perde dunque liquidità a beneficio del settore finanziario. Famiglie, imprese e pubblica amministrazione sono costrette a svendere beni reali per regolare transazioni commerciali e rimborsare debiti che l’assenza di liquidità impedisce di regolare con denaro.

L’obiettivo di questo sistema, dunque, è acquisire la proprietà della ricchezza privata, che solo per l’Italia pesa oltre 8.000 miliardi di Euro (tra liquida e non liquida), sottrarre liquidità alla pubblica amministrazione tramite la spesa per interessi, acquisire marchi e know-how italiani a prezzi stracciati dai fallimenti aziendali che si succedono giorno dopo giorno.

Solo per citarne alcuni, ricordiamo che negli ultimi 5 anni marchi storici come Valentino, Gancia, Pernigotti, Peroni, Perugina, Ducati, Parmalat, Algida, Star, Carapelli, Indesit, Bulgari, Fendi, Gucci, Pomellato, club calcistici storici e tanti altri marchi dell’eccellenza italiana sono caduti in mano a soggetti transnazionali (quindi non solo “esteri”).

Un modello, quindi, che punta all’appropriazione dei fattori produttivi e della ricchezza privata, non allo sviluppo economico. Nessuna teoria economica ci aveva mai pensato.

3) PERCHE’ SI TRATTA DI UN’AZIONE INDEBITA

Lo stillicidio è lento, graduale, inesorabile, ma i banchieri e le grandi corporations non hanno fretta. Essi hanno il controllo totale della situazione, impongono agende di Governo con la minaccia delle agenzie di rating – che nei giudizi di affidabilità sul rischio Paese insistono sulla necessità di tagli alla spesa e aumento della “flessibilità” del lavoro misto a obiettivi di crescita (dunque una mission impossible), determinano la nomina dei ministri dell’Economia o del Tesoro, che poi puntualmente diventano banchieri al termine dell’incarico politico svolto (vedi Barroso e Grilli solo per citare gli ultimi due), ed acquistano pezzi di economia reale a prezzi stracciati per effetto della deflazione indotta.

I mezzi di (dis-)informazione di massa sono in gran parte posseduti da o indebitati verso banche e grandi corporations. Attraverso questi mezzi, la popolazione viene indotta a credere che manca il denaro – come se questo fosse una risorsa naturale esauribile…che il problema sia la Germania, che l’austerità sia necessaria, che siamo spendaccioni, che gli immigrati fuggono da persecuzioni politiche e guerre…

Dunque, vi sono gli estremi per configurare un raggiro ai danni dell’intera popolazione italiana ed europea, alla quale viene nascosto l’elefante nel salotto, e cioè che l’attuale meccanismo economico è concepito per non-crescere, per favorire la sostituzione, il passaggio della proprietà dei beni e dei fattori produttivi da soggetti italiani – famiglie, imprese e pubblica amministrazione – a favore di soggetti esteri, in larga parte transnazionali. L’appropriazione, dunque, è indebita…

COSA FARE

Siamo in trappola. Ma si sa che lo sciocco guarda il dito….

Ed ecco in prima fila i catastrofisti, quelli che “l’eurozona sta disgregandosi” e dobbiamo prepararci a tornare alla lira; i germanofobi, quelli che “la colpa è della Germania” che ha voluto l’Euro per costruire subdolamente un nuovo impero economico; i sognatori, quelli che “i trattati vanno riformati dall’interno” iniziando con l’ammorbidimento del rigore di bilancio e agendo sulla riforma fiscale; gli elicotteristi, quelli che “buttare banconote dai cieli di Berlino” risolverebbe tutto…


Ne usciamo? Non lo so, ma di sicuro so che il problema è di difficile soluzione. Però sono ottimista, perché constato ogni giorno di più che aumentano i veri ribelli, coloro che abbandonano l’ottica delle tifoserie da stadio e delle boutade elettorali ed iniziano ad accettare che qualsiasi esperienza storica politica ed economica sia oggi impraticabile, perché la nuova trincea contrappone la finanza apolide ed oligarchica alle famiglie, ai lavoratori, alle piccole e medie imprese nonché alle pubbliche amministrazioni di tutti i Paesi Europei.

In questo quadro dobbiamo costruire un paradigma nuovo, che punti alla crescita economica senza debito, all’interno di una ritrovata sovranità politica, economica e monetaria da esercitarsi nell’ambito di uno scacchiere Europeo, dominato dai popoli, dalle associazioni civiche, dalla cultura millenaria che fa da baluardo contro la barbarie, dallo slancio verso il progresso scientifico, verso lo sviluppo sociale ed economico dei nostri popoli.


fonte: Cogito Ergo

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