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sabato 26 novembre 2016

ATTENTI: la posizione dell'Economist potrebbe essere un "Fake" Elettorale per strappare il tuo "SI"


La scelta di tenere questa posizione certamente nasce dall’imprevisto esito delle Elezioni Americane, con la vittoria non proprio scontata e soprattutto imprevista di Trump e dal comportamento considerato ormai imprevedibile ed altalenante del Premier italiano Matteo Renzi nei suoi rapporti con Bruxelles.
Secondo l’interpretazione del settimanale un’eventuale vittoria del “NO” aprirebbe in Italia le porte ad una riedizione del già vissuto Governo Tecnico sullo stile Montiano sicuramente più docile e malleabile in prospettiva di due appuntamenti decisivi importantissimi per il futuro dell’Euro e dell’Eurozona, vale a dire le Elezioni Presidenziali francesi e le Elezioni Tedesche.
Dinanzi alla prospettiva un po’ “caciara all’Italiana “ del Premier Italiano attuale, The Economist esce il 24 Novembre con un titolone quanto mai emblematico, quasi brutale “Why Italy should vote no in its referendum”, “Perché l’Italia dovrebbe votare no al referendum”.
Un report dettagliato in cui il settimanale espone le ragioni che dovrebbero spingere gli Italiani a bocciare la Riforma del duo Renzi-Boschi tra cui un Senato non eletto direttamente dai cittadini, Senatori di provenienza dalle Amministrazioni Locali, istituzioni viste tra le più corrotte del paese e non ultimo la possibilità di spianare la strada a possibili svolte sistemiche avvantaggiando quel M5S visto come il male assolutamente da evitare. Nonostante assai temuto dagli Investitori è l’effetto domino che potrebbe innescarsi in tutta l’Eurozona per la vittoria del “NO”, The Economist sostiene che il “NO” per gli italiani sia comunque la scelta più opportuna.

Ed Ecco l’avvertimento diretto alle alte cariche dello Stato opportunamente tradotto:

"Quale, quindi, il rischio di disastro se il referendum fallisca? Le dimissioni del sig. Renzi non possono essere la catastrofe che molti in Europa temono. L'Italia potrebbe coccolarsi insieme a un governo tecnocratico, come ha fatto molte volte in passato. Se, però, un referendum perso potrebbe provocare il crollo dell'euro, allora sarebbe stato un segno che la moneta unica era talmente fragile che la sua distruzione era solo una questione di tempo ".

Come mai The Economist invita gli Italiani a votare allo stesso modo di quanto consigliato dal temuto Movimento 5 Stelle, chiedendo ai cittadini di boicottare la riforma Costituzionale, quella stessa riforma sino a qualche giorno fa particolarmente caldeggiata dall’alta finanza Internazionale e dalla Nomenklatura Europea?

Una indicazione che arriva da quello stesso settimanale voce autorevole di quel potere bancario Inglese che ha sempre avuto un ruolo di primo piano in Europa, protagonista di quelle tante indicazioni rivolte periodicamente all’indirizzo dei vari Governi Mondiali, quello stesso giornale che a fine Marzo usciva con una Copertina in cui campeggiava la foto di Dilma Roussef con un titolo particolarmente indicativo “Time to Go” che era una profetica previsione di quanto sarebbe poi successo in Brasile cinque mesi dopo con le dimissioni del Premier Sudmericano, a seguito di uno scandalo giudiziario.

Seppur lineare e logica, la lettura data dalla maggior parte dell’Informazione in rete e dal Mainstream giornalistico e televisivo in merito alla decisione dell'Economist di appoggiare stranamente il "NO", non mi convince particolarmente, quantunque possa essere rispettabilissima. Io vedo qualcosa di più subdolo e profondo in questa decisione, che prende forma da una Campagna Referendaria che si sta svolgendo, soprattutto per la controparte che appoggia il "SI", attingendo alla migliore scuola della Comunicazione mediatica, e alle migliori tecniche di manipolazione del pensiero umano e acquisizione del consenso. Non a caso il PD ha investito enormi fondi nella Comunicazione per questa campagna Referendaria destinando 400.000 Euro per accaparrarsi un professionista del settore a livello mondiale, Jim Messina, colui che ha gestito la Campagna di Comunicazione elettorale di Obama. E gli effetti di questi investimenti si stanno manifestando in maniera evidente soprattutto in questi ultimi giorni di Campagna Referendaria. La posizione assunta in maniera alquanto sospetta dall'Economist ne è un esempio lampante. Uno degli argomenti messi in campo dalle forze che appoggiano il "NO", infatti, è proprio il supporto che la finanza speculativa Mondiale ha dato sempre al sostegno del "SI" onde creare le condizioni ottimali per blindare i Trattati Europei, espressione diretta delle lobby Finanziarie Europee, che, attraverso la loro attuazione, vogliono creare i presupposti ideali per conseguire quella spoliazione di diritti e dei risparmi, ai danni dei cittadini, che è stato sempre l'obiettivo primario di quei Potentati Economici che gestiscono le Commissioni della U.E. Obiettivi conseguiti sino ad oggi con l'istituzionalizzazione della problematica "Debito Pubblico Sovrano" che ha giustificato tutti quei provvedimenti che hanno imposto un'austerità asfissiante soprattutto nei paesi Periferici U.E., ed un processo devastante di cancellazione di diritti in ambito Lavorativo accompagnato da una politica di ridimensionamento sostanziale del Welfare. La mossa dell'Economist va ad attutire le conseguenze sul voto Referendario di questo sciagurato posizionamento delle lobby finanziarie, che si sono rese conto che una posizione del genere, così palese, poteva compromettere a scapito del SI il risultato Referendario. Quale mossa più astuta allora se non quella di far schierare una delle maggiori testate Europee di politica Economica a favore del NO, andando a creare un disorientamento marcato tra gli elettori del NO, portandoli subdolamente ad un ragionamento indotto del Tipo " Se un Giornale come l'Economist, al soldo dei grandi poteri Finanziari, si schiera per il NO, evidentemente il voto giusto per i cittadini è il SI? ". Una grande mossa non c'è che dire, una mossa al pari, se non più strategica di quella attuata allorquando si è deciso di schierare per il NO tutti quei volponi PD della vecchia politica De Mita, Monti, ecc. che hanno disorientato l'elettorato, soprattutto quello meno informato, che è stato indotto a porsi questa domanda: " Se questa gente della vecchia politica sta con il NO allora vuol dire che l'innovazione sta nel SI? ". Guarda caso questi politici della tanto odiata Casta vengono utilizzati ampiamente dalla TV di Stato, ormai, in maniera sempre più evidente, nelle mani del PD, per dar vita ai confronti con i sostenitori del SI di Renzi. Perchè non invitare un Di Battista, un Di Maio, una Carla Ruocco? Perchè, semplicemente, sarebbero scomodi e difficilmente contestabili sulle loro documentate posizioni. Meglio avere qualcuno che in maniera soft ed ambigua finge di sostenere il NO per poi, nel segreto dell'urna Referendaria, votare SI. Siete veramente convinti che gente come Monti, De Mita, Quagliariello, Cirino Pomicino votino NO? La campagna Referendaria si sta dimostrando sempre più come un campo di Battaglia in cui dei Poteri Costituiti intorno alla posizione del "SI", in tutti i modi, cercano di far passare, con il consenso degli inermi cittadini, un provvedimento impresentabile ed invotabile, che si propone in maniera evidente, per chi lo legge nei dettagli, di devastare la vita dei cittadini italiani che già ora vivono al limite delle condizioni umane. Imperativo, pertanto, per i cittadini è analizzare criticamente ciò che in questi giorni sta succedendo attorno a loro per evitare di esserne travolti e spazzati via. E domani non potremo neanche dire di essere state vittime impotenti, perchè questo disastro rischiamo di sottoscriverlo noi stessi con le nostre mani, schierandoci dalla parte sbagliata. Solo un "NO" deciso ci salverà

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