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sabato 26 novembre 2016

ATTENTI: la posizione dell'Economist potrebbe essere un "Fake" Elettorale per strappare il tuo "SI"

Se Renzi fa troppa cagnara, meglio il “no”

Ha creato non poco scalpore l’editoriale pubblicato il 24 novembre dal settimanale inglese The Economist. Un editoriale dal titolo chiaro, netto, quasi brutale: “Why Italy should vote no in its referendum”, “Perché l’Italia dovrebbe votare no al referendum”.
Undici paragrafi, asciutti e concisi, dove il settimane spiega le ragioni che dovrebbero indurre gli italiani bocciare la riforma costituzionale: possibili derive autoritarie, una camera alta non eletta, senatori scelti tra le istituzioni più corrotte del Paese, rischi che i principali beneficiari della riforma sia il Movimento 5 Stelle (ma stiamo parlando della stessa formazione fondata dall’ex-responsabile per l’Italia del colosso britannico Logica plc, tal Gianroberto Casaleggio?), etc. etc. Alcuni investitori sostengono che la vittoria del “no” al 4 dicembre potrebbe innescare un effetto domino sull’eurozona ma, dice sempre The Economist, “gli italiani non dovrebbero essere ricattati” (!) e, nonostante tutte le gravi incognite, il “no” è pur sempre la scelta migliore.
L’ultimo paragrafo contiene il pizzino per le alte cariche dello Stato italiano1:
“What, then, of the risk of disaster should the referendum fail? Mr Renzi’s resignation may not be the catastrophe many in Europe fear. Italy could cobble together a technocratic caretaker government, as it has many times in the past. If, though, a lost referendum really were to trigger the collapse of the euro, then it would be a sign that the single currency was so fragile that its destruction was only a matter of time.”
L’addio di Matteo Renzi, il premier che fino a poco tempo fa era definito dalla City come “l’ultima speranza per l’establishment italiano”, non sarebbe quindi una catastrofe. Si potrebbe, consiglia (o sollecita?) il settimanale inglese, mettere insieme il solito governo tecnico, come già fatto tante volte in passato. Se, nonostante tutto, la vittoria del “no” dovesse innescare il collasso dell’eurozona, bé, significherebbe che la moneta unica era così debole che, presto o tardi, sarebbe comunque implosa.
Che è successo? Perché The Economist consiglia di votare come i populisti del M5S che il settimanale finge di temere e chiede agli italiani di affossare la riforma costituzionale? Non è stata la riforma Boschi dettata dall’alta finanza, JP Morgan in testa, e caldeggiata dalla Troika,UE-BCE-FMI? La mossa è apparentemente incomprensibile.
Il settimanale The Economist è spesso citato nei nostri articoli, perché contiene “les lettres de cachet” che l’oligarchia bancaria anglofona, quella che da sempre si prodiga per la federazione dell’Europa, invia ai vari governi del mondo: basti da ultimo ricordare, a testimonianza dell’influenza del settimanale inglese, la copertina di fine marzo in cui troneggiava la scritta “Time to go” sopra la foto di Dilma Rousseff, seguita a distanza di cinque mesi dalle effettive dimissioni della presidentessa brasiliana sull’onda di uno scandalo massonico-giudiziario. Tra i suoi maggiori azionisti del settimanale figurano i Rothschild e gli Schroder, cui si sono affiancati i (parvenusAgnelli-Elkann: finire nel mirino dell’Economist significa quindi avere una muta di cani famelici alle calcagna, come già sperimentò a suo tempo Silvio Berlusconi.
Seppur lineare e logica, questa lettura, in merito alla decisione dell'Economist di appoggiare stranamente il "NO", non mi convince pienamente, quantunque possa essere rispettabilissima. Io vedo qualcosa di più subdolo e profondo in questa decisione, che prende forma da una Campagna Referendaria che si sta svolgendo, soprattutto per la controparte che appoggia il "SI", attingendo alla migliore scuola della Comunicazione mediatica, e alle migliori tecniche di manipolazione del pensiero umano e acquisizione del consenso. Non a caso il PD ha investito enormi fondi nella Comunicazione per questa campagna Referendaria destinando  400.000 Euro per  accaparrarsi un professionista del settore a livello mondiale, Jim Messina, colui che ha gestito la Campagna di Comunicazione elettorale di Obama. E gli effetti di questi investimenti si stanno manifestando in maniera evidente soprattutto in questi ultimi giorni di Campagna Referendaria. La posizione assunta in maniera alquanto sospetta dall'Economist ne è un esempio lampante. Uno degli argomenti messi in campo dalle forze che appoggiano il "NO", infatti,  è proprio il supporto che la finanza speculativa Mondiale ha dato sempre al sostegno del "SI" onde creare le condizioni ottimali per blindare i Trattati Europei, espressione diretta delle lobby Finanziarie Europee, che, attraverso la loro attuazione, vogliono creare i presupposti ideali per conseguire quella spoliazione di diritti e dei risparmi, ai danni dei cittadini, che è stato sempre l'obiettivo primario di quei Potentati Economici che gestiscono le Commissioni della U.E. Obiettivi conseguiti sino ad oggi con l'istituzionalizzazione della problematica "Debito Pubblico Sovrano" che ha giustificato tutti quei provvedimenti che hanno imposto un'austerità asfissiante soprattutto nei paesi Periferici U.E., ed un processo devastante di cancellazione di diritti in ambito Lavorativo accompagnato da una politica di ridimensionamento sostanziale del Welfare. La mossa dell'Economist va ad attutire le conseguenze sul voto Referendario di questo sciagurato posizionamento delle lobby finanziarie, che si sono rese conto che una posizione del genere, così palese, poteva compromettere a scapito del SI il risultato Referendario. Quale mossa più astuta allora se non quella di far schierare una delle maggiori testate Europee di politica Economica a favore del NO, andando a creare un disorientamento marcato tra gli elettori del NO, portandoli subdolamente ad un ragionamento indotto del Tipo " Se un Giornale come l'Economist, al soldo dei grandi poteri Finanziari, si schiera per il NO, evidentemente il voto giusto per i cittadini è il SI? ". Una grande mossa non c'è che dire, una mossa al pari, se non più strategica di quella attuata allorquando si è deciso di schierare per il NO tutti quei volponi PD della vecchia politica De Mita, Monti, ecc. che hanno disorientato l'elettorato, soprattutto quello meno informato, che è stato indotto a porsi questa domanda: " Se questa gente della vecchia politica sta con il NO allora vuol dire che l'innovazione sta nel SI? ". Guarda caso questi politici della tanto odiata Casta vengono utilizzati ampiamente dalla TV di Stato, ormai, in maniera sempre più evidente,  nelle mani del PD, per dar vita ai confronti con i sostenitori del SI di Renzi. Perchè non invitare un Di Battista, un Di Maio, una Carla Ruocco? Perchè, semplicemente, sarebbero scomodi e difficilmente contestabili sulle loro documentate posizioni. Meglio avere qualcuno che in maniera soft ed ambigua finge di sostenere il NO per poi, nel segreto dell'urna Referendaria, votare SI. Siete veramente convinti che gente come Monti, De Mita, Quagliariello, Cirino Pomicino votino NO? La campagna Referendaria si sta dimostrando sempre più come un campo di Battaglia in cui dei Poteri Costituiti intorno alla posizione del "SI", in tutti i modi, cercano di far passare, con il consenso degli inermi cittadini, un provvedimento impresentabile ed invotabile, che si propone in maniera evidente, per chi lo legge nei dettagli, di devastare la vita dei cittadini italiani che già ora vivono al limite delle condizioni umane. Imperativo, pertanto,  per i cittadini è analizzare criticamente ciò che in questi giorni sta succedendo attorno a loro per evitare di esserne travolti e spazzati via. E domani non potremo neanche dire di essere state vittime impotenti, perchè questo disastro rischiamo di sottoscriverlo noi stessi con le nostre mani, schierandoci dalla parte sbagliata. Solo un "NO" deciso ci salverà

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