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domenica 23 ottobre 2016

Qualcosa non ci torna sulla consulenza “petrolifera” della Procura di Potenza


by Giorgio Santoriello

Un’analisi negativa che sa invece di positività: perchè tra metalli pesanti, fenoli, fosfati, sodio ed idrocarburi i periti della procura si incentrano solo su due sostanze?

Subito dopo l’avvio delle indagini su Trivellopoli abbiamo deciso di ricercare nella già nota area di Montemurro, chiamata Contrada Larossa, ( ove la Prof.ssa Colella da sempre e noi dopo, abbiamo rivenuto in questi anni in sorgenti e polle della zona, pesantissime contaminazioni da metalli pesanti, fenoli, fosfati, salinità, corpi solidi disciolti etc.) le stesse sostanze contestate dai consulenti della Procura di Potenza, Sanna e Santilli.




Precisiamo che nonostante le già abbandonati contaminazioni attestate nella zona da referti pubblici e privati, il Comune di Montemurro ovviamente non ha mai interdetto queste sorgenti/aree alla pubblica fruibilità, però la magistratura sembra essere andata sino in fondo con le indagini: sembra ma forse così non è.

Dopo aver letto le conclusioni della perizia della Procura di Potenza, ( uno dei periti è Mauro Sanna, chimico, consulente con un lunghissimo curriculum nel settore, sua la perizia anche sulla Sider di Potenza ), un dettaglio mi ha deluso: infatti i periti hanno ricercato due sostanze, il glicole trietilenico (TEG) e la metildietanolammina, per carità a sostegno di una tesi forte e condivisibile, che io stesso denunciavo nel 2013, ma c’è dell’altro. La Colella da anni, e noi dopo, abbiamo sempre riscontrato pesanti contaminazioni da ben altre sostanze, con valori astronomici oltre soglia, sostanze normate da diverse leggi, sostanze che una volta tipizzate/caratterizzate avrebbero potuto stabilire un forte nesso con l’autore degli scarichi e far aprire senza dubbio alcuno, un fascicolo per disastro ambientale.

Invece no, il disastro ambientale non è tra i reati contestati dalla procura: come è possibile che un traffico illecito di rifiuti ed uno stoccaggio illecito nel sottosuolo di milioni di metricubi di rifiuti speciali non trattati o diversi dalle prescrizioni aia del COVA, o anni di emissioni in aria alterate e mascherate non comporti per effetto logico un disastro ambientale? La notizia di reato è del 2010: quanti anni servono per parlare di danno ambientale? Come mai i consulenti si sono concentrati sull’analisi chimica dei soli rifiuti tralasciando le falde? Come mai il NOE ha acquisito centinai di cartelle cliniche: il danno sanitario è possibile in questo caso senza il danno ambientale?


Possibile che cercando glicole e metiletanolammina si depisti la ricerca del disastro ambientale? Possibile che questa sia una consulenza “diplomatica” volta da un lato a fermare l’eccessiva libertà di Eni e dall’altro a non bloccare il business petrolifero in Basilicata? Una cosa è certa: questo processo è molto delicato perchè potrebbe bloccare uno dei principali investimenti strategici nel Mediterraneo, ma io non mi fido nè dei consulenti Eni, nè dei consulenti attualmente individuati dalla procura, perchè in atto vi è una guerra più o meno clandestina ove i consulenti chi sono? Estranei, liberi professionisti o dipendenti di enti pubblici al cui parere è affidata la vita di migliaia di persone: troppo potere per dei perfetti sconosciuti ai quali affidare il concetto di giustizia. Abbiamo inviato il nostro punto di vista alle autorità in questione, perchè sul mondo delle consulenze, da ambo i lati, vogliamo vederci chiaro.Perchè i consulenti della procura contestano solo due sostanze utili a sostenere solo una parte delle tesi dell’accusa e sembrano non vedere il resto? Noi il glicole e la metilammina l’abbiamo ricercata nelle matrici pesantemente contaminate in passato da decine di altre sostanze ed il risultato è negativo: siamo sicuri che le sostanze da contestare ad ENI siano solo queste due vista la mutevole composizione chimica di quelle acque? I Prof. ri Colella ed Ortolani ci hanno già ampiamente spiegato come la lentissima mobilità delle acque nel sottosuolo, le caratteristiche mutevoli di roccia ed acque di strato, e tutta una serie di variabili ( ignorate sia dal primo perito di Eni, il Prof. Bacci, che di spiegazioni esotiche e fuorvianti è stato generoso, che da quelli successivi che addirittura chiedevano alla procura di affidarsi per consulenze ad arpa o Ispra, quindi a chi con Eni e politica ha già forti legami ). Ad oggi pare che la procura di Potenza non abbia i soldi o la lungimiranza, o forse altro, per chiedere tutte le consulenze utili al caso: un idro-geologo, un geo-chimico, un esperto di radioattività naturale etc., i soli chimici/ingegneri ambientali rischiano di non essere sufficienti a capire il fenomeno e potrebbero menomare così la ricerca della verità.

Noi invece non ci vediamo chiaro da entrambe i frontie rinnoviamo alla procura di Potenza, alla Direzione Nazionale Antimafia, alle commissioni parlamentari antimafia ed eco-mafie, e al NOE la nostra vecchia proposta: occorre fare un tavolo ove associazioni, cittadini ed organi giudiziari collaborino all’insegna della sussidiarietà, garantendo il segreto sulle indagini ovviamente, si potrebbe dialogare facendo tesoro comune di dati ed osservazioni, perchè la gente non si fida più neanche della magistratura, la stessa magistratura che dal 1997, anno di fondazione dell’Arpab, ancora non ha condannato definitivamente un solo dipendente di Arpab nonostante due decenni di omissioni e falsi.La partita delicata delle consulenze. L’avvocato Carlo Federico Grosso, ordinario di diritto penale dell’Università degli studi di Torino, esprimeva perplessità sui periti della Procura di Potenza; i precedenti periti della procura invece erano a dir pocogià “schierati” a favore di ENI, rimossi ed oggi indagati; per il Prof. Grosso invece:”…ci si potrebbe affidare a strutture pubbliche come Arpa o Ispra che potrebbero fornire consulenze estremamente qualificate dal punto di vista tecnico fornirebbero la massima garanzia” – praticamente l’ordinario di Torino dimostra una grande ignoranza in materia di credibilità dei controlli ambientali pubblici ma ENI lo paga come consulente.

In questi casi riecheggiano con forza le parole di Carmine Schiavone: “nel traffico dei rifiuti eravamo tutti d’accordo, stato e cosa nostra” e la mente vola al pedinamento di due malavitosi siciliani che durante un loro tour lucano tra aziende attive anche nell’indotto petrolifero, si fanno un giro tra Ferrandina e Salandra: per quale motivo spostarsi dalla Sicilia all’entroterra lucano? Le parole del procuratore Gratteri rischiano di essere un pesante suggello a questi dubbi: ma nella magistratura come nei servizi di sicurezza siamo sicuri di essere tutti dalla stessa parte?


Fonte:AnalizeBasilicata

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