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martedì 27 settembre 2016

Lo Stato Italiano, con la Tassazione abnorme sui Consumi Energetici, rastrella i nostri Risparmi

I recenti dati della Cgia e quelli di Confesercenti dimostrano che in Italia paghiamo bollette energetiche e del gas da record rispetto alla media europea. Piccolo dettaglio, da non sottovalutare: sono dati “tasse incluse”. E’ la stessa solfa del costo della benzina: lo stato vorace vuole guadagnare sui nostri consumi vitali e li tassa come nessuno al mondo. A sorpresa lo dice anche un report del ministero dello Sviluppo. Dati e numeri su uno scenario che penalizza in modo particolare i soliti noti: i produttori e le imprese.

In Italia le bollette della luce e del gas sono tra le più alte in Europa. E’ quanto sostiene, in un suo studio appena pubblicato, la Cgia di Mestre.



Il confronto è stato realizzato su una serie di tariffe pubbliche applicate in tutta l’Unione europea. Cosa ne emerge?
Leggiamo: “Il prezzo dell’energia elettrica per le famiglie italiane, riferito alla classe media dei consumi domestici annui compresi tra i 2.500 e i 5.000 chilowatt/ora, tasse incluse, si colloca al terzo posto tra i paesi dell’area euro. Dopo la Germania e l’Irlanda, infatti, in Italia il costo dell’energia elettrica sfiora i 243 euro ogni 1.000 chilowatt/ora consumati”. Ciò vuol dire, secondo l’associazione veneta che si occupa di fisco, che rispetto alla media dei 19 paesi monitorati, le famiglie italiane pagano il 10 per cento in più per la luce.

Per quanto concerne il gas, “anche in questo caso il prezzo praticato alle famiglie italiane, riferito alla classe media dei consumi domestici annui compresi tra i 20 e i 200 Giga Joule, tasse incluse, è il terzo più elevato tra quelli applicati tra i paesi dell’area euro. Dopo il Portogallo e la Spagna, infatti, in Italia paghiamo 90,5 euro ogni chilowatt/ora consumato”. Rispetto alla media dei paesi dell’euro presi in esame, dunque, subiamo una maggiorazione di costo pari a 18,6 punti percentuali. Insomma, quando si tratta di pagare luce e gas, noi cittadini italiani siamo “medaglia di bronzo” in Europa: terzi in assoluto per il conto salatissimo che ci viene recapitato in bolletta.

Non è la prima volta che vengono pubblicati dati così sconfortanti. Un’analisi condotta qualche tempo fa da Confesercenti, associazione politicamente più vicina alla sinistra, e riferita alla più ampia platea di chi consuma l’energia elettrica – dunque non solo i consumatori retail, ma anche quelli industriale – aveva concluso che “il costo dell’energia in Italia è tra più alti d’Europa”, al punto che “nel nostro paese i prezzi dell’energia elettrica si confermano superiori a quelli dell’area euro, con differenziali al lordo delle imposte in media fino al +25% per le imprese e il +17% per le famiglie”. Per le imprese, dunque, l’aggravio di costi che arriva dalla bolletta è ancora maggiore di quello subìto dalle famiglie.

Da cosa dipende il caro bollette? Certo, non si può dimenticare il fatto che l’Italia è un paese importatore di prodotti energetici, e dunque i prezzi dipendono da quanto accade nei mercati esteri e innanzitutto dalle decisioni dei paesi esportatori. I prezzi energetici, a partire da quelli petroliferi, sono però in robusto calo da un anno e mezzo; non a caso nemmeno l’inflazione, in Europa, alza ancora la testa. Tuttavia, secondo la Cgia di Mestre, “le nostre bollette della luce e del gas sono tra le più care d’Europa anche perché il carico fiscale è pesantissimo”. Lo stato, insomma, chiede il pagamento di un pedaggio troppo elevato a chiunque consumi elettricità. Vediamo l’esempio riportato dalla Cgia: nelle tariffe elettriche, l’incidenza della tassazione sul prezzo totale nelle fasce di consumo medio da noi è al 39 per cento contro una media europea del 32 per cento. In quelle del gas, invece, la componente fiscale presente in Italia è del 36 per cento, mentre in Ue si attesta al 23 per cento.

D’altronde è stato lo stesso governo ad ammettere che c’è lo zampino dello stato dietro questi prezzi energetici esorbitanti. In un documento di 69 pagine intitolato “La situazione energetica nazionale nel 2014”, pubblicato qualche tempo fa dal ministero dello Sviluppo economico, si è registrato un “calo” della domanda di energia, con “il contributo della tassazione che, per unità di energia finale, è risultata tra le più alte dell’Unione europea”. Insomma, risparmiamo perché tartassati. Infatti nel triste primato ci supera solamente la Danimarca: in cifre, nel 2013 l’energia contenuta in una tonnellata di petrolio (scelta come unità di misura per le diverse forme di energia) pagava 363 euro di tasse, accise e altri prelievi fiscali, “n valore superiore del 68 per cento alla media dell’Ue”, chiosa il ministero. A ciò si aggiunga, come ricordammo per tempo su questo sito, che anche il prezzo di un pieno di benzina in Italia è ancora oggi il più alto d’Europa. Anche in quel caso è colpa innanzitutto dello stato che usa i cittadini dotati di automobile come un Bancomat; lo dimostra l’andamento degli incassi delle cosiddette “accise” sulla benzina: dal 2011 a oggi non hanno fatto altro che aumentare.

Elettricità, gas e benzina a un prezzo da record in ragione della voracità dello stato che non riesce a ridurre le sue spese: poi non stupiamoci se i cittadini e in particolare gli imprenditori italiani sono costretti a vivere e competere con i concorrenti europei con tutte e due le mani e forse anche le gambe legate dietro la schiena.


FONTE: Capire davvero la crisi

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