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sabato 16 luglio 2016

Francia tra Diktat Europei dettati dai Potentati Economici, Stato d'Emergenza e Crisi Sociale

di Vincenzo Cirigliano

Una chiave di lettura diversa ai recenti fatti di Francia potrebbe essere data se si analizzano con accortezza gli ultimi avvenimenti politici e sociali che in Francia si sono susseguiti e che non hanno avuto sicuramente un grande consenso popolare ma che anzi hanno trovato una decisa avversione che si è tradotta in copiose manifestazioni di Piazza.
Grande è quindi il timore in Francia di possibili ripercussioni sull'ordine pubblico di tali avvenimenti.



In che rapporto si pone oggi in Francia un modo di legiferare avventuriero che bypassa le istituzioni democraticamente costituite, la crescita esponenziale dei consensi della Destra che fa capo alla Le Pen e la necessità da parte di questo Governo di imporre i diktat Europei dettati dai Potentati Economici per l'annullamento dei diritti del Lavoro e per creare le condizioni per ottenere, anche attraverso una crisi Migratoria incontrollata, abbattimento dei Salari e soppressione dei Diritti?

A tal proposito si propongono degli spunti che emergono dalla Lettura di articoli che sono usciti prima dell'attentato di Nizza e che evidenziano aspetti sicuramente interessanti e curiosi, in cui si sottolinea come, dinanzi alle grandi manifestazioni di protesta che da mesi imperversano in Francia, il governo del primo ministro, Manuel Valls, e del presidente, François Hollande, abbiano cercato di forzare per la seconda volta in due mesi il passaggio del pacchetto di legge, conosciuto come “loi travail” o “loi Khomri”, all’Assemblea Nazionale di Parigi senza il voto dei suoi membri.

Si sottolinea la determinazione del Governo con cui in Francia si stanno implementando provvedimenti destinati a stravolgere i rapporti tra lavoratori e parte datoriale a testimonianza della natura ormai apertamente golpista dell’Esecutivo guidato dal Partito Socialista (PS). Nel Paese è esplosa da mesi la durissima protesta di coloro che saranno destinati a subire le dure conseguenze delle iniziative previste, avallate da sondaggi che sanciscono il dissenso della maggioranza della popolazione francese sull’operato di Valls e Hollande.

In tutto il Paese grande è stata l’opposizione alla Legge “Khomri”, opposizione che ha avuto riflessi importanti anche in Parlamento dove, come era già successo nel mese di Maggio, il Governo non aveva trovato i consensi necessari per ottenerne l’approvazione , con il Governo Valls costretto a ricorrere ad un dispositivo Parlamentare, l’articolo 49 paragrefo 3, previsto dalla Costituzione, che nella sostanza bypassa la maggioranza Parlamentare.

Lo strumento definito in questa legge in pratica consente di far passare una proposta legislativa senza addirittura ricorrere al voto dell’aula. L’unico modo per bloccarne il percorso parlamentare viene lasciato così ad una mozione di Censura che dev’essere presentata dalle opposizioni entro 24 ore e dev’essere sottoscritta da almeno un decimo dei Parlamentari della Camera.
Le speranze per bloccare il disegno sarebbe un voto a maggioranza per la Mozione che avrebbe come conseguenza anche la caduta del Governo, eventualità non particolarmente gradita ad esempio ai Parlamentari “Frondisti” del P.S. schieratesi contro la “Legge Khomri”, in quanto un’eventuale caduta del Governo porterebbe ad elezioni anticipate il cui esito certamente determinerebbe la disfatta del loro Partito

A questo si aggiunga il fatto che nell’ambito della Direzione Nazionale del P.S. i parlamentari che hanno manifestato l’intenzione di presentare e sostenere la mozione contro il Governo sono stati debitamente avvertiti che sarebbero potuti andare incontro a possibili espulsioni dal Partito. Nonostante ciò il tentativo di presentare una Mozione c’era comunque stato, fallito solo per la mancanza di due voti.

Dall’altro lato la risposta dell’opposizione di centro destra i cui rappresentanti, in occasione del ricorso all’articolo 49-3, si sono mossi all’insegna del completo opportunismo, con i deputati che hanno abbandonato l’aula . I Repubblicani (LR) di Sarkozy e i centristi dell’Unione dei Democratici e degli Indipendenti (UDI) non hanno presentato una loro mozione, al contrario di quanto successo a maggio.

Il leader dei Repubblicani all’Assemblea Nazionale, Christian Jacob, ha sottolineato che in questa occasione Valls e il PS dovranno togliersi da soli le castagne dal fuoco. In effetti, il centro-destra francese spera nella debolezza della Maggioranza che teoricamente potrebbe determinare la caduta del Governo su questi provvedimenti, con un conseguente ricorso alle urne che potrebbe rappresentare loro tracollo del P.S.. Tutto ciò potrebbe avvenire senza forzare la mano nello specifico dell’approvazione del dispositivo Khomri che condivide nella sua integrità.

Addirittura dopo il primo passaggio alla camera bassa, il centro-destra al Senato aveva reintrodotto anche quelle misure che erano state dovutamente tolte per ammorbidire l’opposizione nel tentativo di promuovere il consenso attorno al Dispositivo, reintroducendo ad esempio il tetto delle 15 mensilità di indennizzo nel caso di licenziamento ingiustificato, senza cioè giusta causa.

Non è una novità l’avversione del Governo Valls-Hollande contro il mondo del lavoro e le tendenze antidemocratiche manifestatesi con il ricorso alla 49-3 che umiliava di fatto il ruolo istituzionale del Parlamento, aggravate dall’atteggiamento che il Governo teneva nei confronti dei Lavoratori durante le proteste contro il “Loi Travail”.

Numerose le occasioni in cui le autorità di polizia si erano avvalse dei poteri straordinari derivanti dallo stato di emergenza, conseguenza quanto mai opportuna che si è concretizzata dopo gli attentati terroristici di Parigi, che miravano a reprimere le manifestazioni AntiGovernative e ad impedire agli attivisti di prendere parte alle proteste, arrivando persino a tentare di vietare manifestazioni sindacali come quella del 24 Giugno scorso, poi opportunamente confermata.

L’opposizione alle politiche sul lavoro di Valls ed Hollande e pericolosamente accesa, anche per questo i sindacati cercano di arrivare ad un compromesso per attenuare le conseguenze di uno scontro divenuto ormai molto duro. Le confederazioni sindacali, in primis la Confederazione Generale del Lavoro (CGT),si battono per il ritiro della riforma o per delle profonde modifiche. A riflettori spenti intercorrono intense trattative per arrivare ad una soluzione che possa attenuare le tensioni sociali divenute ormai esplosive.

La decisione dei sindacati di sospendere le manifestazioni e le proteste nel periodo estivo, va esattamente in questa direzione, anche se nulla è stato ottenuto riguardo alle modifiche chieste, in particolare su quell’articolo 2 che prevede per le Aziende e Sindacati la possibilità di aggirare i contratti, andando in deroga, per trarre vantaggio dalla posizione di debolezza dei Lavoratori.

Portando avanti uno spietato attacco ai diritti dei lavoratori, la legge interviene in ogni articolo collegato ai rapporti lavoratore- datore di lavoro favorendo il disfacimento della settimana a 35 ore, facilitando i licenziamenti e penalizzando i giovani lavoratori.
La prospettiva che si apre mostra un Governo che cerca di proposito, a mò di scommessa, l’innesco di un durissimo scontro sociale, amplificando le divisioni all’interno dello stesso Partito Socialista determinando, in vista degli appuntamenti elettorali, un vero e proprio suicidio politico che sicuramente sarà caratterizzato da vere e proprie future batoste elettorali, sia per il rinnovo del Parlamento sia per la corsa all’Eliseo.

Emerge incredibilmente come una forza di sinistra come il P.S. che dovrebbe teoricamente sempre schierarsi dalla parte del Lavoro e dei Lavoratori, persegue palesemente obiettivi ultraliberisti sicuramente in antitesi con gli interessi della sua base elettorale costituita prevalentemente dai lavoratori e della classe media in generale, mostrando indirettamente la forza dei grandi interessi economici e finanziari, capaci di indirizzare l’azione dei Governi non solo in Francia ma in tutti i paesi occidentali

Nell’analisi dei recenti fatti francesi, non si può non sottolineare e mettere in evidenzia il clima infuocato che si sta consolidando nel Paese sottolineando come, con il pretesto del terrorismo Islamico si cerchi di preparare il terreno per una sostanziale limitazione della libertà personale dei cittadini onde determinare uno stato di emergenza, utile per mettere fuori legge alcuni gruppi politicamente ostili. Lo si può evincere dalle dichiarazioni del Capo della direzione Generale di Sicurezza interna di Francia Patrick Calvar riportate da più fonti, nel corso di una udienza ai componenti della Commissione Parlamentare Francese ed in cui sottolinea che il suo Paese “Si trova sull’orlo di una guerra civile”. Ha rimarcato inoltre il fatto aggiungendo “si trova tanto sull’orlo del precipizio che soltanto mancherebbe l’episodio di un nuovo attacco terroristico islamico per provocare una reazione a catena che porterebbe beneficio all’estrema destra”.
Rilasciando le sue Dichiarazioni al giornale francese Le Figaro, Calvar, ha detto che, in base al suo ragionamento: “Questo conflitto civile andrà ad essere quasi inevitabile e basterebbe soltanto un altro attacco che dovesse accadere ancora sul suolo francese che questo farebbe da scintilla nel provocarlo”. Con riferimento a questo Calvar ha ipotizzato quindi anche la possibilità di potenziali attacchi con auto bomba. In base ai ragionamenti del Capo dell’Intelligence Francese nasce l’esigenza di studiare contromisure per bloccare ed anticipare le mosse di tutti questi gruppi ed impedire scontri che potrebbero rivelarsi estremamente violenti, dati quasi per inevitabili, tra i gruppi di estrema destra ed i mussulmani nell’eventualità di nuovi attacchi islamisti in Francia. In base a quello che afferma Calvar questa prospettiva potrebbe essere una minaccia ancor peggiore dello stesso terrorismo. Ha proseguito affermando che “L’Europa si trova in un grande pericolo e che l’estremismo sta crescendo da tutte le parti”.

Tutto quanto ascoltato dalle parole di Calvar risulta essere incredibilmente in linea con quanto affermato dall’ex capo del M16, , Richard Dearlove, il quale aveva sostenuto che l’Europa si sarebbe trovata nelle condizioni a breve di affrontare una vera e propria “sollevazione populista” se tutti Governi avrebbero fallito nel prendere in mano il controllo della crisi migratoria. In tal senso anche il Premier tedesco Angela Merkel era stata allertata in tal senso dagli esperti della sicurezza della Germania che le avevano sottolineato quanto la classe media di trova sempre più radicalizzata per causa della crisi migratoria delle frontiere aperte. Tutti questi indicatori darebbero il quadro di una Europa a rischio, relativamente alla possibilità di registrare una ondata di forte tensione dovuta all’interagire della crisi Migratoria associata al terrorismo ed all’Estrema Destra, fenomeni che si intrecciano e si alimentano a vicenda.

Tutte queste dichiarazione a detta di numerosi analisti sono il preludio per l’implementazione del varo di un possibile “Stato d’emergenza “ che avrebbe la finalità di consentire al Governo Hollande/Valls di tenere a bada e mettere fuori legge quei gruppi particolarmente antigovernativi, oltre che condurre una fine limitazione legalizzata della base di consenso legata al Partito di Marin Le Pen esponente di quel Front National il cui consenso sta rappresentando un pericolo per il potere politico ed economico attualmente costituito in Francia. Una Strategia della tensione mascherata elegantemente, secondo i canoni delineati negli anni 70 proprio in Italia, come svelato successivamente dall’ex Capo della Cia dell’epoca.

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