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domenica 10 luglio 2016

Expo trasparente. Un’altra leggenda renziana cestinata a colpi di intercettazioni telefoniche?

di Nicola Rinaldo

Un fiume di denaro. Silenzioso ma costante. Cinque milioni di euro di patrimonio sotto sequestro e un ulteriore milione e mezzo in contanti. Secondo la direzione distrettuale antimafia di Milano sarebbero i proventi di un oliato meccanismo criminale finalizzato al riciclaggio, alla corruzione e all’evasione fiscale.




Al centro dell’indagine vi è la Dominus Scarl. Un consorzio di cooperative specializzato in allestimento i stand che ha ottenuto in subappalato l’incarico di allestire alcuni padiglioni per Expo.

L’impresa, alla cui direzione si trovano Giuseppe Nastasi e Liborio Pace, anch’essi arrestati dalla Guardia di Finanza, avrebbe ottenuto dalla Fiera di Milano appalti per 20 milioni di euro, soldi pubblici poi riciclati e utilizzati per favorire la cosca mafiosa dei Petraperzia, attiva nell’ennese. Una corrente vorticosa di denaro in viaggio verso la Sicilia. Secondo la tesi della Procura antimafia e delle indagini coordinate dal pm Ilda Boccassini gli indagati si sarebbero avvalsi di una rete di professionisti compiacenti che hanno fornito il proprio appoggio o il proprio silenzio al fine di eludere la sorveglianza della Direzione Investigativa Antimafia. Fra numerosi nomi spicca quello di Danilo Tipo, Ex presidente delle Camere penali di Caltanissetta.

Sempre secondo l’inchiesta i soldi sarebbero stati trasferiti in Sicilia utilizzando vari canali. Dal più tradizionale sistema dei “spalloni”, è stato infatti sequestrato un tir con 400 mila euro il contanti a metodi più sofisticati basati sull’utilizzo di prestanome e di paratisi fiscali.

Gli inquirenti hanno infatti comunicato di essersi avvalsi di alcune rogatorie internazionali per riuscire a traccire il percorso dei soldi in uscita dal capoluogo lombardo. Sarebbero il Liechtenstein, la Slovacchia e la Slovenia i paesi in cui la dda ha trovato conti correnti riconducibili ad alcuni degli 11 indagati.

Ilda Boccassini ha manifestato l’intenzione di richiedere il rito immediato appena ultimata la trascrizione della non irrilevante mole di intercettazioni telefoniche e ambientali su cui si fonda, secondo quanto riferito dal magistrato, l’impianto accusatorio.
Ne esce indenne per ora Milano Fiera che non spembra essere ritenuta penalmente responsabile del riciclaggio e dell’evasione fiscale legati ai subappalti per la costruzione di alcuni padiglioni di esposizione. Una vicenda oscura quella che emerge dall’inchiesta della dda di Milano. Il fatto che sia divenuta solo ora di dominio pubblico non può non prendere i connotati di un vero e proprio colpo di fortuna per Sala.

Se fossero emerse indiscrezioni relative all’inchiesta prima probabilmente l’esito del ballottaggio con Stefano ParIsi sarebbe stato diverso. Nonostante l’apparente totale estraneità del neosindaco alla vicenda, l’infiltrazione di cosa nostra nel tessuto imprenditoriale milanese è ormai evidente e non si potranno sicuramente escludere in assoluto futuri sviluppi dell’inchiesta che possano portare ad un coinvolgimento anche dell’apparato organizzativo di expo.

Sembra che la creazione di Open Expo, la piattaforma online su cui sono stati pubblicati i bilanci dell’evento, e l’Istituzione dell’Authority Nazionale Anticorruzione non siano bastate a garantire la trasparenza sul piano della partecipazione di “soggetti sospetti” ai lavori di preparazione e di esecuzione dell’esposizione universale. Se da un lato sono stati limitati i tradizionali fenomeni di corruzione e concussione legati ai grandi eventi sembra che la partecipazione delle organizzazioni mafiose, attraverso consorzi indirettamente controllati, sia stata sostanziale. Con i tempi anche la corruzione comincia a mutare.

D’altronde già Saviano aveva lanciato l’allarme. La mafia ha cambiato strategia. Non si avvale più della complicità e della collaborazione di imprenditori più o meno compiacenti. La mafia entra direttamente nel mondo dell’impresa con aziende ufficialmente intestate a prestanome che però rispondono direttamente al mafioso. La forza militare delle organizzazioni e il loro potere finanziario diventano accessorie ad un’attività imprenditoriale pulita. Attività che permettono ai clan di riciclare facilmente il denaro sporco e di reimpiegarlo in attività lecite quali per esempio i consorzi attivi per l’organizzazione di Expo.
Al di là dell’ennesimo scandalo che coinvolge il governo, il vero problema che emerge dall’inchiesta è il mutamento della Mafia.
Le attività sono sempre più pulite in apparenza e i flussi di denaro sempre più difficili da tracciare. Renzi vacilla per l’ennesima volta. Expo trasparente. Un’altra leggenda cestinata a colpi di intercettazioni telefoniche.

fonte: L'Intellettuale dissidente

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