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mercoledì 1 giugno 2016

Se la Francia resiste al nuovo dio: il dumping salariale, nuovo orizzonte progressista

di Maurizio Pagliassotti
Un tempo si chiamava Blitz Krieg, oggi Loi travail. Perché i francesi resistono all’invasione tedesca. Eppur manca la voce del sindacato italiano, che strano. Tutti stanno commentando l’insurrezione francese legata al Loi Travail: anche nei bar, allo stadio, in coda alla posta. La Cgil & C. invece tace, probabilmente troppo impegnata nella rivoluzionaria compilazione dei 730 nei Caf. E tra poco ci sarà anche la prima rata Imu. Roba forte, altro che il Loi Travail. Ma da dove arriva il maggio francese del 2016 che non accende i raffinati animi radical-chic nostrani? 



Arriva da grandi amici dei lavoratori della sinistra europea, quella tutta «euro – fine degli stati nazionali – privatizzazioni». Uno su tutti si erge: Gerhard Schroeder, primo ministro tedesco che impose alla Germania la riforma del mercato del lavoro subito dopo l’introduzione della moneta unica. La sua è stata definita «l’agenda tedesca», e di fatto è la nuova legge universale che regola la civiltà umana.
Peter Hartz, l’amico del popolo
Tecnicamente, la creazione di un mercato del lavoro precario di massa si chiama«Piano Hartz». Peter Hartz è passato alla storia per questo piano sul lavoro e per la corruzione di quattrocento sindacalisti tra il 1997 e il 2014, quando era uno dei top manager Wolkswagen. Ha scampato una condanna a dieci anni pagando una multa salata. Sulle sue solide spalle morali poggia l’architettura di tutto il diritto del lavoro europeo. I capisaldi della riforma del signor Hartz sono elementari: prevalenza dell’accordo aziendale sui contratti nazionali, licenziabilità discrezionale, salari ridotti, contribuzione forfettaria e ridotta. Questa ricetta fu creata per contrastare la disoccupazione dilagante in Germania e doveva essere un passaggio transitorio verso forme di lavoro stabili e dignitose. L’introduzione della moneta unica, il suo cambio fisso e quindi l’impossibilità di avere alcun tipo di svalutazione, ha reso queste misure strutturali ed europee.

Il lavoro, l’unico elemento su cui esercitare la svalutazione
Il lavoro è diventato l’unico elemento su cui si esercita la svalutazione, quindi. Come insegna la teoria dei giochi, si è innescata una spirale «loose-loose» che sta portando al collasso del sistema economico europeo. Perché ogni Paese della Ue si è trovato nella condizione di scendere sempre più in basso nella svalutazione del proprio lavoro, e questo senza tener conto del dominio tedesco nel settore bancario. Un binomio che sta distruggendo i consumi interni, generando così una crisi strutturale – voluta – che si alimenta di riforme economiche che, ipoteticamente, dovrebbero fungere da contrasto. Il mito dell’Uroboro, il serpente che si morde la coda e così divora e stesso, è sempre di gran moda.
Risultati eccellenti ovunque: arriva l'"economia casinò"
Non a caso la produzione industriale non riparte. Non a caso i consumi interni sono fermi. Non a caso siamo in una spirale deflattiva perenne. Non a caso c’è una polarizzazione sociale senza precedenti. Un processo volto a distruggere la borghesia piccola e media su scala europea. L’obiettivo finale è quello di creare un mercato del lavoro di stampo est-europeo, con salari medi pari a 600 euro. Emigreremo noi in Romania alla ricerca di un po’ di lavoro. O in Cina. Come integrazione al salario potrebbe esserci qualche prebenda elargita come una tantum dalla Bce, vedi helicopter money (di cui abbiamo già avuto modo di parlare). Oppure le mance dei governi prima delle elezioni. Chissà, dipenderà dalle speculazioni che la Bce fa sui debiti sovrani degli stati sottoposti. Se andranno bene qualche spicciolo da regalare, come nel caso della Grecia oggi, ci sarà, se no nulla. I più svegli impareranno a speculare sui mercati finanziari con le piccole rendite lasciate dalle generazioni precedenti. Quindi, prima cosa da fare è vendere la casa del nonno e provare, sempre che se ne sia capaci, a far generare denaro dal denaro sul mercato del trading. Il crollo del settore immobiliare e il parallelo aumento dei depositi bancari sono indicatori netti di questa fase. Sarà l’»economia casinò», priva di connessione con il lavoro. Roland Berger in una intervista al Corriere della Sera del 2011 definì con queste parole tale schema: «Il successo delle riforme tedesche, iniziate nel 2003 con una liberalizzazione del mercato del lavoro e un aumento degli stipendi reali inferiore all’incremento della produttività. Poi è seguito il taglio dei costi del sistema sociale, l’aumento dell’età pensionabile a 67 anni, la creazione di un segmento di bassi salari».
Gli esiti sul fronte occupazione
Gli stessi risultati sul fronte occupazionale sono dubbi. Oggi coloro che sono senza lavoro in Germania sono pari al 4,7% della popolazione. Una tasso scaturente da un conteggio all’americana, in cui non vengono considerati disoccupati vasti strati sociali: tutti coloro che si trovano all’interno di un programma di politica del mercato del lavoro, chi ha un salario così basso da ricevere un sussidio, coloro che, seppur senza lavoro e con sussidio, si prendono cura di terzi, chi ha più di 58 anni ed è disoccupato non è considerato disoccupato. Oltre quattro milioni di tedeschi ricevono un sussidio di disoccupazione.
Dumping salariale nuovo orizzonte progressista della sinistra
La distruttività del modello in essere, un dumping salariale che sta demolendo le basi della classe media, non è nemmeno un segreto, anzi è riconosciuta dagli stessi vertici dalla Ue«Il mercato del lavoro in Germania è sempre più segmentato. Un gran numero di occupati ha solo un minijob. Se continua così, il divario fra lavori regolari e minijobs crescerà rapidamente. I minijobber rischiano di restare in questa situazione e di cadere nella trappola della povertà. La Germania negli ultimi 10 anni ha esercitato una enorme moderazione salariale per poter diventare più competitiva , e questo ha avuto conseguenze per gli altri stati Ue. Gli squilibri nell’Eurozona non sono solo il risultato di politiche sbagliate nei paesi in crisi. La Germania ha avuto un ruolo importante, con la sua politica mercantilista ha rafforzato gli squilibri in Europa e causato la crisi. In futuro dovremo seguire da vicino lo sviluppo dei salari a livello europeo e fare in modo che all’interno dell’area monetaria non divergano in maniera così forte, come è accaduto negli anni precedenti».
La moneta, il nuovo dio da servire
Appare evidente come il settore bancario che governa il mondo – gli Stati sono ormai maschere tragiche di una tragedia – ha deciso che la moneta, sia essa l’euro o il dollaro, è il nuovo dio da servire. Il culto di Mammona, condannato da Gesù in Mt 6,24 e Lc 16,13, è divenuto l’unico vero credo globale. Roba vecchia, superata: oggi la legge morale che deve essere in noi, kantianamente parlando, è«l’agenda tedesca». In attesa che la dichiarazione 730 finisca e la rivoluzione possa avere luogo anche in Italia, godiamoci gli splendidi risultati delle riforme italiane che, solo qualche giorno fa, un campione della democrazia come Wolfgang Schaeuble ha applaudito.