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venerdì 13 maggio 2016

Il documento shock: Pd invaso dalla 'ndrangheta



Il dossier del prefetto di Reggio Emilia dopo lo scioglimento di Brescello per mafia

di Felice Manti

A Brescello non era infetto dalla 'ndrangheta solo il Comune ma tutto il Pd locale. Parola di Viminale.
Con la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale dello scioglimento del comune emiliano a guida dem reso famoso dalla saga Don Camillo e Peppone, i guai dell'amministrazione guidata da Marcello Coffrini vengono messi nero su bianco dai rapporti allegati alla Gazzetta. Il più duro contro il Pd è quello firmato dal prefetto di Reggio Emilia Raffaele Ruberto, pubblicato dal sito reggioreport.it.



Una relazione pesantissima che rischia di innescare nuove grane dentro il Pd emiliano, già fiaccato dallo scandalo che ha sfiorato il ministro dei Trasporti Graziano Delrio per le infiltrazioni della 'ndrangheta a Reggio Emilia, altra città a guida Pd che Delrio ha governato prima di salire a Palazzo Chigi.

Nelle relazioni che è arrivata sul tavolo del Viminale ci sono, come è ovvio, diversi omissis. Dopo l'affondo sulla situazione di Brescello che il prefetto Ruberto definisce «gravemente inquinata» per i rapporti con la cosca di 'ndrangheta dei Grande Aracri, originaria di Cutro (Crotone), il rappresentante del ministero dell'Interno punta il dito contro il Pd: «Assume rilievo la circostanza che amministratori nei precedenti mandati, e ora presenti nell'attuale compagine delle Giunta (omissis e omissis), siano entrati in relazione con taluni imprenditori edili di origine calabrese, vicini alla ndrangheta, per effetto della partecipazione congiunta ad un comitato locale politico nel 2007 (cioè il Pd, ndr). La compartecipazione al predetto comitato politico dei menzionati soggetti, in parte amministratori comunali, fornisce una lettura in chiave sintomatica ed emblematica di cointeressenze politiche - sottolinea Ruberto - a testimonianza di una comunanza di idee e di orientamenti».

Insomma, Pd e 'ndrangheta secondo Ruberto andavano a braccetto. Il prefetto se la prende anche con la dinastia dei Coffrini (il padre Ermes e il figlio Marcello hanno governato Brescello negli ultimi anni): «Uno degli elementi determinanti è dato dalla sostanziale continuità politico-famigliare che ha visto governare ininterrottamente il comune di Brescello negli ultimi trent'anni da amministrazioni guidate o egemonizzate da esponenti della famiglia omissis». Basti pensare il sindaco Marcello Coffrini disse «a Brescello la 'ndrangheta non c'è» e definì il boss Francesco Grande Aracri «una persona educata e composta». Da don Camillo a don Francesco il passo è breve.


fonte: Il Giornale