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venerdì 20 maggio 2016

Giocano con i Numeri. Altro che Flessibilità!!

Movimento 5 Stelle Europa

Uno straordinario lavoro diplomatico del Governo italiano a danno dei cittadini. Le concessioni sulla flessibilità ottenute da Matteo Renzi e sbandierate come una vittoria sono in verità una gigantesca fregatura, che ci vincola al ricatto dei poteri forti, ovvero a pesanti svendite di diritti e ricchezze italiane e al rispetto futuro di tutti i requisiti del "Patto di Stabilità" e del "Fiscal Compact". Costi quel che costi.

Lo dimostra questo documento in cui la Commissione esprime il proprio giudizio sul programma economico presentato ad aprile da un Governo non eletto, traditore degli italiani e pronto a tutto pur di trascinarsi negando le evidenze dei fatti.



Uno Stato sovrano potrebbe fare manovre economiche per salvare i disoccupati, i pensionati, i giovani studenti, l'ambiente e i risparmiatori.
Mentre chi ha ceduto la sovranità alla BCE può solo supplicare burocrati e banchieri, subire ricatti, fare riforme lacrime e sangue volute dagli speculatori ricevendo in cambio qualche briciola, chiamata appunto flessibilità. Un gesto vigliacco che ci condanna a ulteriore austerità e a un continuo avvitamento della crisi, da cui sarà sempre più difficile uscire.

COSA DAREMO ALL'UE IN CAMBIO DELL'ILLUSIONE DI FLESSIBILITÀ
Il Governo italiano, grazie alla "diplomazia" di Pier Carlo Padoan, si è impegnato a portare il deficit dal 2.3% nel 2016 all'1.8% già nel 2017 e quindi allo 0.9% nel 2018, e il debito pubblico da 132.7% del 2015 a 123.8% del 2019, con uno sforzo di bilancio superiore allo 0.5% del PIL sia nel 2017, sia nel 2018. Infine, deve essere raggiunto il pareggio di bilancio nel 2019: di mettere in discussione i vincoli europei e soprattutto il "Fiscal Compact" non si è nemmeno parlato. Con queste catene l'Italia è destinata al collasso (scarica qui il DEF). Infatti, sono già previste pesantissime clausole di salvaguardia in caso non si riuscisse a raggiungere gli obiettivi sperati.

LACRIME E SANGUE DAL 2017, MA POTREBBE NON BASTARE
In caso lo stremato popolo italiano non riesca a stringere ulteriormente la cinghia, da gennaio 2017 scatterà un aumento dell'IVA pari a 15 miliardi, ovvero lo 0.9% del PIL, già previsto - come detto - dalle clausole di salvaguardia. Quest'ultime non potranno essere cancellate senza prevedere misure compensative: come la svendita del patrimonio pubblico e il programma di privatizzazione delle aziende di proprietà dello Stato e delle società partecipate (Enel, FS, Enav, Poste Italiane, Fincantieri e molte altre); la probabile revisione o cancellazione delle detrazioni e delle agevolazioni fiscali promesse; o ancora la nuova "spending review" costituita da pesanti tagli lineari ai servizi e agli investimenti pubblici (quando lo stesso Ministro Padoan aveva affermato che non c'era rimasto più nulla da limare dopo i 25 miliardi di quest'anno), con conseguente ulteriore deterioramento dei servizi pubblici e probabili licenziamenti. Parliamo di tagli alle spese delle amministrazioni centrali, degli enti previdenziali, degli enti locali e regionali, tagli al reddito del pubblico impiego, di blocco alla contrattazione collettiva e un altro del "turn-over" che rimanderà ancora la stabilizzazione dei precari.

COSA VUOLE LA COMMISSIONE?
Quindi, quando si parla della necessità delle ormai celebri riforme strutturali, di chi stiamo realmente discutendo? Naturalmente della Commissione Europea e delle imposizioni della Troika. Sono loro a chiedere all'Italia la liberalizzazione del mercato del lavoro (leggasi Jobs-Act), quella del mercato dei servizi, o ancora la "Buona Scuola" e la riforma delle pensioni (al ribasso). Il Governo, essendo di fattoun burattino imposto da Bruxelles, non fa che eseguire gli ordini. Se prima c'era qualche dubbio su questa assurda dinamica anche agli occhi dei più scettici, con il documento di cui sopra non vi può essere più alcun dubbio.

DI COSA AVREMMO BISOGNO?
La cosa principale di cui avremmo bisogno, gli investimenti pubblici, sono limitati al contributo del fantomatico "Fondo Juncker" (che porta il nome del presidente della Commissione stessa, noto per i suoi trascorsi lussemburghesi). Una calamita per attrarre investimenti naturalmente privati e a realizzareinutili opere infrastrutturali che non daranno alcun valore aggiunto né all'economia reale, né alla società. Il tutto a scapito di ciò che realmente servirebbe al Bel Paese per ripartire: investimenti in innovazione, ricerca e istruzione.

Il Movimento 5 Stelle si presenterà alle prossime elezioni con un programma contenente le riforme volute da milioni di onesti: reddito di cittadinanza, piano energetico nazionale, piano per le PMI, piano anti-corruzione, una ri-pubblicizzazione di Banca d'Italia e la separazione del sistema bancario. Non andremo in ginocchio dinanzi ai lobbysti che governano l'Europa prendendo in giro gli italiani. Attueremo il programma votato dall'unica lobby che riconosciamo, quella dei cittadini.