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sabato 23 aprile 2016

Preoccupanti Sudditanze dopo la visita in Val d'Agri della Commissione Parlamentare sulle Ecomafie



di Eugenio Bonanata

“Purtroppo non siamo riusciti a sentire Tecnoparco”, ha precisato il presidente della Commissione parlamentare (Bratti) a chiusura del tour lucano. Indice puntato su “inefficienze” di Arpab e Regione. Garantismo e giri di parole, invece, sui 'presunti' inquinatori dell'Eni.

Si è chiuso stamani, con la conferenza stampa, in prefettura, a Potenza, il giro ispettivo della Commissione parlamentare di inchiesta sulle Attività illecite connesse al ciclo dei rifiuti.



Dopo aver ascoltato la Procura di Potenza sull'inchiesta relativa al “traffico illecito di rifiuti” al Centro Oli, la stessa Eni, numerose associazioni ambientaliste e i vertici della Regione Basilicata, arriva una prima sintesi, seppur parziale.
“Risultano chiare le responsabilità dell'Arpab e della Regione Basilicata per gli obsoleti controlli sulle emissioni e sulle acque di scarto smaltite a Viggiano”, ha rimarcato il presidente della Commissione (Bratti), che ha puntato l'indice sui “controlli lacunosi dell'Agenzia e sulle responsabilità politiche della Regione, visto che l'Arpab è un ente 'strumentale' regionale”. Responsabilità, ha aggiunto Bratti “in parte ammesse anche da Pittella e dai vertici lucani”. Tra le colpe addebitate alla Regione in questi anni, anche quella di non aver approvato “né il Piano di Tutela dell'Acqua né quello di difesa della qualità dell'Aria”. Fin qui tutto chiaro. Tante le “omissioni” dell'apparato 'regionale' su cui anche la magistratura sta facendo luce.

Garantismo su Eni e Tecnoparco. E' sulle responsabilità di Eni e Tecnoparco che il presidente della Commissione Bratti ha preferito glissare. “Ci troviamo davanti a due verità opposte e inconciliabili. Quella dell'Eni che respinge ogni addebito e quelle della Procura che ha messo su un impianto accusatorio preciso e dettagliato”. Verso Eni c'è sempre quel timore reverenziale in più. “Non vorrei che oltre ai problemi ambientali, tra qualche anno dovremmo trovarci anche con gli impianti chiusi e gli operai a casa”. Ragionamento opinabile, evidentemente, se si parla di 'ecomafie' e di possibili impatti su salute e ambiente. La Commissione parlamentare, inoltre, non ha ancora ascoltato i vertici di Tecnoparco per i tempi “troppo” risicati. “Ci riserviamo di ascoltarli a Roma nei prossimi giorni”, ha annunciato Bratti. E così anche l'altro pezzo da novanta dell'inchiesta sui “traffici illeciti”, e cioè Tecnoparco, che smaltiva le acque dell'Eni, per ora resta fuori da ogni valutazione. I presunti inquinatori possono così cullarsi, per ora, sulla lettigia del garantismo.

“Eni troppo forte, Regione troppo debole”. Ad osare un po' di più è stata Paola Nugnes (anche lei della commissione Parlamentare e senatrice 5 stelle). “E' chiaro che ci troviamo davanti ad un'Eni troppo forte e ad una Regione Basilicata troppo debole e incapace di controllare emissioni e smaltimenti petroliferi”, ha affermato. Sullo sfondo resta, appunto, una multinazionale “troppo forte”. Perfino sull'onda dello scandalo mediatico che l'ha investita, è riuscita a infliggere agli interlocutori una sudditanza psicologica. Non è "debole" solo la politica lucana soggiogata a suon di “royalties”. Evidentemente anche la politica nazionale e qualsiasi inchiesta parlamentare non riuscirà a dare del tu ad un colosso così pervicace. Forse non c'è “traffico illecito di rifiuti” che tenga, quando di fronte ti trovi tecnici, avvocati e professionisti arguti del Cane a Sei zampe.

fonte: Basilicata24