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martedì 26 aprile 2016

Eni Viggiano; "No a 'soluzioni ponte', Si avvii programma energetico nazionale"

Roma, 23.04.2016: 

"In merito alle dichiarazioni rilasciate il 22 Aprile nell'ambito della conferenza stampa della Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti Rifiuti a Viggiano, teniamo a precisare che noi del gruppo Movimento 5 Stelle, che pure abbiamo denunciato il fatto che si vogliono usare i lavoratori come merce di pressione e di ricatto nella faccenda ENI centro COVA, non vogliamo in alcun modo suggerire ipotetiche 'soluzioni ponte'". Così i deputati del M5S della Commissione d'inchiesta sul ciclo dei rifiuti.




"Noi siamo per una seria programmazione energetica nazionale per il progressivo ma non più prorogabile abbandono degli idrocarburi, puntando alla riconversione di questo modello fossile di sviluppo e sfruttamento delle risorse e la sostituzione delle attuali fonti energetiche con le energie rinnovabili, dall'alto potenziale occupazionale. 


Proprio in questi giorni, infatti, abbiamo presentato il Programma Energetico 5 Stelle (PE5S) che va esattamente in questa direzione. È ora di programmare un futuro Carbon free, ed è ora di farlo in fretta per la salvaguardia della salute di tutti i cittadini, dell'ambiente e della sicurezza dei lavoratori", hanno concluso i parlamentari 5stelle.

fonte: M5S

PROGRAMMA ENERGETICO M5S 

Il Movimento 5 Stelle da circa due anni sta lavorando a un programma energetico, un elaborato frutto di tavoli tecnici, confronti con i portavoce regionali, incontri con esperti, per approdare a una piattaforma programmatica per individuare e implementare un differente sviluppo energetico del Paese. Sono state prese in considerazione le principali variabili economiche e produttive esistenti, i macrodati economici e per un anno e mezzo il confronto è stato serrato per poter individuare la strada che consentirà di affrancarsi completamente dalle fonti fossili. 

Il PEM5S sarà poi una piattaforma di confronto continuo con i portavoce M5S territoriali, europei, con gli stakeholders attraverso dei focus group mirati. 

Il PEM5S si fonda su due obiettivi principali: l’efficienza energetica con l’adozione di un target di risparmio sui consumi finali di energia rispetto al livello 2014 e la completa uscita dalle fonti fossili entro il 2050. Dopo aver valutato le differenze tra gli scenari ipotizzati e quanto effettivamente registrato sull’andamento dei consumi e della produzione energetica nel corso del tempo, il gruppo di lavoro “PEM5S” non ha fondato gli obiettivi di lungo periodo su previsioni della popolazione e del prodotto nazionale poiché il raggiungimento degli obiettivi è ritenuto necessario indipendentemente dai livelli che le due variabili assumeranno nel corso del tempo. 

Ma la nostra visione non è solamente orientata al lungo periodo: Per l’evoluzione del sistema energetico nel periodo 2015-2020 il M5S ha comunque elaborato uno scenario tendenziale che, alla luce delle scelte politiche pro fossili degli ultimi anni, potrebbe anche peggiorare. 

Il PEM5S dovrà avere effetto sul sistema energetico (SE) a partire dal 2020, ma già NELL’ARCO DI UNA LEGISLATURA (5 ANNI) sarà possibile azzerare il consumo di carbone, con la chiusura delle 14 centrali italiane e chiudere gli inceneritori. Strumenti: l’utilizzo del carbone sarà reso non più conveniente economicamente grazie all’imposizione di una tassa ambientale in grado di rendere visibili i danni ambientali e sociali legati al suo utilizzo come fonte energetica. 

Saranno riattivati i sistemi di pompaggio (già esistenti, di proprietà Enel, non completamente attivi) necessari per sfruttare appieno le rinnovabili e rendere continua la loro produzione. 

Al 2020 

Carbone fuori dal sistema entro il 2020; Le centrali a gas naturale saranno per prime chiamate a sostituire le centrali a carbone in uscita ma non dovranno essere costruite nuove centrali a fonti fossili. NEL MEDIO PERIODO: sarà favorita la migrazione dei consumi termici verso l’elettrico, in particolare per l’autoproduzione da fonti rinnovabili; dovrà essere risolta la dipendenza dei trasporti dai prodotti petroliferi: trasporto collettivo e mobilità elettrica, a supporto anche della gestione del sistema energetico. 

Al 2040 

Petrolio fuori dal sistema entro il 2040 (esclusi Agricoltura e Aviazione al 2050) Progressivamente le fonti rinnovabili quali solare fotovoltaico, eolico, idroelettrico e bioenergie sostituiranno le altre fonti 

Al 2050 

Efficienza energetica e riduzione di oltre il 35% consumi finali energia quale obiettivo minimo Gas naturale à fuori dal sistema prima del 2050 Rinnovabili unica fonte interna nel 2050 Forte penetrazione del vettore elettrico. è L’Andamento della domanda di energia sarà condizionato dalla richiesta di energia necessaria a produrre le tecnologie utili alla transizione energetica. La domanda di energia deve necessariamente essere ridotta Per rendere più efficiente il sistema energetico Per favorire la transizione alle fonti rinnovabili La domanda di energia termica dovrà essere ridotta di oltre il 70% per effetto: della riduzione dei consumi finali per la sostituzione con la fonte elettrica 

La più grande trasformazione riguarderà il settore trasporti, dove è prevista la sostituzione dei motori termici con motori elettrici 

I prodotti petroliferi saranno completamente sostituiti da energia elettrica, gas naturale e bioenergie già al 2040 (escluso usi agricoli e aviazione) 

Il carbone per usi termici dovrà essere sostituito entro la fine del 2020 

 Bioenergie, solare termico e geotermia (a bassa entalpia) rimarranno le sole fonti non elettriche al 2050 

Punto cardine del Programma è l’aumento dei consumi elettrici e un maggiore sforzo viene richiesto al settore dei Trasporti. Abbiamo il parco autobus più vecchio d’Europa: la migrazione verso veicoli elettrici è necessaria. 

DOVE TROVARE I FONDI?

Basta semplicemente fare scelte politiche differenti rispetto a quelle di questo governo. Un governo fossile che non ha fatto altro che legiferare contro le rinnovabili e a favore delle fonti fossili. Il problema sta nelle priorità di spesa. 

TUTTI GLI AIUTI DI STATO ALLE FOSSILI – UNO “SPRECO DI ENERGIA” 

Attualmente i sussidi alle fonti fossili ammontano a più di 13 miliardi di euro l’anno. Cosa sono i sussidi alle fonti fossili? L’insieme di aiuti diretti e indiretti alla produzione, distribuzione e consumo di combustibili fossili. La Commissione Europea ha inviato nel 2015 al Governo italiano (le Country Specific Reccomendations), si bacchetta il nostro Paese proprio per il ritardo nell'introdurre tasse modulate secondo il principio del "chi inquina paga", come la carbon tax, e nel rimuovere aiuti dannosi per l'ambiente, come quelli alle fossili. 

In Italia, secondo il documento, “rimangono lettera morta la revisione dell'imposizione ambientale e l'eliminazione delle sovvenzioni dannose per l'ambiente. 

Sussidi al trasporto(1)
La prima voce di sussidi, tracciabile attraverso le Leggi di bilancio, riguarda diversi fondi e sconti al settore dell’autotrasporto che dal 2000 al 2015 sono stati pari a oltre 5,85 miliardi di euro. Anche per il 2016 gli sconti per queste voci saranno pari a 250 milioni di euro. La seconda voce è quella che riguarda le esenzioni dall’accisa sul gasolio impiegato come carburante per l'autotrasporto merci che vale 1.455,8 milioni di euro per il solo 2015 e risulta, dalla relazione della Ragioneria di Stato, costante anche per i prossimi anni. Il totale degli sconti sulle accise secondo la ragioneria generale dello Stato è pari nel 2015 a 4,6 miliardi di euro. 

CIP6 - Nel nostro Paese alcuni impianti da fonti fossili hanno beneficiato, e beneficiano tuttora, di sussidi diretti per la produzione elettrica. Complessivamente, agli impianti per fonti fossili, dal 2001 al 2014 sono stati regalati oltre 42,6 miliardi di euro. Analizzando i dati del GSE, si può stimare che i CIP6 da qui al 2021 costeranno alla collettività circa altri 4.880 milioni di euro. Sussidi per centrali da fonti fossili nelle isole minori - Si può stimare che dal 2004 al 2014 le famiglie italiane, attraverso la bolletta, abbiano coperto circa un terzo di questa componente con un contributo di circa 227 milioni, 20,6 milioni l’anno. A questi si devono poi aggiungere 10 milioni di euro destinati a 10 isole non interconnesse e gestite da Enel Produzione. 1 Fonte: Elaborazione su dati del Ministero dello Sviluppo economico e della Tesoreria dello Stato. Basato su Rapporto Legambiente, 2015.  

Sussidi e esenzioni per le imprese energivore - 
Nelle bollette elettriche troviamo sussidi indiretti alle fonti fossili sotto la forma di sconti ai grandi consumatori di energia. Sussidi attraverso il cosiddetto servizio di interrompibilità Nel 2013 il servizio di interrompibilità istantanea è costato agli utenti finali 531 milioni di euro. Inoltre le esenzioni dagli oneri per il dispacciamento di cui godono gli interrompibili hanno pesato per circa 98 milioni di euro. Per un valore complessivo di 629 milioni di euro. Eppure la questione della interrompibilità è tutta da dimostrare  e semmai, di fronte a oggettive difficoltà nella gestione della rete elettrica, occorre investire su un suo ammodernamento e sui sistemi di sicurezza, tenendo comunque in considerazione gli impatti ambientali associati.
Sussidi alle trivellazioni
Sono diversi i sussidi indiretti e gli sconti applicati a coloro che sfruttano le risorse fossili nel territorio italiano. Un esempio sono le irrisorie royalties previste per trivellare in Italia, che sono pari al 10% e del 7% per il petrolio in mare. Inoltre, sono esenti dal pagamento di aliquote allo Stato le prime 20 mila tonnellate di petrolio prodotte annualmente in terraferma, le prime 50 mila tonnellate prodotte in mare, i primi 25 milioni di metri cubi standard di gas estratti in terra e i primi 80 milioni di metri cubi standard in mare. Addirittura sono esentate dal pagamento di qualsiasi aliquota, le produzioni in regime di permesso di ricerca. 

Se in Italia avessimo portato le royalties al 50%, nel 2014 ci saremmo trovati invece che un gettito di 401,9 milioni di euro circa con uno da 1,9 miliardi. 

Esenzioni e Riduzioni - 
Sono 15 le voci di detrazione e/o riduzione di accise e sconti sulle fonti fossili che compaiono nel Bilancio dello Stato, per un totale di 5.260,8 milioni di euro e destinato a salire nel triennio 2016-2018 arrivando a quota 6.551,16 milioni. 

Finanziamenti a progetti internazionali
Secondo il Rapporto presentato nel 2015 “Empty promises G20 subsidies to oil, gas and coal production”, da Oil Change International e Overseas Development Institute nel 2013 e 2014, il governo italiano ha fornito in media 1,5 miliardi di dollari all’anno in finanziamenti pubblici internazionali per la produzione di combustibili fossili. A livello mondiale, nel 2013 e 2014, l’Italia ha contribuito anche con una media annua di 757 milioni di dollari alla produzione di combustibili fossili attraverso le sue azioni nelle banche multilaterali di sviluppo. 

Sussidi per strade e autostrade
La scelta nel nostro Paese di privilegiare gli investimenti stradali a fronte di quelli per la ferrovia e la mobilità urbana si configura come un sussidio indiretto a una forma di mobilità incentrata sul consumo di fonti fossili. Il problema sta nelle priorità di spesa. Nel biennio 2013-2014 la spesa per gli investimenti stimata dal Ministero delle Infrastrutture in nuove opere stradali e autostradali è stata pari a 8,3 miliardi di euro.  

Il Governo ha concesso una serie di semplificazione e facilitazioni per il settore fossile: (i) Sblocca Italia, (ii) Sblocca Total, (iii) eliminazioni di sanzioni dal collegato ambiente nei confronti di chiunque avvii la produzione di un impianto per operazioni in mare nel settore degli idrocarburi in carenza delle prescrizioni sancite ai sensi della direttiva 2013/30/UE, riforma degli oneri della bolletta elettrica, (iv) ripristino della norma per la ricerca con airgun, (v) proroga interconnector, (vi) realizzazione interconnessione Italia - Balcani, (vii) l’abrogazione del mercato tutelato previsto nel ddl concorrenza, in esame in X commissione del Senato attualmente sospeso. 

ECCO COME SI OSTACOLANO LE RINNOVABILI 

Dietro le parole di un presunto sostegno alle fonti rinnovabili è in corso un insieme di azioni coordinate che sta favorendo da una parte le lobby delle fossili e portando al blocco di nuove installazioni per la produzione di energia da fonte rinnovabile (solare, eolica, etc). Durante l’audizione tenute precedentemente in commissione l’ex Ministro dello Sviluppo Economico Guidi ha vantato un quadro di stabilità e positiva futura crescita del sistema delle fonti rinnovabili. Diversamente da quanto sostenuto, e il caso “Total” ha mostrato chiaramente qual è il ruolo dell’intera maggioranza nel sostegno del settore oil, Il Ministro ha però omesso di dire che un insieme di provvedimenti, proposte e prassi amministrative, condivise dal Governo, stanno invece decisamente andando nella direzione opposta. Il Governo da una parte ha favorito le attività produttive che ruotano intorno al settore delle fossili mentre dall’altra, con il supporto dell’Autorità per l’energia elettrica e il gas (Aeegsi) ha ostacolato gli interventi di efficientamento e risparmio energetico, di produzione e di generazione distribuita dell’energie rinnovabili. 

Il Governo con il Milleproroghe e il sostanziale avvallo alla riforma della bolletta domestica promossa dall’Autorità ha sostenuto una modifica delle bollette svincolandole dal consumo di energia. Sostanzialmente se consumi meno energia o prelevi meno energia dalla rete non pagherai di meno la riforma in vigore dal 1 gennaio 2016 coinvolge tutti i clienti che siano utenti domestici o piccole-medie imprese o grandi industrie. Il principio della riforma riguarda lo spostamento degli oneri dalla componente della bolletta legata al consumo di energia prelevata dalla rete (c.d. variabile) alla componente fissa, in tal modo praticamente azzerando la convenienza della produzione in autoconsumo da fonte rinnovabile. Infatti se gli oneri sono indipendenti dal consumo di energia prelevata dalla rete gli stessi saranno uguali per il consumatore che si autoproduce energia dal tetto di casa e per quello che invece acquista energia dalla rete. Non solo, ma nessuno viene più incentivato a sostituire i propri elettrodomestici con altri più efficienti e a minore consumo se alla fine il risparmio in bolletta non sarà significativo. 

E’ stato vietato l’impiego di Sistemi di Distribuzione Chiusi (vedi Articolo 5 Delibera 539/2015 dell’Autorità per l’Energia) consentiti invece dalla normativa europea, impedendo il consumo in loco dell’energia prodotta sul tetto degli edifici  commerciali, industriali e di servizi (ospedali, stazioni, aeroporti, etc.) quando all’interno degli stessi c’è più di un utente, cioè quasi sempre. Questa misura consentirebbe di consumare in loco tutta l’energia prodotta e quindi di produrre importanti efficienze economiche e di sistema diminuendo anche le potenze impegnate sulla rete pubblica. Ciò nonostante è stata vietata, a sola tutela dei concessionari di distribuzione. L’assurdo è che la normativa (articolo 11, decreto legislativo 28/2011) obbliga ad installare gli impianti fotovoltaici per incentivare l’autoconsumo di energia: poi però tale autoconsumo viene vietato. 

Con il D.L. 91/2014, articolo 26, è stato introdotto il cosiddetto "spalmaincentivi", che introduce nuove modalità di erogazione degli incentivi a carico delle tariffe elettriche già riconosciuti all’energia prodotta da impianti fotovoltaici (di potenza incentivata superiore a 200KW), lasciando ai produttori la scelta tra tre opzioni. Attualmente è pendente dinnanzi alla Corte Costituzionale un ricorso incidentale. Non sono ancora attuate le disposizioni che permettono ai produttori di energia da fonte rinnovabile, e in generale ai piccoli impianti di produzione di energia, di garantire i servizi necessari alla stabilità ed al funzionamento delle reti, resi invece dagli altri produttori. Il relativo procedimento è fermo presso l’Autorità per L’energia dal 2011 (misura a costo zero). 

La conseguenza è che si perpetua l’oligopolio dei grandi produttori da fonte fossile che sono i soli a cui oggi è garantita la possibilità congruamente remunerata di intervenire, per rimediare alle disfunzioni che possono crearsi nella rete elettrica. Non è stato attuato il Fondo Nazionale per l'Efficienza Energetica. Sono ancora ignote le condizioni e le modalità di funzionamento, di gestione e di intervento del Fondo per il finanziamento di interventi di efficienza energetica, che avrebbero dovuto essere stabiliti da decreti, dal Mise, dal Ministero dell’Ambiente e dal Ministero dell’Economia e delle Finanze. Restano così paralizzati circa 220 milioni di euro: urge semplificare e snellire la burocrazia!! 
Non è stata ancora data attuazione alla Direttiva comunitaria in materia di mobilità elettrica, non sono state aggiornate le linee Guida del Ministero per le Infrastrutture riguardo la mobilità elettrica e nulla è stato previsto per la integrazione fra la mobilità elettrica e la produzione di energia da fonte rinnovabile. 
Manca un documento chiaro e completo da parte del Ministero per lo Sviluppo Economico su quali incentivi siano cumulabili e quali no con il risultato che gli operatori sono in balia di interpretazioni variabili da parte del GSE. 
Il Governo non rende strutturale il cd “ecobonus”. Prorogando annualmente il meccanismo per il riconoscimento della detrazione fiscale del 65% per gli interventi di efficientamento energetico sugli edifici abbiamo uno spreco enorme di risorse e disincentiviamo milioni di interventi che potrebbero essere rivolti ai condomini ma che hanno bisogno di maggior tempo per pianificare un investimento. Si attende ancora la pubblicazione del decreto per l’incentivazione degli impianti di produzione di energia rinnovabile diversa dal fotovoltaico. Un decreto che comunque contestiamo in quanto perpetua la erogazione di fondi e incentivi ai grandi impianti a biomassa o inceneritori. 

IL PROGRAMMA IN 11 PUNTI 
1. Calcolo delle esternalità associate al sistema energetico italiano; 2. Eliminazione dei sussidi alle fonti fossili, alle fonti “assimilate” e agli inceneritori; 
3. Piano per la mobilità collettiva pubblica e privata; 
4. Introduzione della carbon tax; 
5. Linee guida per l’installazione di impianti a fonti rinnovabili; 
6. Partecipazione della domanda ai mercati energetici; 
7. Valutazione degli impatti sul mercato del lavoro e sul settore energetico (aziende); 
8. Generazione distribuita nuovo paradigma (prossimità fonte e punto di consumo); 
9. Recupero dell’uso dei pompaggi; 
10. Revisione dei sistemi di incentivazione per l’efficienza energetica e dell’ecobonus; 
11. Interventi per la diffusione dell’informazione ecologica certificata dei prodotti