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martedì 15 dicembre 2015

Sul provvedimento di sfiducia alla Boschi si vedrà chi veramente fa l'opposizione in Italia


estratto da un articolo di huffingtonpost.it (in neretto corsivo le integrazioni )


C'è un potenziale conflitto di interessi per il ministro Maria Elena Boschi nell'affaire Banca Etruria. A sostenerlo indirettamente sono addirittura alcuni deputati e senatori del Partito Democratico. Non attraverso tweet o dichiarazioni rilasciate alle agenzie di stampa. Ma per iscritto, nei disegni di legge sul conflitto di interessi depositati alla Camera e al Senato in attesa che vengano discussi dai gruppi parlamentari.



Le proposte sono state presentate in questa legislatura da esponenti dem durante il governo di Enrico Letta e alcune arrivano da parlamentari che, nel momento della presentazione dei ddl, non erano ancora entrati a far parte del Partito democratico come Andrea Romano, Irene Tinagli o Stefania Giannini. Oppure di corrente non renziana, come il franceschiniano Bressa o Simonetta Rubinato, vicina alla corrente di Fioroni.
Ma leggendo i testi si evince come, in linea di massima, non si possa escludere secondo i parlamentari dem un potenziale conflitto di interessi del ministro Boschi nella vicenda che ha toccato da vicino le quattro banche decotte e salvate dal Governo con il decreto del 22 novembre scorso. In una di queste, Banca Etruria, il padre del ministro Pier Luigi Boschi ha avuto un ruolo prima di membro del Cda e, successivamente, di vicepresidente dell'istituto di credito negli otto mesi precedenti al commissariamento. E anche il fratello del ministro, Emanuele Boschi, ha lavorato nella banca, come responsabile "cost management".

D'altronde anche l'assenza del ministro durante i due consigli dei ministri che si sono occupati della Banca Etruria (quello di novembre già ma anche quello del 20 gennaio sulla riforma delle banche popolari) è già un segnale. Assenze motivate in via ufficiale con la partecipazione ad altri impegni che hanno tenuto lontano la Boschi da Palazzo Chigi. Ma le ragioni di opportunità politica sono evidenti. E le ha successivamente denunciate il Movimento 5 Stelle e di recente Roberto Saviano, sollevando il caso politico.


Il Movimento 5 Stelle ha deciso quindi di presentare ieri una mozione di sfiducia nei confronti del ministro per le Riforme. Ora avremo modo di vedere in Parlamento la coerenza di tutti gli esponenti degli altri Partiti di Opposizione, Vedremo se avranno l'ardire di sostenere il provvedimento dei 5 Stelle senza trincerarsi dietro ai soliti ordini di Partito tendenti a isolare il Movimento 5 Stelle, possibilità che, dinanzi ad un fatto così evidente e grave come questo, non farebbe che confermare quell'idea che da tempo già si sono fatti i cittadini Italiani sulla Casta politica nostrana. Dopo tanto denunciare, parallelamente a ciò che ha fatto in prima linea  il Movimento 5 Stelle, e dopo che tutti si sono proposti come paladini del popolo, così palesemente truffato dal sistema Bancario, grazie all'intervento inopportuno del Governo Renzi, reso ancor più grave dagli interessi diretti di un suo esponente, sarebbe veramente scandaloso a questo punto un passo indietro di queste formazioni politiche che vanno da SEL a Forza Italia, passando per la Lega, Fratelli d'Italia e la neo costituenda Nuovasinistra. Sarebbe uno schiaffo difficilmente dimenticabile dato al popolo Italiano, questo anche nel caso di furbesche astensioni dal voto. Vedremo per l'ennesima volta se prevarrà la difesa a tutti i costi della poltrona, soprattutto se Renzi minaccerà la caduta del Governo, o se prevarrà il buonsenso. Invitiamo tutti gli Italiani a seguire gli eventi dei prossimi giorni con piglio ed attenzione per capire una volta per tutte con chi abbiamo a che fare in Italia.

I disegni di legge. 


Sono quattro i ddl a firma Pd che aspettano da tempo di essere calendarizzati e che puntano a riformare l'attuale regolamentazione del conflitto di interessi secondo la legge in vigore, la Frattini del 2004. Il primo ad essere presentato porta la firma di Gianclaudio Bressa, depositato il 15 marzo 2013, e che prende spunto da un analogo provvedimento presentato da Dario Franceschini nel 2006. Nel testo, all'articolo 2 comma 2, si legge:

Sussiste altresì conflitto di interessi nei casi in cui il coniuge non legalmente separato o i parenti o affini entro il secondo grado del titolare di una carica di Governo [... ]siano titolari di interessi economici privati che possano condizionarlo nell'esercizio delle funzioni pubbliche ad esso attribuite o che possano alterare le regole di mercato relative alla libera concorrenza.

Analoga definizione viene fatta all'articolo 3 comma 2 del ddl 804 firmato da alcuni senatori di Scelta Civica, molti dei quali transitati nel Partito Democratico come Linda Lanzillotta, Gianluca Susta, Stefania Giannini e Piero Ichino e presentato il 19 giugno 2013.

Sono altresì suscettibili di dar luogo a conflitti di interessi, nei casi previsti dalle disposizioni della presente legge, la proprietà, il possesso o comunque la disponibilità, anche all'estero, di patrimoni immobiliari o mobiliari da parte del coniuge non separato o dei parenti e affini entro il secondo grado di uno dei soggetti di cui all'articolo 1.

Non solo: nella relazione introduttiva al ddl viene definito il conflitto di interessi in relazione al rapporto presentato dall'Ocse nel 2004.

Ai fini della regolamentazione della materia, è utile tenere presente anche il rapporto presentato dall'OCSE nel 2004. Prima di tutto, il rapporto distingue il conflitto tra attuale, apparente, reale, potenziale. Si ha una situazione di apparente conflitto di interessi quando la situazione è tale da danneggiare seriamente la pubblica fiducia nel pubblico ufficiale. Si ha una situazione dipotenziale conflitto di interessi quando il pubblico ufficiale ha interessi rilevanti, ma i suoi compiti attuali non hanno nulla a che vedere con quegli interessi. Il conflitto è effettivo quando si traduce in un abuso di ufficio.

Il ddl presentato il 20 gennaio 2014 da altri parlamentari entrati successivamente nel Pd come Irene Tinagli e Andrea Romano ribadisce quanto scritto nel ddl 804. I disegni di legge prevedono inoltre che i rappresentanti del Governo si debbano astenere dalla "partecipazione a qualunque decisione che possa specificamente incidere sulla situazione patrimoniale propria o del coniuge non legalmente separato o dei suoi parenti recando ad essi anche indirettamente un beneficio economico".

Infine nel Ddl Rubinato si stabilisce che "si trova inoltre in una situazione di conflitto di interesse il titolare di una delle predette cariche qualora: il coniuge, la persona stabilmente convivente, un parente o un affine entro il secondo grado abbia la titolarità, in qualunque forma, di un interesse economico privato tale da poter condizionare l'esercizio delle funzioni pubbliche inerenti alla carica ricoperta".

Se uno di queste proposte di legge fosse in vigore, i parenti e coniugi dei membri di governo sarebbero tenuti a presentare la loro dichiarazione patrimoniale così come sono tenuti a fare i ministri. In questo senso, si potrebbero avere risposte ad alcune domande rivolte al padre del ministro Boschi da alcuni esponenti politici. "Quanti fidi ha ottenuto Pier Luigi Boschi da Banca Etruria per le società in cui aveva un ruolo di dirigente?", ha chiesto il responsabile Economia di Italia Unica Riccardo Puglisi.

Tornando ai disegni di legge presentati, l'Ufficio Legislazione Straniera della Camera ha inoltre fornito ai deputati un dossier sulla regolamentazione del conflitto di interessi in Europa e negli Stati Uniti. E si vede come le leggi già in vigore in altri Paesi siano più severe nella definizione di conflitto di interessi di quelle in discussione in Italia.

In Francia e nel Regno Unito, per esempio, si annovera tra i motivi di conflitto di interesse anche la "percezione" di un'interferenza tra interessi pubblici e privati. Con la legge n. 2013-907 “relativa alla trasparenza della vita pubblica”, il legislatore francese ha definito il concetto di conflitto di interessi così all'articolo 2:

ai sensi della presente legge, costituisce un conflitto di interessi ogni situazione di interferenza tra un interesse pubblico e degli interessi pubblici o privati che è di natura tale da influenzare o da sembrare influenzare l’esercizio indipendente, imparziale e obiettivo di una funzione”.

Ragionamento analogo viene fatto dal legislatore britannico. Con il Ministerial Codeviene sancito il principio generale in base al quale “i ministri devono assicurare che nessun conflitto insorga, o sembri insorgere, tra le loro cariche pubbliche (public duties) e i loro interessi privati, finanziari o di altro genere”.

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