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martedì 1 dicembre 2015

Come sospettavamo dall'inizio, su chi pagherà per Banca Etruria, Renzi ha nuovamente mentito agli Italiani


Movimento 5 Stelle EUROPA

L'ultima furbata di Matteo Renzi non passa inosservata in Europa. Il suo decreto salva-banche coinvolge la Banca delle Marche, la Banca Popolare dell'Etruria (la banca del papà della Boschi), CaRiChieti e CaRiFerrara. Quattro istituti che hanno avuto gestioni deplorevoli per anni: prestiti allegri a politici, imprenditori amici, amici degli amici e avventure di varia natura senza alcuna base razionale. Tutto nel silenzio di Mario Draghi, attuale presidente della Banca Centrale Europea ma, fino al 2011, governatore della Banca d'Italia. Un quadretto sconsolante ma a cui il contribuente italiano si sta tristemente abituando.




A lui verrano chiesti, tramite un giro di legislazioni che vi spiegheremo nel dettaglio, i soldi per salvare le fantastiche quattro di cui sopra. Quando si tratta di fare gli spacconi, infatti, questi moderni protagonisti di "Happy Days" sostengono che lo Stato interferisce negli affari, che va eliminato in favore degli automatismi del mercato. Se invece sono loro con le "pezze al culo" e sull'orlo del fallimento l'intervento della mano pubblica - che era prima inefficiente - diviene necessaria e salvifica.

IL DECRETO SALVA-BANCHE
Domenica 22 novembre il Consiglio dei Ministri, come sapete, si è riunito d'urgenza e ha partorito il tanto atteso (per le banche) decreto. Il piano prevede la creazione e capitalizzazione di quattro banche ponte ripulite dai non-performing loans (NPL, ovvero dalle attività che non riescono più a ripagare il capitale e gli interessi dovuti ai creditori) che verranno sistemate e vendute sul mercato. Oltre a questo, è prevista la creazione di una "bad bank" in cui verranno conferiti tutti gli NPL che saranno a loro volta venduti come carta straccia a società di recupero crediti. Tutta l'operazione sarà finanziata dai contributi del settore bancario italiano al "Fondo di Risoluzione", in accordo con la nuova direttiva UE.

CHI FINANZIA IL "FONDO DI RISOLUZIONE"?
Ad oggi il "Fondo di Risoluzione" risulta senza dotazione. Successivamente verrà finanziato da Banca Intesa Sanpaolo, Unicredit e UBI Banca, che forniranno un prestito ponte a 18 mesi e a tassi di mercato.L'ammontare del prestito sarà di €3,6 miliardi: circa €1,7 miliardi a copertura delle perdite delle banche originarie, "recuperabili forse in piccola parte", come dice Banca d'Italia. Altri €1,8 miliardi per ricapitalizzare le banche "buone", recuperabili (forse) con la vendita delle stesse. Circa €140 milioni per dotare la "bad bank" del capitale minimo necessario a operare. Inoltre, parte delle perdite saranno a carico di azionisti e detentori di obbligazioni non subordinate. Il documento di Banca d'Italia, al punto 4, garantisce esplicitamente che l'operazione non preveda alcun esborso da parte del contribuente e sia conforme con la normativa sugli aiuti di stato.

L'EUROPA NON CI CASCA. A PAGARE SARANNO GLI ITALIANI
La comunicazione della Commissione Europea diverge da quella data dal Governo Renzi e da Banca d'Italia. La commissaria per la concorrenza Margrethe Vestager, infatti, cita esplicitamente la presenza di aiuti di stato. "Il fondo di risoluzione dell'Italia erogherà 3,6 miliardi di Euro alle banche ponte, per capitalizzarle e per coprire la differenza negativa fra gli attivi trasferiti e le passività. Le misure comprendono anche un trasferimento di attivi deteriorati dalle banche ponte a una nuova società veicolo per la gestione degli attivi. Il fondo di risoluzione garantirà questa misura concernente gli attivi deteriorati rafforzando ulteriormente i bilanci delle banche ponte. Il beneficio connesso a tale garanzia è stato quantificato approssimativamente in 400 milioni di euro di ulteriore supporto del fondo di risoluzione. Tali interventi del fondo di risoluzione costituiscono aiuti di stato ai sensi delle norme europee sugli aiuti di Stato". Avvisa inoltre che "la Commissione valuterà ai sensi delle norme UE sugli aiuti di stato la redditività del soggetto risultante dalla vendita delle banche ponte". Avete letto bene: aiuti di Stato. E quindi i nostri risparmi a garanzia delle porcate fatte dagli istituti di credito in connivenza con gli attori politici.

ARRIVA LA MANO PUBBLICA A GARANTIRE LE PERDITE
Una nota di Intesa San Paolo rivela ciò che era tenuto all'oscuro da Governo e Banca d'Italia. Citando testualmente il comunicato: "L'erogazione di un finanziamento a favore del Fondo [di Risoluzione] per circa 550 milioni di euro, corrispondente alla quota di pertinenza di un finanziamento complessivo di 1.650 milioni di euro, a breve termine (scadenza 18 mesi meno un giorno), a fronte del quale la Cassa Depositi e Prestiti ha assunto un impegno di sostegno finanziario in caso di incapienza del Fondo alla data di scadenza del finanziamento". Ecco dunque la prova, Cassa Depositi Prestiti(CDP) farà da garante in caso di incapienza del Fondo. Ovvero, se le quattro banche ponte verranno vendute a un valore inferiore a quello pronosticato o se il recupero crediti procederà più lentamente del previsto (due fatti altamente probabili) interverrà CDP - la mano pubblica del ministero delle finanze di Padoan - a restituire il prestito alle banche coinvolte.

IL GOVERNO MENTE, ANCORA
Viene ancora una volta da chiedersi come facciano il Governo e Banca d'Italia a mentire così candidamente. Sostenendo in aggiunta che: "Lo Stato, quindi il contribuente, non subisce alcun costo in questo processo. L'intero onere del salvataggio è posto innanzitutto a carico delle azioni e delle obbligazioni subordinate delle quattro banche, ma è in ultima analisi prevalentemente a carico del complesso del sistema bancario italiano, che alimenta con i suoi contributi, ordinari e straordinari, il Fondo di Risoluzione". Purtroppo non finisce qua. Lo sgravio IRES previsto per i contributi obbligatori consentirà alle Banche di recuperare il 27,5% dei 3,6 miliardi di Euro versati, cioè circa €990 milioni. Il confine tra pubblico e privato, anche qui, si assottiglia e suona molto come la classica supposta gigante da inserire dove tutti sanno.

PERCHE' QUESTO GIRO DI LEGISLAZIONI?
Lo scopo finale è quello di aggirare la legislazione europea che, negli anni, è diventata molto stringente. Lo schema di salvataggio originario prevedeva l'azione del Fondo Interbancario di Tutela dei Depositi (FITD), che sotto la guida di Banca d'Italia doveva andare a ricapitalizzare e assorbire le perdite e le enormi quantità di crediti deteriorati delle quattro banche. Il FITD era già stato protagonista nel salvataggio della Tercas e le indagini della "Direzione Generale Competition" della Commissione Europea per aiuti di stato non si erano fatte attendere. Dopo un lungo tira e molla politico, la Commissione aveva dichiarato quello schema non ammissibile. E allora Matteo Renzi e Pier Carlo Padoan si sono ingegnati per trovare una soluzione differente, capitando nel classico dei paradossi su cui spesso inciampa in Europa: lo stesso Governo che ha votato in Europa e ha spinto fortemente per recepire nei tempi stabiliti la direttiva europea BRRD, quella che prevede il bail-in a partire da Gennaio 2016, si è trovato in una corsa contro il tempo per evitarne l'applicazione. Se il Governo ha sostenuto la BRRD, come mai ora fa di tutto per evitare la sua applicazione? Finalmente avete la risposta

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