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mercoledì 18 novembre 2015

In Italia i Magistrati che lottano contro Mafia e Corruzione vengono lasciati colpevolmente soli.

Pubblichiamo il testo dell'intervento di Paolo Flores d'Arcais alla manifestazione nazionale in solidarietà con il pm Nino Di Matteo organizzata dal movimento Agende Rosse sabato 14 novembre a Roma.

di Paolo Flores d'Arcais

La delinquenza d’establishment è la minaccia più grave, la malattia mortale, non solo per la democrazia ma per la semplice convivenza civile. Tutti gli altri problemi del paese nascono dal dilagare della corruzione e dalla impunità di settori crescenti delle cosiddette classi dirigenti, in primo luogo politiche e imprenditoriali. Come recita il detto popolare: il pesce comincia a marcire dalla testa. E a partire dalla testa deve essere risanato.




Se non si affronta e sradica questa malattia mortale non c’è futuro per l’Italia, non c’è possibilità di nessuna riforma, solo di chiacchiere e ipocrisia.


La delinquenza mafiosa è la chiave di volta del kombinat politico/affaristico/corruttivo/criminale. Uno Stato che non pone all’ordine del giorno il dovere imprescindibile di sradicarla ha già cessato di essere Stato, riconosce nel suo territorio un’altra sovranità, un’altra “legge”, un’altro potere. La sovranità dei cittadini diventa perciò puro inganno.

Nel nostro paese è ormai più di un quarto di secolo che una minoranza di magistrati e di forze dell’ordine, con il sostegno di settori anch'essi purtroppo minoritari della società civile, provano a realizzare effettivamente l’azione di contrasto ineludibile per cominciare a smantellare questo Stato criminale parallelo fin troppo spesso intrecciato con le istituzioni dello Stato “democratico”. Minoranze troppo spesso lasciate sole, o addirittura attivamente isolate, proprio dal resto delle istituzioni che ne dovrebbero invece riconoscere il carattere esemplare, e dunque appoggiarle, sostenerle, imitarle.

I magistrati che fanno il loro dovere senza riguardi per lo status degli indagati, senza ossequio o pavidità per imputati “eccellenti” o altri eccellenti “amici degli amici” vengono celebrati come eroi solo una volta ammazzati, prima vengono tollerati con fastidio quando non ostacolati in ogni modo possibile. Questa mostruosa ipocrisia non è accettabile un minuto di più.

I magistrati di Palermo che stanno cercando di fare luce sulla trattativa Stato-mafia, devono avere il sostegno di tutte le istituzioni repubblicane, poiché la trattativa è un fatto acclarato, non una ipotesi, mentre non ancora acclarato, perché ostacolato in ogni modo, è solo il “chi”, plurimo, articolato e verosimilmente altolocato, che di questo crimine contro la Repubblica si è macchiato.

L’atteggiamento di ciascuno verso l’accertamento della verità su questo crimine è la cartina di tornasole decisiva della fedeltà repubblicana degli uomini delle istituzioni e della passione civile dei cittadini.

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