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giovedì 29 ottobre 2015

Svegliamoci, altrimenti saremo la Generazione che morirà sotto L’EURO-DITTATURA

DI MAURIZIO BLONDET
maurizioblondet.it

Come dice Jacques Sapir, il Portogallo ha subito un colpo di Stato.
I partiti di destra al governo hanno perso: meno 28 seggi in Parlamento, il 38,5% dei voti. Esausti dei programmi d’austerità, i portoghesi hanno dato la maggioranza (50,7%) a partiti della sinistra, uniti da una volontà di rinegoziare in Europa  i programmi di tiro della cinghia imposti dalla UE.
Ebbene: il presidente della repubblica, Cavaco Silva, ha deciso di non consentire alle sinistre di andare al governo. Con la seguente esplicita motivazione: “Dopo tutti i notevoli sacrifici consentiti nel quadro d’un importante accordo finanziario, è mio dovere, e nelle mie prerogative costituzionali, fare tutto ciò che posso per impedire che siano mandati falsi segnali verso le istituzioni finanziarie e gli investitori internazionali”.



Il golpe in Portogallo: e  sono  tre
Dunque in Europa sono le “istituzioni finanziarie” (Bce, Eurogruppo…) e i “mercati internazionali” ad aver rimpiazzato la volontà popolare.
Lo abbiamo già visto in Grecia, ma non dimentichiamo l’Italia dove, da quando Berlusconi è stato fato cadere col golpe della manipolazione dello spread (Draghi) e la consegna del governo al kommissario Mario Monti da parte di Napolitano, il golpe è diventato “Il nuovo normale”: siamo al terzo governante scelto dai poteri estranazionali, non dal popolo italiano (o di quel che ne resta). Si realizza quel che ebbe a dire Monti: la “democrazia come noi la conosciamo” non è “compatibile con l’integrazione internazionale”. Almeno in Portogallo e in Grecia, hanno votato. Ma votate per chi volete, tanto comanderanno su di voi le istituzioni eurocratiche, i creditori e il potere indebito del creditore “forte” in Europa, la Germania.

Nella neolingua della dittatura anonima e burocratica, le ricette di austerità sono state, in Portogallo, un successo. E’ il contrario della verità: il deficit di bilancio che era del 7% nel 2014 è ancora ben lontano dall’obbligatorio 3%; il debito pubblico è a causa dell’austerità – salito al 127% del Pil (e per idiota legge europoide, dovrà scendere al 60% in 20 anni); la disoccupazione viene data in calo (dal 13 all,11,9 per cento) solo grazie al fatto che il tasso di partecipazione alla forza-lavoro è uno dei più bassi in Europa (58,6%; era a 62,50 prima dell’entrata nell’euro) e il baratro delle disoccupazione giovanile che nessuno in Europa conta più, 32% fissi.

Come ampiamente dimostrato, le “riforme” consistenti in austerità e calo dei salari sono contro-producenti, “non risolvono il problema del paese, che è la bassa produttività del lavoro” (Sapir ). A questa bassa produttività il Portogallo ha tradizionalmente risposto lasciando periodicamente deprezzare la moneta nazionale; adesso nell’euro non può più farlo. Sarebbe la sola via per reinnescare la crescita, ridurre il deficit estero, e, alla lunga, anche migliorare la situazione debitoria (come vide l’Italia nel 1998-99, uscendo dal serpente monetario). Ma i creditori, e i poteri oligarchici, inchiodano il paese al debito impagabile, contro la volontà popolare.

Assordante il silenzio con cui le cosiddette “sinistre” hanno assistito a questo secondo golpe contro una sinistra.

Rabbia per il voto polacco
Le “sinistre”, invece, sono sommamente allarmate della nettissima vittoria elettorale del partito che i loro media definiscono “conservatore, populista, euroscettico”. Anzi “xenofobo”, come rantola di rabbia il Guardian(progressista inglese, appunto): “Paura e xenofobia avvelenano le elezioni polacche”, anzi “Una patologica antipatia per il cambiamento”. La vittoria del PiS è stata determinata dall’ “impero cattolico dei media” (che vigerebbe in Polonia) e “dal sostegno dei pulpiti rurali”…Pulpiti da cui  – che scandalo –   dopo le messe domenicali, questi conservatori raccoglievano firme “contro l’aborto e la fertilità in vitro” – ciò che rende imperdonabilmente delittuoso il loro successo: sono contro “i nostri valori”. Decisamente.

I commenti italiani non sono stati meno virulenti. Si son concentrati sul fatto che la Polonia “ha ricevuto miliardi dall’Unione Europea”, e in cambio avrebbe dovuto accettare i profughi siriani (o quel che sono); invece non li accetta. Ha ricevuto solidarietà, ma non la restituisce.

Naturalmente i progressisti si stracciano le vesti: la Polonia rafforzerà il gruppo di Visegrad (Ungheria, repubblica ceca, Slovacchia) che si oppongono all’afflusso di immigranti selvaggi, ossia alla “solidarietà” ordinata dalla Germania – che verso i greci, poniamo, di solidarietà non ne ha nessuna. Gran biasimare questi paesi dell’Est che non hanno i nostri valori. Il fatto che questi paesi dell’Est abbiano lottato, sofferto e combattuto per difendere la loro identità – contro il germanesimo, contro il sovietismo – e adesso resistano all’omologazione “multiculturale”, resa obbligatorie dalla UE, sembra strano e intollerabile. Quei valori non hanno peso economico, non sono i “nostri valori”. Il conto meschino: ha preso 130 miliardi, la Polonia, e non ripaga…sì, ma ha il 30 per cento di cittadini sotto il livello di povertà. Un altro “successo europeo”, che chissà perché non piace ai beneficiari, ai polacchi. Senza contare che ha già una bella quota di profughi, dall’Ucraina in guerra; no, deve prendersi i musulmani, altrimenti è xenofoba. E contro i bambini in provetta.

Anzi peggio. Il partito di Jaroslav Kaczynski “affermerà gli interessi nazionali piuttosto che gli interessi europei”, accusa un politologo (progressista) intervistato dalla AFP, Kazimierz Kik. “Il partito di Kaczynski cercherà alleanze per riformare i trattati europei”, si spaventa l’americano Marcin Zaborowski, del think -tank statunitense CEPA (Center for Eurpean Political Analysis). E pensate che scandalo! “Si unirà ai gruppi di formazione europea, di destra come il Front National, o di sinistra, che cercano di ridurre il potere di Bruxelles”. In questo si prevede che stringerà un patto di ferro con i tories inglesi: David Cameron cerca di strappare (altre) concessioni a Bruxelles – altrimenti i britannici potrebbero votare l’uscita del Regno Unito dalla Ue con referendum – e in questo, lui e Kaczynski si faranno reciprocamente da sponda.

Insomma qui, rischia l’Unione Europea. La democrazia la mette in pericolo..Sicché la democrazia va’ abolita al più presto. “È possibile che le pecore prendano a guidare il pastore nella buona direzione, assumendo anche il controllo del cane da pastore?“, come ha potuto insultarci Monti. E come ha detto Cecilia Malstroem, la kommissaria che firma per noi il TTIP , l’accordo di commercio euro-americano, quando le sono state presentate le petizioni con centinaia di migliaia di firme di europei contrari al Trattato: “Io non devo il mio mandato al popolo europeo”.



I politici complici. “Cosa vuoi, i Bilderberg, sono loro che ci governano”, ha confidato Francois Fillon, ministro sotto Sarkozy, a Philippe de Villiers, cattolico praticante (7 figli) ed euroscettico, in tv qualche giorno fa.

Dispetto per il voto elvetico
Ha ragione Sapir: questo mostro che usurpa il nome di Europa “di colpo di Stato in colpo di Stato, sta instaurando il colpo di Stato permanente”. Le formazioni “populiste” che crescono dappertutto, loro, le sentono come un pericolo. Anche in Svizzera, il 18 ottobre, ha votato, dando una maggioranza notevole allo UDC, Unione di Centro, che vuole chiudere le frontiere all’eccesso di emigranti. Molto sintomatica la reazione di François Hollande il mattino dopo, alla radio francese: “L’estrema destra avanza dappertutto in Europa”, si sgomentava. “In Svizzera! Un paese con il 3% di crescita e il 3% di disoccupati..”. Non riesce a darsi ragione, il “progressista” delle oligarchie: se la causa non è l’economia, che cosa può essere? Non riesce a capire che il problema è l’identità, il diritto a mantenere la propria identità come popolo, una identità millenaria – e la sovranità, insomma la libertà politica.

E noi italiani? Viene a mente un monito di Ronald Reagan:

“La libertà non è mai a più di una sola generazione di distanza dall’estinzione. Non la trasmettiamo ai nostri figli col sangue: bisogna combattere per essa, proteggerla, e trasmetterla loro perché facciano lo stesso. Altrimenti un giorno, passeremo gli ultimi anni della nostra vita a raccontare ai figli, e ai figli dei figli, come si viveva qui, quando gli uomini erano liberi”. (1)
Saremo noi quella generazione, a quanto pare.

Maurizio Blondet

Fonte: www.maurizioblondet.it

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