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lunedì 26 ottobre 2015

LA ‘STANGATA’ ARRIVA DAL 1 GENNAIO. ALTRO CHE PROVVEDIMENTI A FAVORE DELLA GENTE

Mentre si discute della mancata riforma delle pensioni 2016 del governo Renzi, ecco quale sarà la vera ‘stangata’ dall’anno prossimo.
Cesare Damiano non si arrende e sulla questione dei provvedimenti di riforma delle pensioni inseriti dal governo Renzi nella legge di stabilità 2016 è tornato ad intervenire, sottolineando soprattutto due aspetti: da un lato la vertenza degli esodati non può risolversi con una salvaguardia che però lascia fuori ancora 20mila persone – il Presidente della Commissione Lavoro alla Camera sottolinea come il testo della misura contenuta nella legge di stabilità andrà confrontato attentamente con quello licenziato dalla Commissione, insomma ‘non fidarsi è meglio’ come dice l’antico motto; dall’altro la questione dell’opzione donna, anche su questo punto l’intenzione di Cesare Damiano è quello di emendare il testo della legge di stabilità, eliminando l’innalzamento di tre mesi del requisito in connessione con l’aspettativa di vita.







Insomma, ci sarà ancora battaglia in Parlamento, anche se la debolezza politica di Cesare Damiano è stata sollevata da più parti: non è chiaro quale sia la sua posizione all’interno del PD e quale il suo rapporto con Matteo Renzi. Nell’ultimo intervento, il Presidente della Commissione Lavoro ha sottolineato come la legge di stabilità 2016 abbia le caratteristiche della linea politica di Renzi, avendo sia aspetti di ‘sinistra’ sia aspetti di ‘destra’, e come siano necessari dei correttivi: molti si chiedono perché Damiano non si opponga in maniera più veemente alla direzione del suo partito, dal momento che non concorda mai praticamente su nulla.

La stangata del 2016 e le ultime news sulla riforma pensioni del governo Renzi.
Mentre, insomma, si discute a livello politico dell’inefficacia dei provvedimenti di riforma delle pensioni per il 2016 messi sul tavolo dal governo Renzi, la legge Fornero prosegue il suo cammino e la vera stangata arriverà l’anno prossimo, quando i requisiti anagrafici e contributivi cresceranno, in alcuni casi, a dismisura. Ecco, un rapido prospetto di quello che accadrà a partire dal 1 gennaio 2016 e perché la mancata riforma delle pensioni con flessibilità in uscita penalizzerà moltissimi lavoratori e ancor di più le lavoratrici: per quanto riguarda i requisiti anagrafici, lavoratori e lavoratrici del settore pubblico avranno un incremento di 4 mesi e si arriverà a 66 anni e 7 mesi; per le lavoratrici dipendenti del settore privato, l’incremento è di quasi due anni e passa da 63 anni e 9 mesi a 65 anni e 7 mesi; per le lavoratrici ‘autonome’ si passerà da 64 anni e 9 mesi a 66 anni e 1 mese, con un incremento di un anno e mezzo. Anche per quanto riguarda il requisito contributivo, l’aumento è di 4 mesi: i lavoratori potranno uscire con 42 anni e 10 mesi (a fronte dei 42 anni e 6 mesi del 2015), le lavoratrici raggiungeranno l’agognata pensione con 41 anni e 10 mesi (mentre nel 2015 era di 41 anni e 6 mesi).

Forse, soltanto questi dati possono raccontare i motivi per cui la battaglia sulla riforma delle pensioni per il 2016 è stata così veemente e perché la delusione nei confronti del governo Renzi è sentita in maniera particolarmente evidente: da più parti si accusa il premier di voler far ricadere su pensionati e lavoratori il peso della crisi e della mancata ripresa economica.

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