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domenica 11 ottobre 2015

Il "riformismo" Renziano che cancella progressivamente gli spazi di Libertà e le conquiste sociali

di Davide Amerio Tgvallesusa.it

Storicamente ci siamo abituati a considerare “dittatura” quell’insieme di atti e gesta “fisiche” le quali danno inequivocabilmente l’idea di oppressione, di limitazione fisica della libertà individuale. La violenza tangibile la contraddistingue e la rende visibile. La modifica del sistema legislativo che tollera e compiace gli oppressori non può essere mascherata.

Quando parliamo di Fascismo o di Nazismo, per la maggior parte delle persone (un po’ meno per le Miss Italia) è chiaro il perimetro sociale, istituzionale e governativo di cui si parla.






La violenza fisica è chiara e interpretabile. Quella psicologica lo è meno nell’immediato ma, essendo propedeutica a quell’altra, si svela rapidamente. Per il “regime” se non sei conforme il tuo destino è segnato da precise soluzioni: limitazioni della libertà di agire e/o di parola, confino, botte, morte.

La brutalità, la fisicità, rivelano, prima o poi, le reali intenzioni del regime. Sappiamo anche che le dittature nascono e si rafforzano all’interno di sistemi che dittatoriali non sono ma presentano alcune caratteristiche: la fragilità istituzionale, la “corruzione” – materiale e morale, – insita nel sistema vigente e la sottovalutazione del fenomeno che cresce e si sviluppa al suo interno indisturbato.

Ogni regime necessita di una “facciata” che mascheri le sue reali intenzioni. Il “Minculpop” (Ministero della Cultura Popolare) è sempre presente in qualche forma; indispensabile supporto per mascherare le reali intenzioni di chi vuole il predominio esclusivo del potere.

Dopo l’epoca drammatica, di morte e distruzione della II guerra mondiale (qualcuno lo spieghi a Miss Italia!), il nostro paese si è avviato sulla strada della democrazia – anche se per un soffio non prevaleva, di nuovo, la monarchia. Eppure da molti anni “siamo” tornati a parlare di regime. Non solo il “sistema Italia” ci convince sempre meno, nelle sue inarrestabili fiumane di corruzione e complicità che trasuda da qualsiasi poro istituzionale; anche l’Europa è percepita come entità non più preposta all’originaria intenzione di prevenzione dei conflitti sviuppando una comunità politica e sociale. La UE manifesta sempre più intenti di limitazione della libertà economica e di sviluppo dei paesi più deboli conducendo, inevitabilemente, a una riduzione del benessere sociale e civile.

Presupponendo che parlare di “regime” non è follia, resta la questione di identificare e interpretare quale “tipo” di regime ci troviamo di fronte. Se ne identifichiamo i contorni riusciamo meglio a comprendere le reali intenzioni di chi lo promuove e abbiamo conforto della nostra sanità mentale.

I meno giovani (o diversamente giovani) avranno memoria del “Labirinto degli Specchi” che tradizionalmente faceva (e fa ancora) parte dei Luna Park. Nel labirinto il cammino verso l’uscita è mascherato da vetri e specchi disposti secondo un certo criterio. Si procede a tentoni, cercando di non sbattere il naso da qualche parte. Si vedono i nostri amici intrappolati in qualche angolo del percorso e si chiedono loro dei suggerimenti.

Ma cosa accadrebbe se le pareti fossero spostate di continuo mentre siamo dentro? Se gli specchi e i vetri cambiassero posizione facendo venire meno qualsiasi punto di riferimento che abbiamo memorizzato per individuare la strada verso l’uscita? Semplice. Non usciremmo più e rimarremmo intrappolati nella casa di vetro, distanti gli uni dagli altri e l’unica “soluzione finale” sarebbe distruggere il labirinto per poterne uscire vivi e liberi; forse.

Quando cerco di interpretare questo “regime” mi viene in mente proprio questa immagine del labirinto degli specchi. Il percorso muta in continuazione e non conosciamo chi sia realmente il “manovratore“. Quando vediamo qualcosa che non dobbiamo vedere il vetro diventa uno specchio e ci troviamo soli con la nostra immagine riflessa senza cognizione di ciò che realmente accade. Se proprio insistiamo sotto i nostri piedi si apre una botola nella quale precipitiamo e di noi resterà solo un ricordo.


Il volto del regime si percepisce sfumatamente, una dittatura… trasparente.

Molte “leggi” e convenzioni sono come quei vetri, sembrano disegnare un percorso ma in realtà prefigurano il blocco del nostro libero cammino e la limitazione delle notre scelte. Che si chiamino “Sblocca Italia“, TTIP, MES, Trattato di Lisbona poco importa. Il nome è tipico del Minculpop: una truffa semantica (questa è da spiegare a Paolo Mieli che non comprende “Beppe Grillo” quando parla di questo argomento).

La struttura e l’agire della UE e le Riforme Italiane seguono questa linea. Il “riformismo” che cancella progressivamente gli spazi della libertà e la riduzione delle conquiste sociali seguono ipocritamente la strada di uno “stato minimo”, uno stato “leggero”, realizzando di fatto un stravolgimento dei diritti delle persone. La scelta democratica attraverso il voto viene in continuazione limitata o cancellata con la compiacenza del Minculpop affidato all’informazione di regime dei media.

Nessuno si ricorda più che l’ultima riforma “istituzionale” con la “cancellazione” delle Provincie si sta rilevando, giorno per giorno, la buffonata quel’era prevedibile. Le provincie non sono scomparse ma sono state sotituite da una “Città Metropolitana” dai confini non ben definiti nella quale siedono personaggi “nominati” e i cittadini, esautorati, stanno a guardare. Stessa sorte si appresta a diventare il Senato della Repubblica. Un manipolo di non-eletti ma nominati dalla stessa politica che verrà eletta a sua volta con una legge elettorale dove il potere non è dell’elettore ma del partito che prepara il listone dei candidati.

Che queste riforme avvengano per mano di maggioranze trasversali in un Parlamento eletto con una Legge elettorale di fatto incostituzionale pone il sigillo sullo stato delle cose.

Gli accordi internazionali (TTIP), spacciati come strumento per favorire il “libero mercato” estorcono dalle mani del consumatore la sua libertà di scelta; la libertà di rifiutare qualche cosa concedendo alle multinazionali – entità indefinite per eccellenza, – il potere di influire pesantemente sulla vita dei cittadini piegando – legalmente, – il potere dei singoli stati ai propri interessi.

Potremmo parlare di grandi opere, di corruzione, di mala giustizia creata ad hoc per non funzionare.

La sostanza non cambia. L’esclusione progressiva del popolo dalle scelte che influiscono sulla sua vita, sulla condizione della sua salute, è palese (non per tutti purtroppo). Lo sperpero della ricchezza finanziaria (l’iperfinanza come la chiama il prof. Galloni) e la distruzione delle risorse naturali con la cementificazione e quant’altro è ordinaria amministrazione. Così come munifiche “cattedrali nel deserto”.

Non sono incline alla logica del complotto. Ma è evidente che i vetri del labirinto sembrano trasparenti ma sono opachi o sono disegnati. Gli specchi sono deformi e le immagini che ci restituiscono non corrispondono alla realtà. La “dittatura trasparente” è intorno a noi. Non sappiamo bene chi la manovra. Forse sono in molti accomunati semplicemente dall’interesse avido dell’accumulazione di denaro.

La certezza è la progressiva limitazione del “nostro” peso politico nelle decisioni. Non è questione di “stato minimo” contrapposto allo “stato del welfare“. E’ contrapposizione tra libertà di azione e pensiero verso una tecnocrazia che maschera i reali interessi perseguiti. La totale libertà di sopraffazione di pochi contro le moltitudini considerate come semplici merci/consumatori/manovalanza/esecutori.

Se il comunismo è morto, il liberalismo è agonizzante. Forse è il caso di domandarsi di quale futuro vogliamo fare parte, oltre le interpretazioni ideologiche.

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