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martedì 22 settembre 2015

Aumentano i consumi grazie all’indebitamento delle famiglie. I presupposti ideali per una nuova crisi.

di Jean Sebastien S. Lucidi

L’ultimo dato relativo ai consumi in Italia, ha segnato nel mese di luglio una crescita del +2.1%, variazione più alta dal 2010, ciò però non è collegabile alle azioni in materia economica dell’attuale governo ovvero presunti meriti, bensì al maggiore indebitamento privato, famiglie per fare un esempio, visto il calo dei redditi dovuti alla crisi in generale.




Difatti il tasso del credito al consumo è aumentato come quello dei consumi, in sostanza per poter “tirare avanti” in un contesto di precarietà, austerità e tagli, ci si indebita ancora di più per il semplice fatto che l’austerità e le riforme del lavoro volte a diminuire i salari facendo aumentare la produttività provocano maggior indebitamento privato. Importante ricordare che quest’ultimo fattore è alla base delle maggiori crisi finanziare da settore privato, le quali si traducono in seguito a crisi da debito pubblico.

Basti pensare alla crisi greca, scaturita dalla troppa libertà di movimento dei capitali, grazie all’euro che azzera il rischio cambio per i creditori, la quale è andata a gonfiare i debiti privati per poi riversarsi nei debiti pubblici, per fare un esempio. Ma ci sarebbe anche i casi delle crisi finanziarie americane del 1929 e 2008, preceduti da aumenti enormi di indebitamenti privati. Ma gli USA a differenza dell’eurozona, hanno gli strumenti per uscire dalla crisi, a partire dall’uso della propria moneta sovrana.




Tornado al discorso iniziale, purtroppo legare di pari passo produttività e quota salari per evitare un aumento dell’indebitamento privato e sopratutto aumentare i redditi , renderebbe l’economia nazionale non competitiva nei mercati esteri, a causa della presenza di un regime a cambio fisso (euro) il quale farebbe aumentare le importazioni portando il saldo delle partite correnti in negativo e quindi la bilancia pagamenti. Ma anche lo scenario prima descritto porterà inevitabilmente ad un maggiore indebitamento e con la troppa facile mobilità dei capitali (grazie all’eurozona), un divario tra produttività e quota salari, farà aumentare il debito estero, a partire proprio dall’aumento dei consumi legato all’incremento del credito al consumo.
Siamo in un vicolo cieco, altro che jobs act…

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