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venerdì 3 luglio 2015

Un pensiero che fotografa il nostro tempo

di Vincenzo Cirigliano

La politica non deve sottomettersi all’economia e questa non deve sottomettersi ai dettami e al paradigma efficientista della tecnocrazia. Oggi, pensando al bene comune, abbiamo bisogno in modo ineludibile che la politica e l’economia, in dialogo, si pongano decisamente al servizio della vita, specialmente della vita umana. Il salvataggio ad ogni costo delle banche, facendo pagare il prezzo alla popolazione, senza la ferma decisione di rivedere e riformare l’intero sistema, riafferma un dominio assoluto della finanza che non ha futuro e che potrà solo generare nuove crisi dopo una lunga, costosa e apparente cura. La crisi finanziaria del 2007-2008 era l’occasione per sviluppare una nuova economia più attenta ai principi etici, e per una nuova regolamentazione dell’attività finanziaria speculativa e della ricchezza virtuale. Ma non c’è stata una reazione che abbia portato a ripensare i criteri obsoleti che continuano a governare il mondo. La produzione non è sempre razionale, e spesso è legata a variabili economiche che attribuiscono ai prodotti un valore che non corrisponde al loro valore reale. Questo determina molte volte una sovrapproduzione di alcune merci, con un impatto ambientale non necessario, che al tempo stesso danneggia molte economie regionali. La bolla finanziaria di solito è anche una bolla produttiva. 



In definitiva, ciò che non si affronta con decisione è il problema dell’economia reale, la quale rende possibile che si diversifichi e si migliori la produzione, che le imprese funzionino adeguatamente, che le piccole e medie imprese si sviluppino e creino occupazione, e così via.



In questo contesto bisogna sempre ricordare che « la protezione ambientale non può essere assicurata solo sulla base del calcolo finanziario di costi e benefici. L’ambiente è uno di quei beni che i meccanismi del mercato non sono in grado di difendere o di promuovere adeguatamente ». Ancora una volta, conviene evitare una concezione magica del mercato, che tende a pensare che i problemi si risolvano solo con la crescita dei profitti delle imprese o degli individui. È realistico aspettarsi che chi è ossessionato dalla massimizzazione dei profitti si fermi a pensare agli effetti ambientali che lascerà alle prossime generazioni? All’interno dello schema della rendita non c’è posto per pensare ai ritmi della natura, ai suoi tempi di degradazione e di rigenerazione, e alla complessità degli ecosistemi che possono essere gravemente alterati dall’intervento umano. Inoltre, quando si parla di biodiversità, al massimo la si pensa come una riserva di risorse economiche che potrebbe essere sfruttata, ma non si considerano seriamente il valore reale delle cose, il loro significato per le persone e le culture, gli interessi e le necessità dei poveri.

Le parole che avete appena letto non sono state scritte da un politico o un 'economista o magari da un cosiddetto " populista " che qualcuno potrebbe  apostrofare come " Gufo ". Sono le parole semplici e chiare che sono scolpite nell'enciclica " Laudato si " di Papa Francesco, che in un modo stupefacente fotografano il nostro tempo e gli avvenimenti che ne stanno caratterizzando gli ultimi anni. Sono parole di un impatto immediato e devastante che fanno emergere una realtà che tanti tentano di oscurare alla comprensione del Popolo, perchè consapevoli della enorme valenza di verità e di conoscenza di cui sono sature. Leggerle alla luce degli ultimi avvenimenti geo politici che stiamo vivendo fanno loro assumere un valore ancor maggiore perchè confermate in modo perentorio dagli eventi, tanto da far meritare a questa enciclica, a mio modo di vedere, nella sua semplicità e nello stesso tempo, nella sua capacità di delineare con precisione i contorni degli avvenimenti, il valore di documento più rivoluzionario del Secolo. Leggere per credere

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