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domenica 3 maggio 2015

Renzi e la dittatura della maggioranza

di Angelo Cannatà

Ormai è un dato di fatto. Matteo Renzi sta costruendo, attraverso l’Italicum, un presidenzialismo mascherato e pericoloso, senza contrappesi. 
Si sente legittimato. Ha i numeri. Democrazia è governo della maggioranza. Le cose in realtà non stanno così: lo dicono i principi della filosofia politica.

1. La democrazia non può compiutamente caratterizzarsi solo come governo della maggioranza. Infatti una maggioranza può governare in maniera autoritaria.

2. Chi governa deve salvaguardare le istituzioni (il Parlamento…) e assicurare alla minoranza – attraverso il dibattito in alula - la possibilità di lavorare per il cambiamento.

3. La domanda fondamentale non è quella di Platone: “Chi deve comandare?” Le risposte sono state molte (e contrastanti): devono comandare i saggi, gli onesti, il popolo, la razza migliore, eccetera.



4. La domanda giusta è: “Come possiamo organizzare le nostre istituzioni politiche in modo tale che governanti cattivi o incapaci arrechino il minor danno possibile?”

Come si vede, senza aggiungere altre citazioni, è fuorviante l’idea di Renzi e dei suoi devoti: “democrazia è governo della maggioranza”. Non basta. Democrazia è qualcosa di più. “La Boschi se non fosse la Boschi” (copyright di Padellaro), potrebbe leggere qualche pagina di Popper per rendersene conto. 

Democrazia è sistema di pesi e contrappesi, di garanzie. Il solo dato numerico (la maggioranza) non dice nulla: caduto Renzi, il piccolo dittatore, potrebbe arrivare, domani, un personaggio inquietante e, con la forza dei numeri – e del potere che le nuove regole gli danno – metterci tutti in divisa. Un Presidente del Consiglio, che controlla il partito, le liste elettorali, il Parlamento, le nomine del Csm… significa il potere nelle mani di un uomo solo. Non va bene. Ma è quello che sta accadendo. 

Si cambia verso, dicono. Ma sarà anche importante capire dove ci porta questo cambiamento, o no? Il Presidenzialismo mascherato è, di fatto, una riforma della Costituzione che avviene per vie ordinarie e non con legge costituzionale: è aberrante. L’Italicum è aberrante. Invocare il potere di firma del Presidente della Repubblica è più che legittimo. 

Va fermata l’offesa alla Costituzione. Solo Mattarella può farlo. L’opposizione interna al PD è annichilita. Protestano, è vero, ma è un dissenso impotente. “Robbbetta”. Sono ex leader senza carisma e senza seguito: generali senza soldati: non hanno parole, argomenti, forza, non trascinano più. Impotenti, appunto. E Renzi, in queste macerie, domina. “Il costituzionalismo alleva una ragione scettica – osserva Ainis – diffidente nei confronti del potere. Perché ha esperienza dell’abuso, sa che l’uomo troppo potente diventa prepotente”. E’ il ritratto del bullo di Firenze. Con il voto di fiducia ha scavalcato il Parlamento sulla legge elettorale: la regola del gioco. Il governo Renzi si dà, e di fatto ottiene – per l’eterno trasformismo italico – una funzione parlamentare che la Costituzione non prevede. Inaudito.

Il Premier va ridimensionato, prima che sia troppo tardi. Dicono: piace perché è innovativo e post-ideologico. L’abbiamo detto: non tutto ciò che è nuovo è buono. Sull’essere post-ideologico bisogna intendersi perché, anche qui, la realtà è molto diversa dalle apparenze. Renzi ha parlato della “dignità del PD” invitando i parlamentari a votare la fiducia. In verità – il punto è decisivo – la dignità di un partito è data dalla fedeltà degli iscritti ai principi costituenti. Principi che proprio Renzi ha tradito con immensa astuzia. E’ l’aspetto più inquietante. Perché ai cittadini meno avvertiti sfugge la sua demagogia. Eppure è visibile. Basta uno sforzo. Piccolissimo. 

Insomma: e penso al valore del 1° maggio: “è possibile davvero guidare un partito di sinistra (e governare in nome della sinistra) deridendo la forza-lavoro e il sindacato che la rappresenta, cancellando dal proprio orizzonte concettuale la giustizia sociale? Dove sta la coerenza tra il nome e la cosa? Tra i principi e la realtà? Tra i valori e l’azione politica? È sotto gli occhi di tutti: Renzi sta compiendo la più rigorosa operazione di destra che si ricordi negli ultimi 70 anni: abolisce il concetto di eguaglianza dal programma – e dalla visione – della più importante forza riformista del Paese. Uno scandalo. Per chi non l’avesse capito: con abile demagogia taglia i diritti e ne sbandiera l’estensione; promuove la precarietà e ne proclama la fine; parla di lavoro e pensa al Capitale; usa il manganello e “sta” (dice) con gli operai. Questo è Renzi. 

Contesta l’accusa di thatcherismo e di fatto l’incarna, distruggendo le conquiste politiche e sociali dei decenni più maturi della nostra democrazia. Come non vederlo: colloca il partito nell’area del socialismo europeo, ma difende in ogni circostanza – “ce lo impone la crisi” – le posizioni delle destre europee. È un dato di fatto. Da posizioni ultraliberiste distrugge lo Stato Sociale. Siamo in presenza del capolavoro politico della borghesia imprenditrice orientata a destra: si fa rappresentare dal leader della sinistra” (micromega.net, 10-11-2014). Oggi, col voto sull’Italicum, è a un passo dall’obiettivo finale. E’ l’odierna anomalia italiana. Più acuta e lancinante – se è possibile – di quella del Condannato che contratta la riforma della Costituzione. 

In questa situazione desolante, cosa fanno le forze democratiche della società civile? Un nuovo movimento stenta a nascere. C’è paura: di non farcela, della sconfitta, di non so cosa. È un’agonia. Viene in mente Marx: “Meglio una fine con spavento, che uno spavento senza fine”. Resta il M5S   " ....con la passione civile della base” (Flores d’Arcais). Morire renziani è peggio che morire democristiani.

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