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lunedì 11 maggio 2015

In Europa è la Germania che dev'essere sanzionata, non la Grecia

DI AMBROSE EVANS-PRITCHARD

Se il Diritto Comunitario fosse correttamente applicato, la Germania dovrebbe essere multata perché sta mettendo in pericolo la stabilità dell’Eurozona, violando per il quinto anno consecutivo la “Macroeconomic Imbalanced Procedure” [Procedura per gli Squilibri Macroeconomici]
Il surplus delle Partite Correnti [le transazioni internazionali in merci, servizi, redditi e trasferimenti unilaterali correnti] della Germania è fuori controllo. Le “Previsioni di Primavera” della Commissione Europea evidenziano che quest’anno il surplus supererà qualsiasi precedente record, raggiungendo il picco del 7.9% del PIL, record dell’era moderna. E nel 2016 sarà del 7.7%.


Le vaghe rassicurazioni sul fatto che questo surplus sarebbe diminuito nel corso del tempo hanno ancora una volta portato al nulla. Questo paese è ora il più grande trasgressore delle regole di stabilità dell’Eurozona. La Germania dovrebbe essere oggetto di sanzioni punitive, se le regole previste dai Trattati Europei fossero applicate.

Un anno fa Bruxelles disse alla Germania di fare il suo "dovere" (http://www.telegraph.co.uk/news/worldnews/europe/eu/11207721/Why-do-France-and-Germany-keep-breaking-EU-rules.html), ma poi non ha intrapreso azioni di sorta. Vedremo se la Commissione di Jean-Claude Juncker, questa volta, farà di meglio.
In caso contrario, un cinico potrebbe legittimamente concludere che i grandi paesi possono giocare in Europa con delle regole proprie, e che la Germania può sfidare tutte le sue Leggi.
La macchina punitiva dell’Unione Monetaria [UEM] è, in ogni caso, di tipo altamente politico. La storia della crisi del debito dell'UEM mostra che le autorità europee operano costantemente in favore dei creditori, piuttosto che del benessere macroeconomico generale (che è una cosa completamente diversa).
Questo è il quinto anno consecutivo che il surplus [delle Partite Correnti] della Germania è superiore al 6% del PIL. La “Macroeconomic Imbalanced Procedure” precisa che la Commissione deve avviare una “procedura d’infrazione” se il surplus dovesse verificarsi per tre anni di seguito, a meno che non ci siano delle chiare ragioni per non farlo.
In questo caso, però, ci sono poche circostanze attenuanti. Il surplus della Germania non è causato da uno shock una-tantum. Continua ad essere enorme anche dopo averlo rettificato per tener conto della riduzione dei costi per l’importazione dell’energia.
Si tratta di un abuso strutturale cronico, che a lungo andare renderà impraticabile l'Unione Monetaria. E’ sicuramente più pericoloso, per l'unità dell’Eurozona, di qualsiasi altra cosa stia accadendo in Grecia (http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/11583755/Anglo-Saxon-world-would-rip-apart-Europe-after-a-Grexit-says-Juncker.html).
"La Commissione Europea dovrebbe smetterla di trattenersi: la Germania deve essere sanzionata", ha dichiarato Simon Tilford, dal “Centre for European Reform”. E ha continuato: "Il suo surplus deve essere trattato nello stesso modo in cui sono stati trattati in precedenza i deficits dei paesi del sud, ovvero come un’equivalente minaccia alla stabilità dell’Eurozona. Quello che più preoccupa è che, in questa fase del ciclo economico, il surplus dovrebbe essere, al contrario, in rapida discesa".
Il “Tasso di Disoccupazione” della Germania è al 4,7%, il livello più basso nel periodo post-riunificazione. Questo paese dovrebbe quindi godere di un aumento dei consumi. Ma questo non sta accadendo perché il meccanismo di riequilibrio si è inceppato. Tutto questo dimostra che l'UEM rimane fondamentalmente sbilanciata e destinata a passare da una crisi all'altra, anche se c'è una ripresa in atto.
Ogni rimbalzo [della crescita] in Europa meridionale porterebbe ad una crescita analoga degli squilibri commerciali intra-UEM, e quindi agli stessi flussi di compensazione del capitale e di finanziamento del debito [venditore-acquirente], per arrivare infine alle stesse bolle speculative che hanno portato alla crisi dell’UEM [nel 2008].
Il Fondo Monetario Internazionale [FMI] ha avvertito, lo scorso anno (http://www.telegraph.co.uk/finance/economics/10980824/Juncker-faces-political-test-as-fines-loom-on-illegal-German-trade-surplus.html), che il surplus tedesco – dell’8.25% del PIL, se si tiene conto del ciclo – è distruttivo per l'UEM nel suo insieme. E' fra i tre e i sei punti percentuali più alto rispetto a quanto sarebbe "desiderabile", ovvero giustificato dai fondamentali. Tutto questo non è nell’interesse economico della Germania, e rende ancora più difficile, per i paesi in crisi dell'UEM, di trovare il modo per tirarsi fuori dai guai.
Il FMI ha detto che il tasso di cambio della Germania è del 18% al di sotto di quanto indicato dalla “teoria dell'elasticità” relativa al commercio, anche se prima della recente svalutazione dell'euro [il dato del 18% è in rapporto, palesemente, all’economia mondiale e non a quella intra-UEM dove, per alcuni paesi, è decisamente più alto]. Questo risultato è stato ottenuto comprimendo i salari, nei primi anni dell'Unione Monetaria, per battere sul prezzo le economie del Sud.
Gli sforzi compiuti in quest’ultima fase da Francia, Spagna, Italia, Portogallo e Grecia (la super-competitiva Irlanda è irrilevante ai fini di questo dibattito) per recuperare il terreno perduto [palese il riferimento alla deflazione salariale attuata in questi paesi], è esattamente ciò che ha spinto il sistema UEM, nel suo complesso, al crollo quasi-deflazionistico del 2011-2014.
La Germania nega di essere un trasgressore seriale della “Macroeconomic Imbalanced Procedure”. Ammette che gli effetti dell'UEM l’hanno lasciata con un tasso di cambio sottovalutato, ma nega che questo sia il risultato di "distorsioni politiche", per non parlare di una deliberata, cinica ed egoistica strategia di sfruttamento mercantilista.
Non è un mistero la ragione per cui lo squilibrio sta peggiorando. La struttura normativa e fiscale tedesca è orientata a favore della produzione e delle esportazioni, e contro il consumo. Essa è l'immagine speculare della Gran Bretagna. Ma nessuna delle due formule può essere considerata sana.
"La Germania deve tagliare l’IVA e le tasse sui redditi bassi. Avrebbe molte ragioni di tipo fiscale per agire in questo senso. Ma ha scelto di non farlo", ha detto il Sig. Tilford.
Berlino ha rifiutato di compensare la sua anemica domanda con una maggiore spesa pubblica. Gli "Ordoliberisti" del Ministero delle Finanze tedesco stanno invece ottenendo, al contrario, un avanzo di bilancio dello 0.6% del PIL, in una glorificazione quasi religiosa del risparmio.
Lo fanno anche se il “Canale di Kiel” [canale artificiale di 98 chilometri che collega il Mare del Nord (Brunsbüttel) al Mar Baltico (Kiel)] sta sbriciolandosi e le infrastrutture della Germania stanno lentamente cadendo a pezzi. Marcel Fratzscher, responsabile del tedesco “DIW Institute” e autore di “Die Deutschland Illusion”, ha affermato che gli investimenti sono scesi dal 23 al 17% del PIL a partire dai primi anni ’90, mentre gli investimenti pubblici netti sono negativi da 12 anni.
Il surplus tedesco non aveva importanza nei giorni del “marco”. Il paese lo rivalutava di volta in volta correggendo il problema. Come la Germania conduceva gli affari interni era in gran parte un problema suo. Ma, come ribadito più volte dal FMI, la questione è completamente diversa in un'Unione Monetaria. Il surplus tedesco è alla radice del divario Nord-Sud che dilania l'Unione Monetaria.
Nell’ambito della “Macroeconomic Imbalanced Procedure” – che la Germania ha voluto pensando che sarebbe stata sempre e soltanto utilizzata contro i deficits dei "peccatori" – l’Eurozona può ordinare alla Germania di presentare un "piano d'azione" per tagliare il surplus. Se non funziona, i ministri dell'UE possono portare in giudizio questo paese. Possono costringere Berlino a depositare fino allo 0.1% del PIL (2,4 miliardi di euro) in un conto speciale, mentre si trova in “libertà vigilata”. Questi soldi, in definitiva, possono essere sequestrati, se non viene fatto niente.
Inutile aggiungere che tale sanzione causerebbe una forte indignazione nel Bundestag, e rischierebbe di distruggere il consenso politico tedesco per l'euro. La maggior parte dei cittadini tedeschi pensa che la Germania stia già spendendo troppo nella molle Europa meridionale.
Guarderemo con interesse a come il Presidente Juncker sceglierà di navigare fra questi infidi scogli politici, soprattutto perché ha ottenuto il suo attuale lavoro attraverso il patronage tedesco. E' stata la Cancelliera Angela Merkel a fargli da calzante, lo scorso anno a Palazzo Berlaymont [edificio istituzionale di Bruxelles], contro le obiezioni britanniche.
Con poche lodevoli eccezioni – come ad esempio quella del Sig. Marcel Fratzscher [Presidente del più prestigioso Istituto tedesco di ricerche economiche, il “DIW Berlin] – le élites politiche tedesche rifiutano di riconoscere che c'è qualcosa di sbagliato nella loro “politica del surplus”, e ritengono inoltre che non c’è alcuna necessità di discutere l'argomento con tutti.
Questo rifiuto di vedere le cose anche dal punto di vista degli altri è un “test di pazienza” per tutto il mondo. La Germania ha spodestato la Cina nel ruolo di arci-cattivo nei reports che il Tesoro USA sottopone al Congresso riguardo la manipolazione valutaria, e per ovvie ragioni.
I surplus cronici non sono che un modo per “rubare domanda” da qualche altra parte. Essi esportano disoccupazione negli altri paesi, e questo è un fatto importante in un'epoca di "stagnazione secolare" e di “risparmio globale” in eccesso. Le società hanno il diritto di reagire quando questo [il surplus] sfugge di mano.
Questa politica mercantilista non ha alcun senso per la stessa Germania. Le eccedenze vengono riciclate in flussi di capitali verso l'estero a tassi di rendimento negativi, erodendo la base della ricchezza di cui il paese avrà bisogno nei prossimi 10 anni, visto il rapido declino demografico. Gli storici considereranno l'era Schroder/Merkel come quella degli errori politici in serie.
Quanto prima la Germania abbandonerà il feticismo fiscale per investire il proprio denaro nel proprio paese, per il suo stesso bene, meglio sarà per tutti.
Ambrose Evans-Pritchard
Fonte: http://www.telegraph.co.uk

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