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lunedì 9 marzo 2015

Tra una fumata e l'altra del Centro Oli, ci stiamo ammalando lentamente
















di Eugenio Bonanata


Il racconto di Cristina, che vive a due passi dall'impianto di trattamento dell'Eni



“Un volta la colpa è del black out, un'altra volta del temporale, un'altra volta ancora sono le procedure di sicurezza”. Si finisce col non credere più alle continue giustificazioni addotte dall'Eni. L'ultima fumata, dal Centro Oli di Viggiano, solo sabato scorso.

Cristina, che abita a pochi passi da lì, a contrada Vigne, ha avvertito un “fortissimo odore di zolfo” e ha subito allertato l'assessore regionale all'Ambiente Berlinguer. “Ero in casa con i miei figli e tra il cattivo tempo e quell'odore che ti penetrava nelle narici, è stato terribile”, afferma Cristina. Solo nell'ultimo anno sono state una decina le fumate anomale provenienti dal Centro Oli, il famigerato impianto dove avviene un primo trattamento del greggio estratto in val d'Agri: 85mila barili al giorno che tra qualche anno potrebbero passare a 129mila, secondo i piani dell'Eni.

Continua a raccontare i dettagli delle “fiammate”, Cristina. “Stranamente quando segnaliamo queste fumate anomale, le centraline di rilevamento sono sempre inattive; e non risultano mai superamenti di soglia per gli inquinanti”. Ci si sente “presi in giro due volte” a contrada Vigne. “E poi continuiamo a ignorare quali effetti provocano su di noi queste violente inalazioni”, spiega. Il bruciore agli occhi è poca cosa. Nella contrada più prossima al Centro Oli, infatti, il vero dramma è un altro. “Negli ultimi anni si stanno ammalando e stanno morendo di tumore anche persone giovani”. Cristina ha diversi casi in famiglia. E al “caso” non ci crede più. “Se poi consultiamo il registro tumori regionale scopriamo che la Val d'Agri ha meno malati dell'area del Potentino”. “Non è possibile”, sbotta Cristina. Tra una fiammata e l'altra, tra un tumore e l'altro, tra una rassicurazione e l'altra, qui decine di famiglie continuano a vivere nell'inferno e nell'ansia quotidiana. “Ci siamo rassegnati, dopo tanti anni di denunce non è cambiato mai nulla”. E ancora: “Se avessi la possibilità da qui me ne andrei. Un tempo c'erano le vigne, l'olio, gli agricoltori, gli allevatori, l'aria pulita”. Oggi solo “deserto”, “operai calabresi e siciliani” dell'Eni al lavoro, e una puzza di zolfo che certi giorni “ti spezza il fiato”, oltre che “la speranza” in un domani migliore.

da http://basilicata.basilicata24.it/

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