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venerdì 5 dicembre 2014

Ma allora nella Lucania trivellata chi fa i controlli Ambientali?


Dalla lettera di Antonio Alberti libero Professionista e pensatore

ripresa su
Redazione Basilicata24


A seguito delle lettera aperta del sottoscritto al Presidente Pittella, al direttore del Dipartimento Ambiente Santoro ed al Direttore dell’Arpab Aldo Schiassi  il sottoscritto è stato invitato dal Direttore Schiassi, presso la sede Arpab per un confronto ed un approfondimento delle tematiche riguardanti la radio tossicità dei reflui provenienti dal Cova di Viggiano. Il primo incontro si è tenuto lunedì 17 novembre scorso e, tra gli altri, era presente anche il Presidente del Parco Appennino Lucano Val D’Agri e Lagonegrese ing. Totaro ed un suo consulente ing. La Banca. In tale occasione il Direttore Schiassi si è dimostrato molto interessato a recepire suggerimenti provenienti dalla società civile per cambiare completamente il modo di operare dell’Arpab e renderlo più operativo ed efficace e garante degli interessi dei Lucani. Quindi è stata fissata una successiva riunione che si è tenuta il giorno 1 dicembre, nella stessa sede, questa volta, tra il Direttore Schiassi ed tre suoi collaboratori ed il sottoscritto e la dottoressa Albina Colella.

Tossicità e radioattività dei reflui del Cova. Durante questa riunione, volendo focalizzare l’attenzione sulla tossicità e radioattività dei reflui del Cova, ho proposto all’Arpab di effettuare una serie di controlli a campione consistenti in analisi chimico-fisiche e radiometriche delle acque reflue che ogni giorno, con 50 autobotti da 40.000 litri cadauna, trasportano reflui dal Cova a 4 centri di smaltimento ubicati in 4 regioni italiane (Basilicata, Calabria, Campania e Abbruzzo).

Inoltre, affinchè tale campionamento potesse risultare affidabile ed inconfutabile da parte di chiunque (Eni o associazioni Ambientaliste), ho proposto di applicare una Procedura secondo un Sistema Qualità ISO 9001 che prevede anche la validazione dei risultati da parte di un Ente terzo che dovrebbe presenziare anche durante il prelievo dei campioni. E qui casca l’asino purtroppo, a questo punto il Direttore Schiassi ha dimenticato di colpo i buoni propositi della prima riunione e si è messo a filosofare ed interpretare le norme di legge dicendo che “Arpab altro non è che diagnostica di laboratorio e monitoraggio ambientale”, che “il core business dell’Arpab sono le AIA (Autorizzazioni Integrate Ambientali ) e che “le norme che disciplinano le azioni di Arpab prevedono tre tipi di azione definiti come Prestazioni non onerose, prestazioni obbligatorie onerose, prestazioni Volontari". "Le prestazioni obbligatorie non riguardano le attività dotate di AIA come quella dell’Eni”. A questo punto io ho chiesto all’esimio direttore: “come monitora Lei i reflui trasportati da 50 autobotti al giorno che escono dal Cova di Viggiano?” ed il Direttore ha risposto che l’unico obbligo che Eni ha è quello di spedire ogni tre anni all’Arpab un Piano di Autovalutazione sull’intero percorso dei reflui, tali reflui contengono radioattività naturale e purchè la radioattività rimanga nei limiti della radioattività naturale tutto va bene e nulla è contestabile ad Eni. Tra l’altro nemmeno tale documento era stato mai inviato da Eni all’Arpab e lo Schiassi ne ha sollecitato l’invio, l’ha ricevuto venerdì 28 novembre e il Direttore Schiassi, a suo dire, “farà le pulci a tale documento, prima possibile, nonostante esso sia composto da un corposo faldone”. Alleluia, cosicchè l’Arpab avrà svolto la sua inutile funzione di analizzatore di scartoffie compilate da Eni che riveste le doppie funzioni di controllato e controllore.

Acqua radioattiva. Bisogna fidarsi sulla parola. A questo punto qualsiasi persona dotata di un minimo di acume è portata a farsi le seguenti domande e considerazioni: l’acqua contenete radioattività cosiddetta “naturale” si chiama così perché non fa male come l’acqua minerale che compare sulle nostre tavole o si chiama così solo perché è determinata dalle acque di strato presenti in natura a 3000 metri sottoterra e ricche di minerali radioattivi da millenni e che continueranno ad essere radioattivi La risposta a questa semplice domanda è che l’acqua reflua del Cova di Viggiano contiene radioattività naturale perché contiene minerali radioattivi disciolti, e aggiungo che, a 3000 metri sotto terra, essa non danneggia né pesci, né uccelli, né l’uomo , ma quando la portiamo in superficie, essa va trattata con ogni cautela e controllo e ne va determinato il ciclo di smaltimento in ogni sua fase. La seconda osservazione è che, si parte dall’assunto che Eni, bontà sua, nonostante tutte le Compagnie petrolifere del mondo lo facciano, non utilizzi altri isotopi radioattivi nelle fasi di perforazione ed estrazione e che vanno poi a finire nelle acque reflue (le cosiddette acque di lavorazione); questi, nel caso di loro utilizzo, aggiungerebbero altra pericolosa radioattività alle acque di strato anche se ciò non è permesso nell’Autorizzazione Integrata Ambientale. Chi controlla se ciò avviene oppure no? Ma nessuno naturalmente poiché ci fidiamo ciecamente dell’attività svolta da Eni. A tal proposito ho da dire che stamane sono andato presso un centro di revisione auto per far revisionare la mia auto ed ho appreso che questi Centri della Mtc, che sono dei controllori degli automobilisti, da gennaio prossimo saranno a loro volta controllati da telecamere collegate con la Motorizzazione Civile che ne supervisionerà in diretta l’attività (classico sistema di controllore che viene controllato), invece chi lavora, trasporta e tratta acque tossiche e radioattive può farlo sulla parola, senza alcun controllo oggettivo di enti terzi e ciò è possibile, a detta del Direttore Schiassi, perché questi sono gli accordi che il Presidente della Regione Basilicata ha preso con Eni, accordi previsti nell’AIA concessa al Centro Olio Eni di Viggiano. La terza osservazione è che, a seguito dell’AIA concessa a Eni, qualsiasi attività di controllo di Arpab può interessare i reflui all’uscita del Cova solo a seguito di una esplicita autorizzazione del Presidente della Regione. Io, francamente, non credo a questa interpretazione della norma rifilatami dal direttore Schiassi; tuttavia se così fosse l’Arpab interverrebbe solo a danno ambientale avvenuto e non preventivamente, poiché rileverebbe la radioattività dopo il trasporto o peggio dopo la dispersione nell’ambiente; che senso avrebbe l’esistenza di una struttura di controllo?

Controllore e controllato coincidono. Da tutto ciò che è emerso nell’incontro del primo dicembre ho tratto le seguenti conclusioni: Le acque reflue che lasciano il Cova di Viggiano in 50 autobotti al giorno sono certamente rifiuti pericolosi e radioattivi; quanto pericolosi e quanto radioattivi non è dato saperlo se non in base al Piano di Autovalutazione che Eni s.p.a. (soggetto controllore) redige su se stesso Eni s.p.a. (soggetto controllato), semplicemente ridicolo. L’attività che Arpab ha svolto ed intende svolgere è solo quella di “fare le pulci “ alle scartoffie preparate da Eni s.p.a. o di monitorare contaminazioni dell’ambiente già avvenute, attività veramente costose per i cittadini Lucani, considerando tutto il personale dipendente di Arpab, la sua professionalità e che il solo compenso di Schiassi supera le 120.000 euro l’anno. Qualsiasi attività di controllo preventivo che Arpab volesse effettuare dovrebbe preventivamente essere autorizzata dal Presidente della Regione e quindi l’attività di quello che si pensa sia un Ente Istituzionale indipendente, l’Arpab, diventerebbe l’attività dell’ennesimo Carrozzone Politico, che effettuerebbe, oltretutto, indagini e monitoraggi senza la validazione scientifica dei risultati da parte di un ente terzo non politicizzato.


p.s. alla luce di quanto emerge da questo documento viene da chiedersi..... " ma in Basilicata allora chi effettua i controlli ambientali a salvaguardia della salute dei cittadini "

Fonte:http://basilicata.basilicata24.it/lopinione/interventi-commenti/acque-radioattive-centro-oli-controlli-danno-fatto-15840.php

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