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lunedì 17 novembre 2014

La RSU VIBAC di Grumento Nova incontra i Sindaci della Val d'Agri

di Vincenzo Cirigliano

Questa mattina grazie all’interessamento e alla disponibilità logistica messaci a disposizione dal Sindaco di Grumento Nova Dott. Imperatrice,  nella sala Consiliare del Comune, le Rappresentanze Sindacali Unitarie CGIL, CISL, UIL hanno avuto modo di esporre quella che è la situazione Lavorativa dello Stabilimento VIBAC di Grumento Nova, alla luce delle richieste che negli ultimi giorni sono venute dalla Direzione di Gruppo. Nel merito la Dirigenza Aziendale lamenta delle oggettive difficoltà che negli ultimi anni il gruppo Vibac si trova a fronteggiare a seguito di una concorrenza estremamente competitiva che arriva soprattutto dall’Asia ( India e Cina ) e dai paesi Euroasiatici ( Turchia, ecc ). Riferendoci a quanto detto dai vertici Aziendali, si manifesta l’esigenza da parte della Proprietà di Recuperare competitività attraverso l’abbattimento dei costi e l’ammodernamento degli Impianti. Il secondo punto si realizzerà allorquando sarà raggiunto il primo obiettivo, ossia l’abbattimento dei Costi, ricorrendo, nelle intenzioni dell’Azienda manifestate ad inizio trattativa, ai Contratti di Solidarietà e all’azzeramento di tutte quelle voci relative alla Contrattazione di Secondo livello quali, Premio Produzione, Quattordicesima, ecc.
In pratica ricorrendo a quegl’Istituti ormai largamente utilizzati in tantissime Aziende Italiane ed introdotti anche cavalcando, a volte impietosamente, le conseguenze della crisi in atto. Quello che io come rappresentante CGIL e i miei colleghi RSU si è cercato, nel corso dell’incontro, di rimarcare dinanzi alla delegazione dei Sindaci intervenuti all’incontro ( Grumento N, Marsicovetere, Marsiconuovo, Tramutola, Sarconi, ecc, che ci sentiamo doverosamente di ringraziare ), è che sarebbe auspicabile, dinanzi a queste richieste dell’Azienda, che la politica si attivasse per dare il suo contributo e che scongiurasse attraverso gli strumenti idonei, sia la possibilità di perdere posti di Lavoro, sia la possibilità di erodere pesantemente il potere di acquisto degli stipendi che di certo gravi ripercussioni avrebbe sul sistema Commerciale e di Servizi della Val D’Agri, garantendo nel contempo all'Azienda la possibilità di recuperare competitività nel suo mercato di riferimento. In questo abbiamo riscontrato la condivisione di tutti i Sindaci intervenuti che hanno espresso la loro volontà di sostenere i lavoratori e l'Azienda e farsi carico di vagliare tutte le soluzioni possibili, promuovendo l'intervento anche delle Istituzioni Regionali. Non si può infatti pensare, dinanzi ad una Crisi Economica gravissima, accentuata da una tassazione asfissiante da parte dello Stato che viene già pagata pesantemente dai lavoratori e dalle loro famiglie, di intervenire con strumenti che vadano ad alleggerire ulteriormente le tasche dei Lavoratori, in una Regione, la Basilicata, che tanto potrebbe dare in termini di aiuti legati all’Energia, visto la ricchezza di Gas e di Petrolio localizzata in particolare nel territorio della Val d’Agri. La Vibac essendo un’Azienda particolarmente energivora potrebbe beneficiare tantissimo di aiuti in questo campo, soprattutto in merito a Metano ed Energia Elettrica, a patto che la Regione e lo Stato Italiano non si trincerino sempre dietro i patti di leale concorrenza imposti dall’Europa. E’ forse leale concorrenza produrre in molti paesi della Comunità Europea, come la Polonia, con stipendi di 400 Euro al mese? O pensate che la Germania si sia fatta qualche problema con i Partner Europei, per aiutare e risanare le Imprese dell’Ex DDR durante il processo di integrazione territoriale, ricorrendo ad aiuti di qualsiasi natura? Quello che i Lavoratori VIBAC chiedono ai Sindaci è di farsi promotori di un’azione condivisa verso i vertici Regionali, rivolta a mettere in campo tutti gli strumenti possibili per sostenere oggi la Vibac e domani qualsiasi altra Azienda ne avesse l’esigenza, per salvaguardare non solo posti di lavoro, ma soprattutto il Potere d’acquisto di chi lavora. Da questa crisi si può uscire solo rimettendo nelle tasche del ceto medio più liquidità possibile, perché è il ceto medio che mette in moto l’economia. Se si rifiuta di capire e si pensa di risolvere questi problemi facendo ricadere i sacrifici sempre sui lavoratori, allora non siamo certo sulla buona strada

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