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venerdì 24 ottobre 2014

Aumento Iva, Irap, benzina, bollo auto, regime minimi e Tfr. Ecco tutte le fregature nascoste nella Legge di Stabilità

La legge di stabilità non è soltanto taglio della base imponibile Irap per le aziende o 80 euro per le neo mamme, la nuova finanziaria italiana nasconde nelle sue pieghe anche molte fregature. Ormai è prassi assodata per il legislatore presentare la legge di stabilità con annunci spot che ne evidenziano tagli di tasse e maggiori incentivi, nascondendo tra commi particolarmente lunghi e complessi dei veri e propri trabocchetti per i cittadini.
Nonostante slide e belle parole la morale della favola resta sempre la stessa: se la coperta è corta, (e per l’Italia ormai questo è assodato) coprendo più da una parte si lascia inevitabilmente scoperta l’altra. Ma vediamo quali fregature si nascondono nella legge di stabilità per il cittadino.
Clausola di salvaguardia, aumento Iva
La legge di stabilità contiene una clausola di salvaguardia, ovvero un salvagente voluto da Bruxelles per blindare gli impegni di bilancio presi dall’Italia. Se i conti italiani non raggiungeranno gli obiettivi prefissati con Bruxelles, scatterà la clausola di salvaguardia che prevede l’aumento automatico dell’Iva. La manovra del governo Renzi porta in dote a Bruxelles, in caso di necessità, un aumento dell’aliquota Iva agevolata del 10% di 2 punti percentuali nel 2016 e poi di un altro punto nel 2017, arrivando così al 13%. Mentre l’attuale aliquota ordinaria del 22% salirebbe al 24% nel 2016, al 25% nel 2017 e al 25,5% nel 2018.
Aumento benzina
Se l’Unione europea non accogliesse il meccanismo per il quale sarebbero le Pa a versare l’Iva e non le imprese, è previsto l’aumento delle accise sulla benzina come copertura. In pratica se Bruxelles non dovesse accettare il meccanismo dello split payment la copertura di circa un miliardo di euro arriverebbe da un automatico aumento della benzina.
Aumento Irap
Già dall’anno d’imposta in corso la legge di stabilità prevede l’aumento dell’aliquota Irap dal 3,5 al 3,9%. Dall’altra parte, c’è da dirlo, va considerata l’eliminazione della componente lavoro dalla base imponibile Irap, valida però soltanto per le imprese con lavoratori assunti con contratto a tempo indeterminato. Per le piccole aziende, quelle con pochi dipendenti precari oltre alla mancata agevolazione si aggiunge anche la beffa dell’aumento dell’Irap al 3,9%.
Bollo auto storiche
Nelle pieghe della legge di stabilità si nasconde anche la cancellazione dell’esenzione dal pagamento del bollo per le auto storiche. Secondo l’Automotoclub storico italiano il gettito per lo Stato sarebbe appena di 7,5 milioni di euro, ma peserà non poco sui cittadini che possiedono una macchina d’epoca.
Pensione e Tfr 
Questo è un capitolo davvero interessante, forse la più grande fregatura contenuta nella legge di stabilità. Qualche settimana fa il premier ha annunciato che avrebbe messo il Tfr in tasca ai lavoratori. La legge di stabilità dà infatti, la possibilità al lavoratore di scegliere se ricevere parte del suo Tfr direttamente in busta paga, con un aggiunta del 7,41% della retribuzione. Ma la fregatura è proprio dietro l’angolo e colpisce soprattutto i poco informati. Prima di decidere se prendere o meno il Tfr in busta paga è necessario sapere che la tassazione a cui è sottoposto il Tfr sarà quella ordinaria come per tutti gli altri redditi da lavoro e non quella agevolata che si applica solitamente sul trattamento di fine rapporto.
Non va meglio a chi decide di accantonare il Tfr in fondi pensione e casse previdenziali. La legge di stabilità infatti, prevede l’aumento della tassazione per la previdenza complementare: le tasse sui fondi pensione passano dall’11,5% al 20%, mentre quelle delle casse di previdenza dal 20 al 26%.
ISEE
Inoltre c’è da considerare il fatto che mettere il Tfr in busta paga significa aumentare il proprio ISEE. Potrebbe quindi accadere che il lavoratore optando per il Tfr subito in busta paga superi il tetto massimo di reddito per altre agevolazioni come il bonus Irpef di 80 euro o altri benefici assistenziali come sconti sull’iscrizione del figlio all’asilo.
Regime dei minimi
Ecco l’ultima fregatura contenuta nella legge di stabilità, questa volta il tranello riguarda i professionisti con redditi bassi. Si tratta del regime dei minimi, il regime fiscale agevolato (con una imposta sui redditi inferiore rispetto a quella ordinaria), applicato a professionisti, lavoratori autonomi e titolari di partita Iva i cui guadagni non superano una certa soglia. Con la legge di stabilità la tassazione dei minimi passa dal 5% attuale ad un’aliquota forfettaria del 15%. In pratica, chi godeva di un regime agevolato perché guadagna poco, nel 2015 si troverà un’aliquota triplicata.
E per fortuna questo dovrebbe essere un governo di sinistra.

Fonte:  http://www.forexinfo.it/Aumento-Iva-Irap-benzina-bollo

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