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venerdì 19 settembre 2014

Il Patto del Nazareno, il Patto con la Mafia?

Lettera apertissima a Matteo Renzi 
di Giorgio Bongiovanni.
Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, abbiamo seguito attentamente la sua visita a Palermo, nel quartiere di Brancaccio, e purtroppo ne siamo rimasti delusi. Delusi non tanto dalla mediocrità del suo intervento - nel luogo dove padre Puglisi strappava i bambini ai boss ha pronunciato la parola 'mafia' una sola volta - quanto dalla sua ipocrisia.  Lei, infatti, soprattutto da alcuni mesi a questa parte,  continua a dialogare di riforme per il bene del nostro Paese con Silvio Berlusconi, a capo di un partito che è stato ideato e costruito da Marcello Dell'Utri, condannato definitivamente in Cassazione per concorso esterno in associazione mafiosa. Un partito quindi fondato per fare anche gli interessi della mafia, quella stessa che lei ha dichiarato a chiacchiere di combattere. Non le sembra una grave contraddizione?
Nonostante Berlusconi sia a capo di un partito dell'(apparente) opposizione e raccolga tuttora molti consensi, questo non le dà l'autorizzazione, da parte del popolo - dal quale non è stato nemmeno eletto - di intavolare, tramite il cosiddetto "Patto del Nazareno", una eventuale nuova "trattativa" con un pregiudicato - quale è a tutti gli effetti -  che ha tra gli obiettivi quello di modificare la nostra Costituzione. Al processo per la trattativa Stato-mafia tuttora in corso è logico, oltre che doveroso, raccogliere tutte le prove per poter attestare che rappresentanti delle Istituzioni abbiano collaborato attivamente all'apertura di un canale di dialogo con la Cupola di Cosa nostra, sottomettendosi al ricatto dei boss, commettendo gravissimi reati (attentato a corpo politico dello Stato) e accelerando così le stragi del '92 e '93. Mentre è invece già provato dalle sentenze - le motivazioni della sentenza di Cassazione con la quale è stato condannato Dell'Utri - che "la sistematicità nell'erogazione delle cospicue somme di denaro" indica "la ferma volontà di Berlusconi di dare attuazione all'accordo al di là dei mutamenti degli assetti di vertice di Cosa nostra".
Certamente ricorderà, Primo Ministro, quel convegno trasmesso sugli schermi di tutto il mondo nel quale Berlusconi poggiò la mano sulla spalla di Dell'Utri e lo difese dalle accuse dei giudici che "devono essere recuperati dalla società". Poi quelle accuse, però, si sarebbero dimostrate veritiere e confermate a maggio dalla Suprema Corte. E intanto l'opinione pubblica assistette alla garanzia, davanti a tutti i canali d'informazione, dell'appoggio e del sostegno promesso dal "grande statista italiano" all'amico che si rivelerà essere l'uomo-cerniera tra Cosa nostra e il mondo politico e imprenditoriale del Paese.
Allo stato dell'arte, Primo Ministro, è più che mai necessario dimostrare a tutti gli italiani di voler prendere sul serio la lotta alla mafia e questo, di conseguenza, significa prendere le distanze dal capo di una Forza Italia a suo tempo scelta da Cosa nostra perché avrebbe potuto essere garante di nuovi equilibri politico-mafiosi. Un partito voluto, progettato e fondato dallo stesso Dell'Utri, e dunque voluto dalla mafia.
E dovrebbe prenderne le distanze anche a costo di non poter contare su quei voti utili per le sue riforme (riforme???). Diversamente il governo Renzi sarà annoverato tra quelli - come nel caso del governo Crispi o Giolitti, Craxi, Andreotti, Cossiga, Berlusconi, Amato ecc. ecc. per citarne solo alcuni - che non solo hanno convissuto con la mafia, ma ci hanno anche trattato e fatto affari.
La risposta che attendiamo da lei, presidente, è - lo ribadiamo - il distacco totale dal pregiudicato Silvio Berlusconi. Riceveremo dunque un segnale da parte sua di una nuova e ferma volontà di voler liberare l'Italia dalle organizzazioni criminali - ad oggi le più potenti del mondo occidentale - o dovremo scrivere che siamo ancora una volta alla presenza di uno Stato-mafia?


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