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martedì 30 settembre 2014

Bomba a 5 Stelle su Petrolio, Acqua ed Ambiente in Basilicata

di Redazione Basilicata24

Viene depositata oggi, alla sede romana della Rappresentanza in Italia della Commissione europea, a Palazzo dei Campanari, in via IV Novembre , dal capogruppo M5S al Senato,Vito Petrocelli, una denuncia per inadempimenti del diritto comunitario sul rispetto della direttiva “Acque”, la 2000/60/CE, commessi dallo Stato italiano e dalla Regione Basilicata. I fatti riguardano la Concessione petrolifera Eni/Shell “Val d’Agri”, in Basilicata, di 660 kmq, dalla quale, al momento, si estraggono circa 90 mila barili al giorno di petrolio e 900 milioni di mc di gas (rappresentano il 6% e l’1,4% del fabbisogno nazionale). Questa concessione è al centro di un tentativo per portare le estrazioni minerarie a 130 mila barili al giorno (equivalenti a circa il 10% del fabbisogno nazionale di petrolio), aumentando sia il pescaggio dai 25 pozzi attualmente attivi e sia aumentando il numero di pozzi operativi di altre 12 unità. I pozzi inBasilicata raggiungono profondità di circa 5 km.



Si vuole che la Commissione europea per l’ambiente valuti il rischio che le perforazioni realizzate sui monti dell’Appennino lucano possano inquinare irreversibilmente le circa 650 sorgenti sotterranee che alimentano l’Agri, un fiume le cui acque attraversano un parco nazionale, alimentano la diga del Pertusillo e forniscono il circuito dell’acqua potabile e di irrigazione di due regioni, la Basilicata e la Puglia.




Jobs Act, dall’articolo 18 al salario minimo: ecco la riforma del lavoro di Renzi



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Mercoledì 1 ottobre riprende il suo cammino in Senato ma, nell’attesa, la riforma del lavoro voluta daMatteo Renzi accende lo scontro all’interno del Pd e tra governo e sindacati. Specie sulla questione del reintegro previsto dall’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori. Il Jobs Act prevede contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti per i nuovi assunti; riordino della cassa integrazione con nuovi limiti all’utilizzo dello strumento; razionalizzazione degli incentivi all’assunzione e in generale riordino dei servizi del lavoro e delle politiche attive; rimodulazione dell’Aspi (l’assegno di disoccupazione) in relazione alla carriera contributiva del lavoratore con l’estensione, però, anche ai collaboratori, adesso esclusi. E, infine, ferie ‘solidali’. Ecco la riforma punto per punto:


Contratto a tutele crescenti per i neoassunti

Arriva “il contratto a tempo indeterminato a tutele crescenti in relazione all’anzianità di servizio” per tutti i neoassunti. La delega non cita espressamente l’articolo 18 e saranno i decreti delegati a definire le modifiche. Fino ad oggi il premier Matteo Renzi ha affermato la necessità di sostituire il reintegro con l’indennizzo in caso di licenziamento giudicato illegittimo (ad eccezione dei licenziamenti per motivi discriminatori) ma oggi nel corso della direzione Pd ha detto che andrà mantenuto anche per i licenziamenti disciplinari. In questo caso si avrà un sostanziale nulla di fatto perché sulle interruzioni di rapporto di lavoro per motivi economici è già intervenuta la legge Fornero prevedendo l’indennizzo in caso di licenziamento illegittimo.

Finalmente in Europa un'opposizione seria alle Lobby del Petrolio

lunedì 29 settembre 2014

Jobs Act: vite spezzate

di Midnight Rider.

Quando avevo 20 anni mollai l'università. Per due settimane. Volevo guadagnarmi da vivere, disporre di soldi da spendere senza chiedere niente a nessuno. Mia madre piangeva ogni giorno, neanche mi fosse stato diagnosticato un male incurabile.
Mentre cercavo lavoro su un giornale di annunci, risposi a un'inserzione in cui si offriva un lavoro di facile distribuzione e si promettevano ottimi guadagni. Mi presentai al colloquio e mi trovai di fronte una tipa loschissima di Roma, tale signora Lucia, e un cretino azzimato di Milano, tale signor Gianni, che si spacciava per ex dirigente Fininvest.
Benché fossi giovane e relativamente inesperto, la faccenda puzzava di bruciato in maniera nauseante. Ad ogni angolo della stanzetta in cui si tenevano i colloqui, all'interno di un anonimo edificio di periferia, si accendeva un neon con la scritta "inculata imminente", tanto più che i reclutatori cercavano di lusingarmi con il fatto che la mia maturità classica (la "formazione umanistica" come l'aveva mellifluamente definita quella furbacchiona di Lucia) si sarebbe rivelata preziosa per l'espletamento delle mie mansioni lavorative. In sostanza si trattava di vendite porta a porta. Ogni settimana la tipologia di merce cambiava: libri di cucina, favole, pubblicazioni di storia, gadget di nessuna utilità e paccottiglia varia.
Il compenso era garantito su base statistica. La garanzia era rappresentata da un grafico tracciato su un foglio di carta. Puntava radiosamente verso l'alto.
Gianni & Lucia ti fornivano il materiale da smerciare e sulla base delle vendite realizzate il vucumprà "local" percepiva una percentuale, forse in nero forse con ritenuta d'acconto, non ricordo. Fissavano degli improbabili obiettivi di vendita denominati "Campana" e "Campanaccio" il cui raggiungimento ti avrebbe regalato un misero bonus.
Benzina, macchina, pasti, umiliazioni e minacce fisiche da parte di potenziali clienti non così potenziali erano a carico mio.

Scordatevi la ripresa, la Germania la impedirà

Non crediate di riuscire a risollevarvi: l’austerità ha vinto e il dogma tedesco che l’ha imposta, condannando il resto d’Europa, non sarà mai intaccato. La “voce del padrone” è quella di un economista leader a Berlino, Daniel Gros, direttore del “Centre for European Policy Studies”: dal suo think-tank, centro studi di politica europea, Gros ammette di fatto che è un solo paese – la Germania – a dettare le sue regole a tutti gli altri partner della cosiddetta Unione Europea. Regole che affliggono il continente, e che non cambieranno: gli Stati come l’Italia continueranno ad avere amputazioni alla spesa pubblica, destinate a sabotare il sistema-paese trasformandolo in terra di profughi economici e di salariati a basso costo, secondo uno schema funzionale soltanto al “made in Germany”. Per Gros, lo scambio a distanza tra Renzi il guardiano dell’austerità europea, il finlandese Jyrki Katainen, segna la fine del dibattito sulla flessibilità nei conti pubblici perché «sancisce la definitiva incomunicabilità fra le due scuole di pensiero che si fronteggiano in Europa».

domenica 28 settembre 2014

Ecco la Coerenza di Renzi sull'articolo 18

E' sconvolgente capire, attraverso filmati di qualche mese fa, quanto sia poco coerente Renzi su argomenti affrontati in Campagna Elettorale dinanzi a milioni di  Italiani e che ora si stanno traducendo in provvedimenti di Governo, ma con ben altre premesse ed intenzioni. Travaglio ve ne mostra un esempio eclatante che mi piacerebbe far commentare allo stesso Renzi.

Cinque passi per un futuro vivibile

DI MATTEO BARTOCCI
ilmanifesto..info

Se c’è una cosa che odio in que­sti giorni è discu­tere della crisi italiana.
Sarà il sala­rio minimo pre­sente in tutta Europa tranne l’Italia a distrug­gere l’umanità? Saranno gli 80 euro di Renzi ad aggiun­gere lo 0,0007 per cento al Pil? Se man­gias­simo tutti gli ali­menti sca­duti potremmo scon­fig­gere la fame? Non è impres­sio­nante che la borsa rag­giunga nuove vette e lo spread sia ai minimi sto­rici men­tre il potere d’acquisto delle fami­glie si restringe?


Mi sento come se stessi ascol­tando un dibat­tito sul sesso degli angeli.
Secondo me, ci sono cin­que spor­chi segreti sull’economia ita­liana che non ci vogliono far sapere .
Numero uno. La più grande men­zo­gna di tutti. Aggiu­stare l’economia ita­liana è qual­cosa di simile al tele­tra­sporto su Giove: è impos­si­bile! Al di là delle nostre pos­si­bi­lità! Fantascienza!

sabato 27 settembre 2014

La crisi dell’euro: cause e rimedi

La miscela esplosiva contemporanea: un modello che mescola declino economico e speculazioni della finanza, una produzione ridotta all’osso e controllata dalle grandi imprese, vecchi risparmi familiari che finanziano consumi impoveriti, una società disuguale, frammentata e disorientata. Come uscirne? L'analisi di un grande economista.

di Joseph Stiglitz, da il manifesto, 26 settembre 2014

Non ho bisogno spiegare quanto sia drammatica la situazione economica in Europa, e in Italia in particolare. L’Europa è in quella che può definirsi una «triple dip recession», con il reddito che è caduto non una, ma tre volte in pochi anni, una recessione veramente inusuale.
Così l’Europa ha perso la metà di un decennio: in molti paesi il livello del Pil pro capite è inferiore a quello del 2008, prima della crisi; se si estrapola la serie del Pil europeo sulla base del tasso di crescita dei decenni passati, oggi il Pil sarebbe del 17% più alto: l’Europa sta perdendo 2000 miliardi di dollari l’anno rispetto al proprio potenziale di crescita.

Oggi abbiamo a disposizione una grande quantità di dati sull’impatto delle politiche di austerità in Europa. I paesi che hanno adottato le misure più dure, ad esempio chi ha introdotto i maggiori tagli al proprio bilancio pubblico, hanno avuto le performance peggiori.
Non solo in termini di Pil, ma anche in termini di deficit e debito pubblico. Era un esito previsto e prevedibile: se il Pil decresce anche le entrate fiscali si riducono e questo non può far altro che peggiorare la posizione debitoria degli stati.

Tutto ciò avviene non perché questi paesi non abbiano realizzato politiche di austerità, ma proprio perché le hanno seguite. In molti paesi europei siamo di fronte non a una recessione, ma a una depressione.

L'UE, sempre più dittatura

di Luciano Gallino 

«Quel che sta accadendo è una rivoluzione silenziosa - una rivoluzione silenziosa in termini di un più forte governo dell'economia realizzato a piccoli passi. Gli Stati membri hanno accettato - e spero lo abbiano capito nel modo giusto - di attribuire importanti poteri alle istituzioni europee riguardo alla sorveglianza, e un controllo molto più stretto delle finanze pubbliche». Così si esprimeva il presidente della Commissione Europea, José Manuel Barroso, in un discorso all'Istituto Europeo di Firenze nel giugno 2010.
Non parlava a caso. Sin dal 2010 la Ce e il Consiglio Europeo hanno avviato un piano di trasferimento di poteri dagli Stati membri alle principali istituzioni Ue, che per la sua ampiezza e grado di dettaglio rappresenta una espropriazione inaudita - non prevista nemmeno dai trattati Ue - della sovranità degli Stati stessi.


Non si tratta solo di generiche questioni economiche. Il piano del 2010 stabilisce indicatori da cui dipende l'intervento della Ce sulla politica economica degli Stati membri; indicatori elaborati secondo criteri sottratti a ogni discussione da funzionari della CE. Se gli indicatori segnalano che una variabile esce dai limiti imposti dal piano, le sanzioni sono automatiche.

venerdì 26 settembre 2014

Jobs Act ed attacco ai diritti: da bloccare assolutamente, costi quel che costi


di Giorgio Cremaschi

Il governo Renzi concede alle imprese libertà di spionaggio sui dipendenti, con telecamere e quant’altro. E questa violazione elementare dei diritti della persona viene da quegli stessi politici che si indignano di fronte a intercettazioni telefoniche della magistratura che tocchino loro o le loro amicizie. Con il demansionamento si afferma la licenza di degradare il lavoratore dopo una vita di fatiche per migliorarsi. E questo lo sostengono coloro che ogni secondo sproloquiano sulla necessità di premiare il merito. Con la riforma degli ammortizzatori sociali si tagliano la cassa integrazione e l’indennità di disoccupazione e per il futuro le si dimensiona in rapporto alla anzianità di lavoro effettivo. Cioè i giovani e le donne prenderanno meno degli anziani maschi. E questo in nome di un modello sociale scandinavo sbandierato dagli estensori del Jobs act per ignoranza o per pura menzogna.



Infine si aggiunge agli altri contratti precari, che al di là delle chiacchiere restano e con i voucher si estendono, quello a “tutele crescenti” per i nuovi assunti. Costoro in realtà nella loro crescita non incontreranno mai più l’articolo 18, quindi il loro contratto a tempo indeterminato in realtà sarà finto, perché essi saranno licenziabili in qualsiasi momento. Un contratto a termine al minuto, una ipocrita beffa. L’articolo 18 resterà come patrimonio personale dei vecchi assunti, quindi non solo mano mano si ridurrà la platea di chi usufruisce di quel diritto, ma saranno la stesse imprese a essere poste in tentazione di accelerare il ricambio dei loro dipendenti. Perché tenersi il lavoratore che ha ancora la tutela dell’articolo 18, quando se ne può assumere uno senza, pagato un terzo in meno?

Alleva: “L’art. 18 va difeso con tutte le forze” . Lavoratori preparatevi alla battaglia delle battaglie.

Il noto giuslavorista spiega perché è indispensabile mantenere la tutela contro il licenziamento illegittimo (“E’ una norma sempre verde”), poi attacca il Jobs Act: “Siamo al rush finale, i lavoratori saranno ridotti ad uno stato semi servile”. E su Renzi: “Fa propaganda ed è male informato”. Ma sulla Cgil ammette… 

intervista a Piergiovanni Alleva, di Giacomo Russo Spena

Professor Alleva partiamo dal dibattito sull’articolo 18. Che impressione si è fatto? Chi ora lo difende è soltanto legato alle ideologie novecentesche?
Non è ideologia ma idealità, in particolare quella della dignità dell’uomo che non deve vivere sotto ricatto nei rapporti con i suoi simili. Nonostante il passare degli anni e dei decenni l'art. 18 è una norma “sempre verde”, costituisce una norma anti- ricatto che pone il lavoratore su un piede di parità con il datore di lavoro. Senza tale tutela è in stato di soggezione. Con la disoccupazione al 10 per cento, solo l'art. 18 garantisce un po' di dignità ed è questo il motivo per cui subiamo ora un nuovo durissimo attacco: una volta intimoriti i lavoratori di perdere l'occupazione, sarà facile ridurre i salari e peggiorare la loro condizione con mansioni più umilianti o sottoponendoli a spionaggio. Infine, coloro che propongono di lasciare l'art. 18 per i soli licenziamenti per motivi di discriminazione o rappresaglia – che il lavoratore dovrebbe dimostrare – sono degli ipocriti disgustosi perché sanno benissimo che quella prova per i lavoratori è praticamente impossibile. Spero di non dover mai annoverare tra questi anche gli esponenti della corrente di sinistra del Pd.

giovedì 25 settembre 2014

Gli Inganni di Draghi: quando le parole sono smentite dai fatti

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Draghi, prima di spirare, ha lanciato misure di ‘salvezza’ dell’economia europea. Stronzate che ho spiegato a La Gabbia, La7, già mesi fa. Ma questo Targeted Long Term Rifinancing Operation (TLTRO) è la buffonata di tutte le buffonate finanziarie di sempre. Significa che la Banca Centrale Europea presta alle banche a tassi ridicoli un sacco di soldi a patto che le banche li prestino a famiglie e aziende. Ohhhh! Ma davveroooooo!

Prima puttanata: i prestiti alle famiglie ESCLUDONO i prestiti per i mutui, come dire il 99% di quello che le famiglie necessitano.
Seconda puttanata: se le banche prendono in prestito dalla BCE soldi del TLTRO e se NON li danno a famiglie e aziende, sapete qual è la penalità? Che li devono restituire alla BCE in 2 anni invece che 4 o 5. Cioè: Draghi dice alle banche “Fate finta di prendere i soldi per darli a famiglie e aziende, usateli per specularci in Borsa in fretta, e ridateceli in 2 anni”, fine. Questa è tutta la verità del TLTRO.

Il M5S ? Un vettore rivoluzionario per tutta l'Europa. All'Estero l'hanno capito, in Italia purtroppo ancora no.

DI GEORGIOS
comedonchsciotte.org

Se uno cerca la storia del Partito Socialdemocratico Tedesco (SPD), troverà in posizione centrale tra i protagonisti della sua fondazione, la figura di Karl Marx descritto come “ideal pulse” vale a dire “impulso ideale” oppure “forza vitale ideale” (1).
Questo partito era stato fondato con il nome di Partito Socialista dei Lavoratori Tedeschi (SAPD) sulle concezioni generali di K. Marx e F. Engels nel 1875 al Congresso di Gotha, dalla fusione dell'Associazione Generale degli Operai Tedeschi (ADAV) di Ferdinand Lassalle e del Partito Socialdemocratico dei Lavoratori Tedeschi (SDAP) di August Bebel e Wilhelm Liebknecht.



Niente male come origini verrebbe da dire. Solo che poi si guardano le politiche del SPD nel corso degli anni e la “magia” svanisce. Infatti non e' casuale che il primo “pubblico ministero” contro il “neonato” e' stato proprio il suo “padrino”, il vecchio Karl, con una critica severa meglio nota come “Critica del Programma di Gotha” (2), (3).

mercoledì 24 settembre 2014

Il M5S Lucano in tema petrolio prende posizione a favore dei cittadini e a salvaguardia della loro Salute. Ma la vecchia casta si defila

Gruppo M5S Regione Basilicata

Dopo un’estenuante seduta, iniziata con l’usuale ritardo di qualche ora e piena di interventi prolissi e ridondanti di gran parte dei componenti del Consiglio regionale, maggioranza PD e “pittelliana” insieme a parte dell’opposizione (Sel, Lb-Fdi, Pdl-Fi, fatta eccezione per il M5S), hanno votato compatte una mozione che impegna il Presidente Pittella e la sua Giunta a chiedere al Parlamento la modifica degli art. 37 e 38 del decreto c.d. “Sblocca Italia”. In particolare, si è richiesta la loro riscrittura in coerenza con la vigente Costituzione che assegna alle Regioni “competenza concorrente” nella gestione delle fonti di energia (compresi gli idrocarburi). Attenzione però: nella mozione approvata dallo schieramento bipartisan, si impegna  Pittella a barattare le attuali e future estrazionpetrolifere della Basilicata con le royalties di cui si chiede, modificando anche l’art. 36 del decreto “Salva Italia”, l’esclusione dal patto di stabilità.

Il Petrolio in Basilicata che mina la salute e la tolleranza di un popolo

di Gianbattista Mele
Dopo quello che è successo tra stanotte, 22 settembre, e tutto oggi 23 settembre credo che ogni persona di buon senso, sia essa un libero e tranquillo cittadino che un rappresentante delle istituzioni, debba fermarsi a riflettere su tutto quanto sta accadendo a Viggiano e Grumento!
A bocce ferme deve riflettere e capire che un impianto come il COVA, che è definito dalla legge "Seveso ter" come impianto ad elevato rischio di incidente rilevante, per continuare a produrre necessita di un'analisi dettagliata di ciò che sta avvenendo - soprattutto in queste ultime tre settimane - quando, a detta di Eni - continua a trattare "solo" 85.000 barili di petrolio al giorno.

Solo qualche giorno fa, in occasione dell'importante ed affollato convegno che abbiamo tenuto all'hotel Sirio (perché è utile qui ribadire che il comune di Marsicovetere, con una scusa, ha negato l'utilizzo del Centro Sociale di quel centro valligiano), abbiamo parlato della assoluta non SOSTENIBILITÀ' del Cova a lavorare né i 104.000 barili/giorno autorizzati e dunque neanche i 130.000 barili, di cui almeno 25.000 arriveranno da "Pergola 1" di Marsico Nuovo.
Stamattina, alle ore 7,30 circa sono stato avvertito da cittadini e lavoratori dell'area industriale che ieri sera c'era stato forte rumore e c'era molta puzza! Addirittura l'sms mi avvertiva di tenermi pronto poiché sarebbe successo qualcosa in giornata! Poiché la persona che mi avvisava non è né un santone né un indovino, ma ragiona con la forza della sua esperienza, mi sono tenuto pronto e ... tac, ecco la sfiammata arrivata inesorabile all'incirca verso le ore 10,30; dopo qualche minuto di elevazione, appariva e scompariva come l'araba fenice; lasciando quell'aerea striscia di fumo grigio denso.
Ho potuto registrare qualcosa e ve la propongo, scusandomi per la qualità delle immagini, ma tant'è.

Da Roosevelt a Renzi, dal lavoro utile al lavoratore azzerato

di Deanna Pala.

Era uno dei principali obiettivi sin dall'inizio e ci sono arrivati, forse un po' in ritardo rispetto ai tempi che si erano prefissati, ma ci sono arrivati. Chi ha capito il progetto dell'Unione Europea sa che le riforme del mercato del lavoro rappresentano lo strumento per ampliare la massa dei precari disposti a tutto e che, seppure con salari bassi e privi di risparmi, saranno costretti a comprare quei servizi essenziali (sanità, acqua, educazione, ecc.) che nel frattempo verranno privatizzati.


Noi tutti lo abbiamo capito da tempo, forse ora anche il sindacato?
In realtà anche il sindacato lo aveva capito da tempo solo che ora gli è impossibile girare la testa dall'altra parte.

In diversi lavori la MMT ha spiegato perché la linea di intervento "per superare la crisi bisogna lavorare sul lato dell'offerta" è sbagliata, perché il presupposto "per crescere uno Stato deve avere i conti a posto" è in realtà una superstizione e perché il modello export oriented a cui tende l'UE è folle.

Governo Renzi: da Governo d'emergenza non eletto a Colpo di Stato

In una situazione di emergenza nazionale in cui sia indispensabile compiere determinate mosse, è legittimato un governo emergenziale transitorio, privo di mandato popolare, che si insedii per fare immediatamente quelle poche cose necessarie, diciamo in cento giorni, e poi si vada alle elezioni, per passare dalla legittimazione emergenziale a quella democratica, che è quella normale. Un governo così non è più legittimo, ma commette un colpo di Stato, se non fa quelle cose ma converte il proprio termine da cento giorni a mille giorni oltre quelli che è già stato in carica, cioè se si converte da governo transitorio in governo di legislatura e medio termine, come se avesse avuto il mandato popolare. Ancor più ciò è vero se quel governo è il terzo governo emergenziale di fila senza mandato popolare. Aggiungiamo che questo governo emergenziale e non eletto è anche il terzo governo di fila che persegue certe determinate politiche economiche e sotto cui i fondamentali dell’economia stanno peggiorando, assieme alle prospettive 
economiche.

martedì 23 settembre 2014

Ormai si tratta di fermare un regime

di Giorgio Cremaschi.

Il Jobs Act aggiunge ferocia a ferocia, non diminuirà la disoccupazione, proprio come è avvenuto in Grecia e Spagna. Ormai si tratta di fermare un regime [Giorgio Cremaschi]

Il governo Renzi concede alle imprese libertà di spionaggio sui dipendenti, con telecamere e quant'altro. E questa violazione elementare dei diritti della persona viene da quegli stessi politici che si indignano di fronte a intercettazioni telefoniche della magistratura che tocchino loro o le loro amicizie.

Con il demansionamento si afferma la licenza di degradare il lavoratore dopo una vita di fatiche per migliorarsi. E questo lo sostengono coloro che ogni secondo sproloquiano sulla necessità di premiare il merito.
Con la riforma degli ammortizzatori sociali si tagliano la cassa integrazione e l'indennità di disoccupazione e per il futuro le si dimensiona in rapporto alla anzianità di lavoro effettivo. Cioè i giovani e le donne prenderanno meno degli anziani maschi. E questo in nome di un modello sociale scandinavo sbandierato dagli estensori del Jobs Act per ignoranza o per pura menzogna.

lunedì 22 settembre 2014

Il Movimento che vorrei

di Vincenzo Cirigliano

Grande l'apprezzamento per quanto fatto dai parlamentari 5 Stelle sino ad ora in Parlamento, considerato anche il fatto che ogni giorno si trovano a lottare con il 75 % di un  Parlamento che cerca di metterli perennemente all'angolo. In Parlamento infatti oggi non comanda il PD, ma comanda un Partito d'Emergenza di Soccorso alla Casta formato da tutta Forza Italia e metà PD, sostenuti da una sinistra smarrita e un NCD che recita la parte di antagonista a destra di Berlusconi. Tra quanto fatto dai 5 Stelle come dimenticare il Fondo per il Microcredito alle Piccole e Medie Imprese nato dalla auto decurtazione sugli Stipendi degli stessi Parlamentari 5 Stelle, la Legge sulla compensazione dei crediti delle Imprese con lo Stato con relativa sospensione delle Cartelle esattoriali, l'aumento al 65% degli incentivi sulla riqualificazione energetica, la proposta sull'eliminazione dell'Irap, la proposta di abbassamento delle pensioni d'oro con relativo trasferimento di fondi sulle pensioni basse, ecc. Assodato quanto finora di buono è stato fatto e che bene andrebbe pubblicizzato attraverso l'uso oculato e senza paura  dei canali di informazione più popolari, mi piacerebbe vedere un Movimento 5 Stelle che nel suo immediato futuro lottasse per sostenere una linea politica determinata su questi argomenti:

Francia sfinita dai diktat di Berlino, l’Eurozona crollerà

Quanto sarebbero diverse le cose in Europa, oggi, se l’euro non fosse mai nato? Data l’enorme importanza – politica, economica e finanziaria – di paesi sovrani che condividono una moneta, è difficile persino fare congetture su come potrebbe apparire il mondo se i paesi europei avessero tenuto le loro sterline, franchi, marchi, lire e pesetas. Certo, non avremmo assistito dal clamoroso strappo del ministro francese dell’economia, Arnaud Montebourg, che ha avvertito: «La Francia è la seconda economia più grande dell’Eurozona, la quinta più grande potenza mondiale, e non intende allinearsi alle eccessive ossessioni dei conservatori tedeschi». Ha chiesto una «giusta e sana resistenza» alle politiche di austerità, secondo lui imposte dal governo tedesco (larghe intese) al resto d’Europa. Così, Montebourg ha perso la poltrona di ministro: troppo critico con l’Ue pilotata da Berlino. Per Dan O’Brien, l’asse franco-tedesco si sta sbriciolando: ed è «ancora più stupefacente» che Montebourg «abbia alluso alla Seconda Guerra Mondiale, parlando di Resistenza».

domenica 21 settembre 2014

QUELLA SERENITA' DI 30 ANNI FA CHE CI E' STATA RUBATA


DI VALERIO LO MONACO
ilribelle.com

Fa un certo effetto pensare a 30 anni addietro. Perché di 30 addietro ho memoria storica personale e ricordi vividi. Quando leggo di serie storiche, di anni Cinquanta e Sessanta, posso solo studiarne i dati e immaginare. Ma il comunicato di Confcommercio della settimana scorsa non lascia scampo: "i redditi delle famiglie sono tornati indietro di 30 anni". Io quei tempi me li ricordo. Io c’ero. I redditi di mio padre e di mia madre me li ricordo eccome. E mi ricordo come vivevamo proprio dal punto di vista economico.
Giornalista mio padre, impiegata mia madre, io decenne e mio fratello poco più piccolo in casa e altri due figli di una vita precedente di mio padre che però non vivevano con noi.

Il reddito di allora. Il reddito dei miei. Il nostro “tenore di vita” (economico) e quello etico e morale. E me: cosa facevo? Cosa consumavo? Cosa mi mancava?Impossibile non fare confronti con oggi. Oggi che siamo quarantenni noi come allora lo erano i nostri genitori.

Quante balle sull'articolo 18

(a cura) di Natascha Lusenti e Francesca Fornario

RAI Radio Due, Ovunque6 - 21 settembre 2014 : Intervista a Emiliano Brancaccio

Le nuove proposte del governo Renzi sul mercato del lavoromirano ad accrescere ulteriormente la flessibilità dei contratti, prevedendo in alcuni casi anche l'abolizione delle tutele dell'articolo 18 contro i licenziamenti ingiustificati.
I fautori della riforma sostengono che occorre superare le rigidità e i dualismi del mercato del lavoro italiano per rilanciare l'economia e l'occupazione. Tuttavia i dati dell'OCSE mostrano una realtà ben diversa da quella che viene solitamente raccontata. Basti notare che tra il 1999 e il 2013 l'Italia ha già fatto registrare una delle più pesanti cadute degli indici di protezione dei lavoratori, addirittura tripla rispetto alla riduzione che si è registrata nello stesso periodo in Germania.
Questo significa, per intenderci, che le riforme Biagi e Fornero hanno accresciuto la precarizzazione del lavoro molto più della famigerata riforma Hartz realizzata in Germania.

sabato 20 settembre 2014

Se Renzi avesse la lira,... ma non la vuole e non la capisce

Se Matteo Renzi avesse la lira invece che l’euro, sarebbe un uomo felice. Perché il suo 41% sarebbe saldo e diventerebbe imbattibile. Se Matteo Renzi e l’Italia oggi avessero la lira, la manovra degli “80 euro” avverrebbe senza bisogno di imporre tagli e tasse equivalenti per l’intera somma (tra i 6 e i 10 miliardi annui), annullandone di fatto l’illusorio effetto, che difatti non si sta manifestando. Se Matteo Renzi avesse la lira, la manovra ridicola e di sola comunicazione sugli “80 euro” sarebbe anzi raddoppiata, con detrazioni di 150 euro al mese per ogni lavoratore; e anzi sarebbero coinvolti anche coloro che non beneficiano di un contratto da lavoratore dipendente, oramai la maggioranza dei lavoratori specialmente giovani. Potrebbe dunque detassare imposte sul lavoro fino a 20 miliardi senza coperture di nuove tasse e riduzione spesa. Se Matteo Renzi avesse la lira, lui e il suo sottosegretario Delrio non dovrebbero inventare e sperare in inutili contabilità su astratti fogli di carta ma prive di sostanza pratica, del tipo non contabilizzare nel debito gli investimenti pubblici.

Prendono in giro i Lavoratori: Dichiarano di non toccare l'art.18 e poi vanno a disintegrare lo Statuto

di Vincenzo Cirigliano

E' palese e palpabile l'ipocrisia di questo Governo nella gestione dei rapporti con le varie categorie sociali e quanto mai deprecabile l'opportunismo messo in campo nelle varie occasioni in cui lo Stato ha cercato di portare avanti delle politiche di Spending Review, volto esclusivamente a salvaguardare gli interessi della casta Politica che mai come ora sa di essere soggetta a ritorsioni di qualsiasi natura da parte del popolo, sempre più vessato e messo alla prova. Il passo indietro fatto dal Governo nella questione inerente lo sciopero minacciato dalle forze dell'Ordine è il simbolo di questo Governo che prima sbandiera riforme e provvedimenti, poi analizza le reazioni, ed infine qualora il prezzo da pagare si prospetta elevato per la casta politica e per la sua sopravvivenza,  torna sui suoi passi. Buona cosa  per le Forze dell'Ordine che dopo anni di ingiusti contratti bloccati,  acquisisce i meritati adeguamenti. Certo sarebbe stato difficile per la Casta, in un periodo delicato come questo, in cui all'orizzonte si scorge un conflitto sociale che avanza in maniera tangibile e preoccupante, ritrovarsi contro anche le Forze dell'Ordine. Ora rimesso a posto la questione Forze dell'Ordine il Sistema Politico si appresta a sferrare l'attacco decisivo al mondo del lavoro, al sistema del Welfare e al Sistema delle tutele.

venerdì 19 settembre 2014

Il Patto del Nazareno, il Patto con la Mafia?

Lettera apertissima a Matteo Renzi 
di Giorgio Bongiovanni.
Signor Presidente del Consiglio dei Ministri, abbiamo seguito attentamente la sua visita a Palermo, nel quartiere di Brancaccio, e purtroppo ne siamo rimasti delusi. Delusi non tanto dalla mediocrità del suo intervento - nel luogo dove padre Puglisi strappava i bambini ai boss ha pronunciato la parola 'mafia' una sola volta - quanto dalla sua ipocrisia.  Lei, infatti, soprattutto da alcuni mesi a questa parte,  continua a dialogare di riforme per il bene del nostro Paese con Silvio Berlusconi, a capo di un partito che è stato ideato e costruito da Marcello Dell'Utri, condannato definitivamente in Cassazione per concorso esterno in associazione mafiosa. Un partito quindi fondato per fare anche gli interessi della mafia, quella stessa che lei ha dichiarato a chiacchiere di combattere. Non le sembra una grave contraddizione?

Ci hanno venduto ai grandi Poteri

di Rosanna Spadini

Quando il dramma di un popolo si consuma e si compie, spesso accade che la tragedia si volga in comicità, come diceva un’arguta battuta di Ennio Flaiano: “La situazione politica in Italia è grave ma non è seria”. Torna alla mente Mussolini che scappava con la Petacci, travestito da tedesco e con “l’oro di Dongo” nella borsa, scena tragica e comica insieme.

Stavolta il riferimento riguarda una vicenda che pesa meno, il semplice debutto su rai tre del programma “Ballarò”, condotto per la prima volta da Massimo Giannini, che apre la nuova stagione televisiva autunnale, di un’Italia sull’orlo di una crisi di nervi, e perfino anche di un possibile commissariamento da parte della Troika.
Massimo Giannini, glassato e rauco, espressione dell’informazione mainstream firmata Repubblica, inaugura il programma con tono mansueto e patetico, tipico dei nostri migliori maggiordomi al servizio del potere, rivolgendo elogi di cerimonia alla Rai, a Floris, ma dichiarando con forza la propria autonomia e indipendenza di giornalista, e il proprio impegno alla ricerca della “verità”, rivolto ai soli veri azionisti di riferimento, cioè ai cittadini, gli unici che hanno il diritto di sapere e conoscere nell’essenza i fatti accaduti (lui dice), perché quando non c’è verità la democrazia ne soffre, e dato che il “Secolo breve” si è portato via le ideologie, ma per fortuna è rimasto il buon giornalismo, onesto e indipendente (cioè il suo), le prospettive non potranno che migliorare (il migliore dei mondi possibili).

Scozia, perché ha vinto il "no" all'indipendenza

da Contropiano

In Scozia hanno alla fine prevalso le pressioni e la paura del salto nel vuoto rispetto alla possibilità di "riprendersi la vita nelle proprie mani". 

Il "no", in vantaggio fin dalla prima contesa scrutinita (Edimburgo), ha raccolto circa il 55% dei voti, rispetto al 45,7% dei "sì" nel referendum per l'indipendenza scozzese. Negli ultimi giorni prima del voto le massime potenze del capitale multinazionale - britannico e non, statunitense e tedesco o francese - hanno mandato ad Edimburgo e alla popolazione scozzese un messaggio tanto chiaro quanto ultimativo: se vorrete l'indipendenza rtitireremo tutti gli investimenti, trasferiremo tutti i capitali (alcune banche lo hanno fatto preventivamente, alcune catene commericali hanno rinviato gli investimenti già decisi, ecc). Insomma: vi prenderemo per fame. 

giovedì 18 settembre 2014

Con Renzi, In Italia, si vuol creare una generazione 300 euro

da l'AntiDiplomatico.it.
Un lavoratore su tre nel settore privato greco guadagna un salario da 300 euro al mese (440 euro lordi). Queste rilevazioni shock provengono da un'inchiesta condotta dall'Istituto del Lavoro (INE) del principale sindacato greco GSEE. Lo riporta il blog KTG.
Questa inchiesta rileva che i salari in Greci sono crollati significativamente attraverso i cosiddetti "contratti di lavoro flessibile" imposti dalla Troika nel suo Memorandum d'intesa per l'erogazione degli "aiuti". "I lavori di contratti flessibile" sono considerati i contratti part-time, la riduzione degli orari di lavoro e I cosiddetti lavori in rotazione. Savvas Robolis, il direttore scientifico di INE-GSEE, ha commentato lo studio in questo modo: "l'alto tasso di disoccupazione sta forzando sempre più lavoratori del settore privato ad accettare i lavori di contratto flessibili. La situazione riguarda approssimativamente 500 mila persone. Questo ha creato una nuova generazione di lavoratori e impiegati, la generazione 300 euro". Naturalmente, questo non riguarda solo giovani e lavoratori inesperti, ma persone di tutti i gruppi di età che cercano disperatamente un lavoro e un reddito per la sussistenza personale e familiare.
P.s: Quando in televisione o sui giornali vi parlano degli effetti miracolosi del Job act di Renzi in termini di competitività e ripresa, pensate sempre che esiste un paese, la Grecia, topo da laboratorio della Troika, dove da anni esiste già tutto questo e gli effetti sono là tutti da vedere.


Fonte: http://www.lantidiplomatico.it/dettnews.php?idx=82&pg=8709.

Il Grande imbroglio sul Lavoro

di Pierfranco Pellizzetti

Se è possibile virare un post a grido di indignazione, voglio provare a farlo. L’indignazione per l’imbroglio continuato che da anni stravolge il significato reale dell’articolo 18 dello Statuto dei lavoratori (disciplina del licenziamento illegittimo nelle unità produttive con più di quindici dipendenti), trasformandolo in dogmatismo da guerra di religione.

Come sempre, le normative in materia di relazioni industriali attengono direttamente a poste in gioco concrete e non sono mai neutrali. Stabiliscono vincitori e vinti. Nel caso in questione, su chi si intende puntare per uscire dalla crisi di un sistema produttivo ormai in deliquio; al tempo stesso, contro chi puntare il dito in quanto colpevole della situazione disastrosa.

La focalizzazione inquisitoria sul famigerato “diciotto” ha un solo significato, “politico”: colpevoli sono i lavoratori, cui sono stati concessi in passato (o meglio, che hanno estorto) troppi diritti e troppi soldi. Portandoci fuori mercato.

mercoledì 17 settembre 2014

Italia. Quasi otto milioni di persone senza un lavoro 'vero'

da Contropiano.

La fonte è insospettabile ma non certo neutrale. Oggi è stato il Centro Studi di Confindustria a lanciare l'allarme sull'economia del nostro paese: "siamo ancora in recessione e rischiamo di sprofondare, e il mercato del lavoro resta debole con 7,8 milioni di persone a cui manca totalmente o parzialmente". 



E questo il dato più macroscopico che emerge dal rapporto degli esperti della Confindustria.

Per quanto riguarda il lavoro, secondo i calcoli del Csc, per avere un quadro completo della "debolezza del mercato", occorre sommare ai circa 3 milioni e 200mila disoccupati stimati nel secondo trimestre 2014 (+83% rispetto a sei anni prima), altri due gruppi di senza lavoro, totali o parziali. Si tratta degli occupati part-time involontari (2 milioni e 661mila, +87,6%) e i non-occupati che sarebbero disponibili a lavorare ma non hanno compiuto azioni di ricerca attiva perché scoraggiati (1 milione e 616mila individui, +56,6%) oppure perché stanno aspettando l'esito di passate azioni di ricerca (609mila, +87,7%). 
In totale, "sono arrivate a ben 7,8 milioni le persone a cui, in un modo o nell'altro, manca un lavoro vero.

martedì 16 settembre 2014

Parola d'ordine: Fermarli

di Nicolas Fabiano

Più che gli economisti o i politici forse sono proprio i visionari, gli scrittori quale il celebre Don DeLillo, a capire meglio i possibili orizzonti dell'umanità. Cosmopolis, libro portato alla ribalta dalla trasposizione cinematografica di David Cronenberg, racconta un giorno poco quotidiano nella vita di un giovane miliardario. Un'Odissea influenzata dall'Ulisse di Joyce, nella quale si attraversa il quartiere di una città americana a bordo di una lussuosa limousine; e, come sfondo, il caos: il crollo dei mercati finanziari, la disoccupazione, la soglia sempre più alta tra chi ha e chi non ha.
Non siamo ancora arrivati a questo. Andiamo con ordine. Era il 1994, l'inizio di un nuovo viaggio per l'umanità. Viene siglato l'accordo di Marrakech e con esso si da vita al WTO, l'Organizzazione mondiale del commercio. Con essa viene sancita la fine economica della guerra fredda - quella politica era avvenuta 5 anni prima- l'inizio del mondialismo.
Con il WTO in pratica si stabilivano regole superiorem non recognoscens rispetto a quelle degli stati, l'inizio di una fase economica della politica: se una multinazionale americana riteneva la norma di un altro paese ostacolo per i propri prodotti, chiedeva al suo governo di porre la questione al tribunale del WTO. E fin li c'era ancora una presenza, un vaglio dello Stato in questione seppur assoggettato ad un interesse privato qual è quello della multinazionale.




lunedì 15 settembre 2014

Renzi, ovvero: la sinistra fa ciò che la destra minaccia

di Angelo d’Orsi 

“La destra fa ciò che la sinistra promette", recitava negli anni Ottanta una pubblicità; era della serie oggi interrotta di un amaro, che trasformava gente comune in testimonial del prodotto, con delle frasi a effetto. Quella era parsa una simpatica provocazione. Oggi, nell’Era Renzi, possiamo capire quanta verità vi fosse in quello slogan: basta rovesciarlo. "La sinistra fa ciò che la destra minaccia". Il già sindaco fiorentino, poi leader del PD, e subito dopo capo del governo nazionale, continuando a conservare quella poltrona da cui comanda caporalescamente il partito (che peraltro non sembra aver bisogno neppure della ferula del segretario-padrone), sta realizzando il pacchetto delle “riforme” che, come recita un mantra insopportabile, “l’Europa ci chiede”. Sono le stesse che aveva provato a portare avanti l’ex cavalier Berlusconi, incontrando sul suo cammino ben altri ostacoli: non solo il sindacato, a dispetto della corrività di Cisl e soprattutto Uil, ma una larga parte del Partito Democratico. E una vastissima opposizione sociale. 

domenica 14 settembre 2014

Teorie cospirative? Poi si sono rivelate sempre realtà


DI PAUL JOSEPH WATSON E ALEX JONES 
Infowars

Anche se il termine “teoria del complotto” è diventato un dispregiativo, usato contro chiunque metta in discussione la versione ufficiale degli eventi, ci sono innumerevoli esempi nella storia che dimostrano il contrario. Paul Joseph Watson e Alex Jones, autori del sito web Infowars, propongono di prendere dieci esempi di teorie del complotto rivelatasi poi essere vere.

1) Operazione AJAX e operazioni False Flag
L'idea che i governi e le agenzie d'intelligence svolgano da molti anni atti terroristici battezzati “false flag” è stata più volte ridicolizzata e accusata di cospirazione dai media ufficiali, nonostante esista una gran quantità di casi documentati storicamente.

Dopo decenni di ostinata negazione, nell'agosto del 2013, la CIA ha finalmente ammesso il suo ruolo nel colpo di stato del 1953 in Iran che portò al rovesciamento di Mohammad Mossadegh sotto l'egida dell'Operazione AJAX.



Nell'ambito di questa operazione la CIA organizzò anche delle operazioni segrete che includevano atti di terrorismo di “false flag” provocando la morte di circa 300 persone.

sabato 13 settembre 2014

Quando i salari saranno intermedi tra i 1.300 euro nostri e i 400 cinesi questa guerra finirà

Siamo ormai al diciannovesimo anno di guerra mondiale: iniziò il 1° gennaio 1995, quando l’Uruguay Round, avviato nel 1986, si concluse con «l’inaudita decisione di abolire le barriere allo scambio dei beni, come dei servizi e delle proprietà intellettuali». Da allora, scrive Alessandro Visalli, «il potente Wto ha demolito sistematicamente ogni barriera alzata nei secoli a protezione delle vite e dei beni dei popoli del mondo, mettendo in contatto senza filtri e protezioni tradizioni e culture diverse e sistemi sociali altamente differenti». Se si considera che nella definizione di “servizi” sono sostanzialmente compresi i capitali finanziari e le funzionalità connesse, «l’evento manifesta, a quasi vent’anni di distanza, tutta la sua geometrica potenza», ora che i servizi finanziari consentono ai capitali di «alzarsi da terra, rifiutare il legame con le modalità di produzione socialmente determinate che li hanno generati e muoversi, vorticosamente, in cerca di maggiori “rendimenti” nel mondo». Cioè, «in cerca di un maggiore tasso di sfruttamento di condizioni locali».

venerdì 12 settembre 2014

ABBIAMO VINTOOO! DRAGHI CROLLA E INVOCA KEYNES: ORA LA RIPRESA E' POSSIBILE

DI PAOLO BARNARD
paolobarnard.info

Alla fine neppure lui ce l’ha fatta, neppure sto cadavere telecomandato dal Neofeudalesimo e cresciuto a scudisciate Neoliberiste, quelle di Hayek, Friedman, da cui escono anche gli Alesina, Serra, Taddei, Boldrin o Giavazzi (gli unici tordi rimasti al mondo della serie “l’euro ha fatto tutto giusto, guai mollarlo”, cui seguono sbadigli e sghignazzi di Goldman Sachs, JP Morgan, Krugman e altri principianti di questa sorta).
Ma Draghi ieri ha fatto outing, e si è strappato la camicia mostrando sul petto il tatuaggio di John Maynard Keynes. Ebbene sì!

Austerità e eliminazione delle tutele sul Lavoro. Questa la triste ricetta degli ultimi Governi Italiani

I governi Berlusconi, Monti, Letta, Renzi saranno ricordati come quelli che hanno dimostrato la maggiore incapacità nel governare l’economia in un periodo di crisi. I dati sono impietosi. Dal 2009 ad oggi il Pil è calato di dieci punti. Qualcosa come 160 miliardi sottratti ogni anno all’economia. L’industria ha perso un quarto della sua capacità produttiva. La produzione di autovetture sul territorio nazionale è diminuita del 65%. L’indicatore più scandaloso dello stato dell’economia, quello della disoccupazione, insieme con quelli relativi alla immensa diffusione del lavoro precario, ha raggiunto livelli mai visti. La scuola e l’università sono in condizioni vergognose. Sei milioni di italiani vivono sotto la soglia della povertà assoluta, il che significa che non sono in grado di acquistare nemmeno i beni e i servizi di base necessari per una vita dignitosa. Il rapporto debito pubblico-Pil sta viaggiando verso il 140%, visto che il primo ha superato i 2.100 miliardi.
Questo fa apparire i ministri che si rallegrano perché nel corso dell’anno saranno di sicuro trovati tre o quattro miliardi per ridurre il debito dei tristi buontemponi. Ultimo tocco per completare il quadro del disastro, l’Italia sarà l’unico paese al mondo in cui la compagnia di bandiera ha i colori nazionali dipinti sulle ali, ma chi la comanda è un partner straniero. Si possono formulare varie ipotesi circa le origini del disastro. La più nota è quella avanzata da centinaia di economisti europei e americani sin dai primi anni del decennio. È un grave errore, essi insistono, prescrivere al cavallo maggiori dosi della stessa medicina quando è evidente che ad ogni dose il cavallo peggiora. La medicina è quella che si compendia nelle politiche di austerità, richieste da Bruxelles e praticate con particolare ottusità dai governi italiani. Essa richiede che si debba tagliare anzitutto la spesa pubblica: in fondo, a che cosa servono le maestre d’asilo, i pompieri, le infermiere, i ricercatori universitari? In secondo luogo bisogna privatizzare il maggior numero possibile di beni pubblici.