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mercoledì 16 luglio 2014

Accordo Alitalia - Etihad: il Sindacato che si arrende al Potere Economico

di Sergio Bellavita*

Ci sono accordi che sono destinati a segnare un'intera fase. È stato così per quello della vergogna alla Fiat di Pomigliano che ha decretatol'affermazione del sistema derogatorio, corporativo e autoritario e con esso la fine del contratto nazionale, sistema oggi esteso all'insieme del mondo del lavoro grazie agli accordi interconfederali riunificati nel testo unico sulla rappresentanza. L'accordo Alitalia si incarica di compiere quel salto violento nel nuovo sistema di ristrutturazioni. Un salto logico e coerente con la riscrittura del sistema di welfare, a partire dalla riforma degli ammortizzatori sociali e dalla cancellazione delle pensioni volute dalla Fornero.
Il combinato disposto della legislazione degli ultimi anni sta cancellando progressivamente e rapidamente gli spazi concreti per gestire in maniera soft le pesanti ristrutturazioni aziendali. Oggi le imprese pretendono e molte volte ottengono i licenziamenti collettivi si, ma nominativi, cioè costruiti ad hoc per decidere chi licenziare.
Nella vicenda Alitalia lo spazio per qualche ammortizzatore sociale in più c'era, ma James Hogan il ceo di Etihad ha preteso e ottenuto, in barba alle mediazioni del ministro Poletti, i licenziamenti collettivi immediati.

I numeri della barbarie Alitalia sono ben diversi da quelli che snocciola truffando il ministro Lupi. Certo non sarebbe cambiato il risultato finale dell'accordo se ci fosse stato qualche mese di cassa integrazione ad accompagnare mestamente i licenziamenti, sebbene non si debba mai sottovalutare il valore per un lavoratore di uno o due anni di reddito in più in questa fase.
Tuttavia è la prima volta che in una grande azienda gli esuberi dichiarati vengono immediatamente espulsi senza ammortizzatore alcuno. Il segno che anche sul terreno occupazionale si vuole imporre la cancellazione di mediazioni e liturgie. Le stesse che hanno reso possibile negli ultimi 23 anni la gestione di milioni di esuberi con i diversi strumenti di accompagnamento lasciando al sindacato lo spazio angusto e inaccettabile di accompagnare i processi di ristrutturazione che hanno decimato l'industria nazionale in maniera soft.
Non a caso nel 1991 di fronte all'approvazione della legge 223 sulla mobilità che avviava e autorizzava un'ondata impetuosa di licenziamenti nell'industria si ebbe la fiera opposizione della parte più cosciente del sindacalismo italiano. Oggi quel "ricco" sistema di ammortizzatori sociali è stato cancellato a favore della dura legge del mercato e del potere aziendale. Le ristrutturazioni proseguiranno e si intensificheranno e saranno sempre più brutali. Per queste ragioni l'accordo Alitalia ha un valore generale ed è destinato a segnare un'intera fase sindacale.
Abbiamo chiesto alla segreteria nazionale della Cgil di convocare un direttivo perchè la vicenda Alitalia deve essere discussa nel massimo organismo dirigente. Bene ha fatto la Camusso a non firmare e ciò non era scontato. Ma la non firma, condizione indispensabile, non è sufficiente. Bisogna organizzare una risposta adeguata al vergognoso accordo sottoscritto da Cisl Uil e Ugl che arriva a imporre al singolo lavoratore l'accettazione formale dell'intesa e la rinunzia ad ogni azione legale.
In primo luogo perché Lupi, sempre il ministro della Tav, ha ridicolizzato la non firma della Cgil sostenendo che l'accordo è valido comunque. Ma sopratutto perché bisogna ridefinire una nuova strategia di fronte a questo salto di qualità. Bisogna dire basta alla vergognosa rincorsa al governo per le risorse sulla cassa integrazione in deroga.
L'Istat ha certificato quello che tutti sappiamo da tempo. Parte grande della popolazione sta scivolando verso la povertà assoluta, compresi coloro che un lavoro ancora lo hanno. Una situazione intollerabile che impone al sindacato una dura autocritica e la ridefinizione di una nuova linea contrattuale e rivendicativa.
L'autunno si preannuncia caldo, speriamo rovente. Dal mondo della scuola ai lavoratori della sanità passando per la possibile mobilitazione dei pubblici dipendenti ci sono tutte le condizioni per lavorare alla ripresa di un conflitto di massa nel nostro paese. Se c'è un messaggio che prevale su tutti gli altri nella vicenda Alitalia è la fine di ogni spazio concertativo per il sindacato. Cisl Uil e Ugl hanno deciso di ingoiare l'amara medicina per i lavoratori dichiarando tutta la loro servile accondiscendenza. L'altro spazio possibile è quello del sindacalismo conflittuale e democratico che risponde ai bisogni dei lavoratori. In mezzo non c'è nulla.

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