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lunedì 16 giugno 2014

PIKETTY E IL PAPA, E PERCHE’ STA RITORNANDO MARX

DI SANTIAGO ZABALA

La critica della disuguaglianza dei redditi esposta da Thomas Piketty nel suo fortunato libro “Il Capitale nel 21mo secolo” non si allontana molto da quanto espresso da Papa Francesco riguardo al capitalismo nella sua esortazione apostolica dello scorso anno, “Evangelii Gaudium”.
Il Financial Times s’impegna a dimostrare che la teoria dell’economista francese è sbagliata, e Rush Limbaugh, tra gli altri conservatori, ha accusato entrambi i personaggi di essere marxisti, che per lui è sinonimo di essere in errore, ovviamente. Ma ormai essere etichettati come marxisti non è più un’offesa: è semplicemente segno che Marx è riemerso dalle vestigia del comunismo per invitare accademici, attivisti e persino uomini del clero, a cercare nel suo pensiero delle soluzioni alla perdurante recessione globale.


Nonostante Piketty e il Papa (già Cardinale Jorge Mario Bergoglio) abbiano negato di avere interesse o fede nel marxismo, non verranno perdonati molto presto, perché chiunque metta in evidenza le pecche sociali del capitalismo suona un campanello d’allarme nella nostra condizione d’eccezione.

L’aspetto positivo di tale allarme è che indirettamente conduce a ricompattarsi tutti coloro che si occupano di tematiche così vitali quali la distribuzione della ricchezza, della salute e dell’istruzione, come dimostrano UNASUR ed il movimento Occupy.
Il Papa ha invocato la redistribuzione, e Piketty ha suggerito una strada per conseguirla, attraverso un’imposta progressiva globale sul capitale o sulla ricchezza. Ed è anche diventato (indirettamente) l’economista del Papa. Per spiegare perché la soluzione ideata dall’economista francese ben si adatta alle sollecitazioni del Papa, ricordiamo qui brevemente entrambe le tesi.
L’aspetto più interessante dell’ “Evangelii Gaudium” non è che il Papa auspichi una più equa distribuzione della ricchezza, ma piuttosto che egli formuli tale auspicio nello spirito della teologia della liberazione di Gustavo Gutierrez.
Secondo Papa Francesco, una “riforma della finanza” è necessaria non solo “perché il sistema socioeconomico è fondamentalmente ingiusto”, ma anche perché “l’attuale meccanismo economico comporta uno spreco eccessivo.” Quando questo consumismo senza freni si unisce alla disuguaglianza si rivela particolarmente dannoso per la nostra società, in cui “gli esclusi non sono(più) gli ‘sfruttati’, ma gli emarginati, gli ultimi.”
Come si può vedere, il Papa è contrario non soltanto ad un sistema economico in cui è possibile l’esclusione, ma in cui essa è diventata la norma, cioè “la conseguenza di ideologie che difendonol’assoluta autonomia del mercato e della speculazione finanziaria.” Come un vero filosofo postmoderno, Papa Francesco conclude le sue osservazioni sottolineando quanto “siamo lontanidalla cosiddetta ‘fine della storia’ ”, poiché la crescita economica, incoraggiata dal libero mercato, invece di portare maggior prosperità per tutti, ha aumentato “la corruzione dilagante e l’evasionedelle imposte, che hanno assunto dimensioni planetarie.”
Piketty sembra aver fornito una spiegazione sia storica che economica alle preoccupazioni del Papa riguardo ad una“economia dell’esclusione”e ad un “sistema finanziario che si pone al comando piuttosto che al servizio..” Se il capitalismo è diventato un sistema economico di questo genere non è semplicemente a causa della sua naturale tendenza verso una forte disuguaglianza, che l’autore dimostra con un’analisi storica dettagliata, ma anche perché il capitalismo consente alla concentrazione della ricchezza di perpetuarsi da una generazione all’altra (come la famiglia reale spagnola ha appena dimostrato).
Questo avviene quando “il tasso di rendimento del capitale supera il tasso di crescita dellaproduzione e del reddito” e “il capitalismo genera automaticamente ineguaglianze arbitrarie ed insostenibili che minano alla base i valori meritocratici sui quali si fondano le società democratiche.” L’economista francese suggerisce l’introduzione di “un’imposta annualeprogressiva sul capitale”, che potrebbe frenare “la crescita illimitata della disuguaglianzaglobaledella ricchezza, che aumenta ad un tasso non sostenibile sul lungo termine e dovrebbe preoccupareanche i più ferventi sostenitori dell’autoregolazione del mercato.”
Se Piketty pare essere diventato l’economista di Francesco, non è semplicemente perché formula una soluzione che al Papa piacerebbe molto appoggiare, ma anche perché ha preso le distanze dalla natura scientifica della sua disciplina, cioè dal determinismo economico. Dopotutto, l’economista francese è convinto che “il ritorno della disuguaglianza dopo il 1980” non è stato determinato solo dall’inevitabile tendenza del capitalismo verso l’ineguaglianza, ma anche “dai mutamenti politici delle ultime decadi, soprattutto relativamente alla tassazione e alla finanza.” L’appello del Papa per un sistema finanziario che “sia al servizio e non al comando” è rivolto contro questo mutamento politico, che ha sempre evitato riforme finanziarie come quelle preconizzate da entrambi.
Anche se Piketty probabilmente continuerà ad insegnare economia in Francia e non si trasferirà in Vaticano, il Papa adesso dispone di un economista sul quale può fare affidamento quando esercita il ruolo pontificio a Roma, a dispetto di tutte le accuse di marxismo. Queste accuse non sono soltanto necessarie ad avvicinare gli economisti e la Santa Sede, ma sono anche utili a segnalare un allontanamento dall’accelerazione capitalistica dell’ineguaglianza da parte di chiunque riceva tali accuse, a prescindere dalla sua fede o dal suo status sociale.
Santiago Zabala è professore ordinario (ICREA) di filosofia all’Università di Barcellona.
È autore, tra gli altri libri, di “The Hermeneutic Nature of Analytic Philosophy” (2008), “The Remains of Being” (2009), e più recentemente, di “Hermeneutic Communism” (2011, coautore G.Vattimo), tutti pubblicati dalla Columbia University Press e tradotti in diverse lingue.
Il suo prossimo libro è “Only Art Can Save Us”.
E’ anche opinionista per The New York Times, Al-Jazeera, The Los Angeles Review of Books, e The Guardian.

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