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domenica 1 giugno 2014

Elezioni europee, Dario Fo: “Che delusione a noi italiani piacciono le menzogne”

intervista a Dario Fo di Matteo Pucciarelli, da Repubblica, 27 maggio 2014

La sera prima del voto, sabato, Dario Fo era su di giri: «Ha visto i siti di scommesse della Gran Bretagna? Il sorpasso del Movimento Cinque Stelle viene dato così basso che non vale nemmeno la pena scommetterci». La stracolma piazza Duomo che aveva accolto Beppe Grillo giovedì scorso — con il premio Nobel invitato sul palco, esattamente come un anno fa — lo aveva impressionato. E invece è stata una débâcle e Fo non trova giri di parole per ammetterlo: «Che delusione, che delusione davvero... ».

Non si aspettava questo risultato, ma come se lo spiega?«Moriremo democristiani, ecco la sostanza. Questione antropologica, chissà. La storia di questo Paese continuerà sempre uguale a se stessa».

Di chi sono i meriti e di chi le colpe?«Guardi, se a un certo punto arriva un outsider della politica e fa quel che ha fatto Matteo Renzi e poi ottiene questo successo incredibile, direi che è l’ora di mettersi serenamente l’animo in pace».

Cos’ha fatto il premier?«Da segretario del Pd e da presidente del Consiglio ha messo in fila una serie innumerevole di promesse. Quante ne ha mantenute? Diceva “mai a palazzo Chigi senza passare dalle urne” e il giorno dopo ha fatto il contrario. Il Pd ha regalato miliardi di euro alle banche. Il mondo del lavoro penalizzato ancora una volta. Insomma: ci piacciono i venditori. E proviamo questo grandissimo piacere nell’essere truffati».


Renzi come Berlusconi, dice lei?«Intanto le riforme vuole farle proprio con il Cavaliere, o sbaglio? ».

Ma Grillo avrà sbagliato qualcosa in campagna elettorale e nei mesi scorsi, cosa ne pensa?«Forse a volte ha estremizzato toni e concetti, a volte ho provato a dirlo. Ma quanto vuole che abbia spostato qualche errore? Nulla. Siamo di fronte alla scelta di una nazione che non ha il coraggio di fare scelte di rottura e a cui piace la menzogna».

Forse l’aggressività di Grillo ha spaventato un po’, non crede?«No perché il M5S non è la rivoluzione ma la trasformazione. Mentre Renzi rappresenta l’usato sicuro, la vecchia sicurezza della pancia moderata dell’Italia».

I suoi ex compagni della sinistra radicale hanno superato il quorum, è contento?«Quello sì, molto. Ma sono convinto siano amareggiati anche loro nel vedere l’evoluzione del Pd. Spero ci sia un avvicinamento della lista Tsipras con i Cinque Stelle. Non so se un fronte del genere sia sufficiente per fare un’opposizione forte in Italia e in Europa, ma le convergenze sul programma per me ci sono tutte. Però adesso è cambiato tutto l’assetto capisce?, la nuova Dc è troppo forte».

Ha parlato con Grillo e Casaleggio in queste ore?«Non ancora, lo faremo con calma. Lavoro ancora molto con il teatro, mi è mancato il tempo. Se poi penso al voto non saprei dove sbattere la testa».

Insomma, la pensa come Grillo e come tanti nel M5S: è colpa degli elettori.«È che non trovo una logica in tutto questo. Sono deluso non per me stesso, ma perché penso all’Italia. Perché vorrei vedere un cambiamento vero e non di facciata, con gli spot».

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