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sabato 22 febbraio 2014

Il tour dei reflui velenosi nelle valli del petrolio

reflui petrolio

[di Organizzazione lucana ambientalista] I comitati e le associazioni lo avevano denunciato, purtroppo inascoltati. La Val Basento conferma la “vocazione” come sversatoio di rifiuti liquidi industriali e di quelli petroliferi, non solo regionali che poi finiscono nel Basento e nel mare, dopo aver rilasciato miasmi forse“mercaptani”composti organici ad alto contenuto di zolforiconducibili allo stesso processo per il trattamente dei reflui del petrolio.  I reflui petroliferi delle valli dell’Agri (e presto anche quelle del Sauro) attraverso un costoso ed inquinantetour nelle valli petrolio vedi video Ola Channel - Anic Company Town II parte ] e [III parte del video], già finiscono a Tecnoparco, società al centro dell’inchiesta della Magistratura potentina.
Pozzi reiniettori pericolosi ed inquinanti
Quantità enormi di reflui, composte da acque di strato prodotte dai pozzi (25 produttivi in Val d’Agri) e di quelle del centro olio di Viggiano, non sono più smaltibili nel pozzo di reinezione Costa Molina 2, oggi insufficiente o saturo. Questo pozzo, definito da molti “colabrodo“, provoca fuoriuscite di maleodoranti ed inquinanti acque più a valle e finanche nei fossi e displuvi dell’invaso del Pertusillo. Il progetto ENI per il nuovo pozzo di reinezione ENI “Monte Alpi 9 Or” è fermo, nonostante il parere VIA favorevole della Regione Basilicata. Sorgerebbe sulla faglia sismogenetica attiva della Val d’Agri, responsabile in passato di unterremoto disastroso nel 1857 che solo a Montemurro provocò migliaia di morti. Il sindaco di Grumento ha deciso, giustamente, di negare le autorizzazioni del suo comune per il pozzo di reniettore “Monte Alpi 9 Or”, invocando il “principio di precauzione”.
I reflui petroliferi prodotti da ENI-Shell in Val d’AgriEni, forse più per un calcolo economico che per motivi ambientali, in vista dell’incremento delle estrazioni nella concessione Val d’Agri, ha cercato di fare ricorso ad un centro mobile di trattamento delle acque di strato e di quelle del centro olio della ditta Simam SpA di Senigallia. L’intricato sistema ha una sigla. Essa si chiama CER, Codice Europeo Rifiuti. Per poter decifrare questi codici necessitano analisi costanti effettuate da soggetti terzi slegati dalle logiche di profitto delle imprese che lo utilizzano per “classificare” il rifiuti prodotti e poi smaltiti.
I controlli sui codici CER dei reflui petroliferiLa Ola e Laboratorio per Viggiano, nelle loro osservazioni alla VIA per il progetto del centro di trattamento mobile Simam SpA, evidenziavano l’omessa indicazione dei codici CER in ingresso ed in uscita dei reflui da trattare presso il centro mobile della Simam, con l’indicazione di chi ne dovesse accertare la corretta attribuzione. Un “vizio” inserito nel progetto culminato con il rigetto da parte della Regione Basilicata contro cui – secondo uno schema che sembra precostituito a tavolino -  la Simam ha prodotto un ricorso al TAR. Sempre la Ola con una nota indirizzata all’UNMIG ed ai Ministeri competenti segnalava tra l’altro la pericolosità delle attività minerarie e di quelle relative ai reflui petroliferi prodotti da tali attività.
I Reflui come “buccia di banana” per ENI
Proprio lo smaltimento delle enormi quantità di reflui industriali del petrolio sembra quindi profilarsi, assieme all’indagine della magistratura potentina,  la “buccia di banana” sulla quale è scivolata la compagnia petrolifera che, se intende effettuare il raddoppio delle estrazioni sa che deve risolvere un problema ambientale, forse oggi irrisolvibile per la natura idrogeologica regionale, oppure ricorrere alle “pietre tombali” alle quali la compagnia ci ha abituati.
Ed i reflui di Tempa Rossa?Stesso problema esiste nella Valle del Sauro, dove la Total conta di agire, forse, con lo stesso sistema di smaltimento attuato da Eni a Tecnoparco in Val Basento, oppure immettendo, dopo il trattamento in loco, i reflui direttamente nel torrente Sauro. Un torrente che in estate è privo quasi completamente di acqua e che rischia di diventare lo sversatoio di reflui petroliferi, se dovesse essere attuata la prescrizione regionale alla VIA per Tempa Rossa che “in attesa di un pozzo reiniettore” consentirebbe alla compagia francese tale operazione che paragona i reflui trattati ad acqua distillata. E’ tutto scritto nei documenti di autorizzazione regionali, leggere per credere.
I cittadini e le categorie produttive alzano la testa
Intanto gli agricoltori della Val Basento, organizzati in nell’associazione “Comitato Aria Pulita Val Basento” oggi presenterà in una conferenza stampa in mattinata le sue iniziative di protesta in una azienda agricola di Pisticci Scalo per fermare la “distruzione del territorio lucano” che inizia dalla Val Basento e finisce del Mar Jonio. Gli agricoltori fanno rilevare che le falde idriche già sono contaminate e la produzione agricola presto potrebbe essere compromessa, oltre al pascolo con perdite per milioni di euro.Ma a tutto questo la politica ma anche le forze sindacali preferiscono non guardare, pensando che la Basilicata possa ancora sperare dallo sviluppo petrolifero.

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