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martedì 28 gennaio 2014

Il Sole 24 ore e quell'amore per il petrolio lucano



di Eugenio Bonanata

“A cambiare lo scenario energetico del Paese è un pozzo petrolifero sito in Basilicata”. Così il giornale di Confindustria magnifica il potere salvifico della piattaforma Alli 2, situata nel Comune di Marsicovetere. Silenzio assoluto, invece, sullo scempio subito dall'ecosistema Basilicata
I toni sono trionfalistici. Il foglio degli industriali sa bene che la Basilicata, solo con i pozzi della 'partecipata' Eni, "contribuisce ad oltre l'80 per cento delle produzioni di greggio in Italia". E solo il pozzo Alli 2 di Marsicovetere “contribuisce al 15 delle produzione di greggio in Val d'Agri”. La bilancia italiana dell'import export ci guadagna, quindi. Ecco perché ad essere bacchettati, dal Sole 24 ore, sono i tanti comitati del “no” che in questi anni si sarebbero messi di traverso al rilascio delle autorizzazioni necessarie all'entrata in funzione di numerose piattaforme in Val D'Agri. Ebbene, ciò che la giornalista sa ma non dice è che il  pozzo Alli 2 è stato realizzato a pochi metri dall'ospedale di Villa D'Agri, non nel deserto della Nigeria. A pochi chilometri da quel pozzo, inoltre, l'Agenzia regionale all'Ambiente nel 2012 ha rilevato tracce di idrocarburi in un invaso, il Pertusillo, che approvvigiona di acqua potabile la vicina Puglia e di acqua irrigua i campi del Metapontino. Accanto a quell'invaso ci sono decine di pozzi e c'è il Centro Oli, dove si effettua la prima raffinazione del greggio. Ma queste sono 'macchie' che non interessano al grande pubblico nazionale. Nell'articolo, inoltre, viene anche citato l'accordo del '98 tra Eni, Ministero e Regione Basilicata. Accordo che prevedeva estrazioni fino a 104mila barili al giorno. Accordo “rallentato”, ovviamente, dai 'temibili comitati del “no”'. Quell'intesa, però, e anche questo non interessa agli stakeholder nazionali, prevedeva anche un Osservatorio ambientale della Val d'Agri. Osservatorio istituito solo 2 anni fa, nel 2012. Ci sono stati 14 anni di far west estrattivo in Basilicata. Il 99% dati ambientali prodotti in quella fase sono stati confezionati dalla stessa Eni, controllore e controllata di se stessa. In quegli anni si sono registrate fuoriuscite di idrogeno solforato al Centro Oli di Viggiano. Il danno causato a chi vive nei dintorni e a chi mangia prodotti agricoli locali non si saprà mai. E non si saprà mai quali danni ha provocato il pozzo di reiniezione Costa Molina 2 di Montemurro, accanto al quale sono emerse sorgenti d'acqua rese scure e maleodoranti dalla presenza di solfati. Il danno causato è latente. Deve rimanere nel corpo e nella testa dei lucani. L'Italia, invece, deve riscuotere il bottino. E lasciamo stare la contropartita delle royalties. Che in Basilicata hanno solo alimentato clientele e sceiccati politici. Ma questa, evidentemente, è un'altra storia.

fonte: Basilicata24.it

Mar, 28/01/2014 - 13:20

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