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venerdì 17 gennaio 2014

Fiammata Centro Oli, effetti pericolosi per la salute

Albina Colella

di Redazione Basilicata24

Boati, fiamme altissime, fumo nero al Centro Oli di Viggiano, ma Eni tranquillizza la popolazione, dichiarando che non c’è stato alcun impatto ambientale. E invece l’impatto c’è stato: l’emissione in aria delle pericolosissime polveri ultrafini PM 2,5 (28.3 μgm- 3) ha superato la soglia di concentrazione giornaliera indicata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (25.0 μgm-3). La gente si allarma per i vistosi boati e fiamme, ma ignora il subdolo e pericolosissimo effetto delle emissioni in aria. D’altronde, in Basilicata come a Taranto, la gente viene rassicurata sulla base dei valori limite di legge delle emissioni, che “impropriamente” vengono considerati un indicatore di grado di protezione della salute umana, come sta dimostrando la ricerca scientifica: non a caso i limiti di legge nei vari paesi non sono uguali. E, come dice Daniela Spera di Legamionici “, nel frattempo la gente si ammala e muore, sia in violazione sia nel rispetto dei limiti di legge”. E’ una questione di mancanza di informazione, e allora provo a farne un po’. Le fiammate del Centro Oli sono dovute al gas flaring, ovvero alla combustione in torcia dei gas associati all’olio greggio nel giacimento petrolifero, che così vengono smaltiti in atmosfera. Le raffinerie usano la pratica del gas flaring come misura di sicurezza per prevenire esplosioni, riducendo la pressione quando c’è troppo gas nelle condotte, in caso di eventi d’emergenza o di rottura di attrezzature o di altri problemi. Il gas flaring, però, se impropriamente effettuato, può produrre emissioni in atmosfera molto pericolose per la salute: come i cancerogeni benzene, toluene, xilene, e poi metano, anidride solforosa, anidride carbonica, idrogeno solforato, ossidi di azoto, idrocarburi, polveri fini e ultrafini come le PM10 e le PM2,5, ecc. Le polveri ultrafini PM2,5, se respirate, possono raggiungere i bronchi e arrivare più in profondità nell’organismo, fino ad entrare nel circolo sanguigno e poi nelle cellule. Studi epidemiologici hanno dimostrato come l'inquinamento atmosferico abbia un impatto sanitario notevole sulla popolazione. I danni alla salute possono essere seri: tumori ai polmoni, leucemie, altre mortalità cardiopolmonari, edemi polmonari, asma, enfisemi, bronchiti, problemi di cuore, danni alla vista, paralisi olfattoria, intossicazioni, danni al sistema nervoso, ecc. E’ proprio un documento dell’ARPA Puglia che svela che per le polveri fini PM10 non sono disponibili Unit risk per gli effetti cancerogeni, e quindi questi sarebbero valutati soltanto in base al superamento dei limiti ambientali, riproducendo errori metodologici. Per giunta lo IARC ha dichiarato che l’esposizione alle particelle PM10 anche a concentrazioni inferiori ai limiti di legge è sicuramente cancerogena. Allora, perchè ai cittadini non viene detto che in realtà i valori che misurano la ‘qualità dell’aria’ non possono rassicurare sull’assenza di rischio per la salute?

Prof. Albina Colella, docente di Geologia Università della Basilicata

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