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mercoledì 4 dicembre 2013

Qualcosa di sinistra: solo Civati rispetta gli elettori Pd

Il Pd un partito di destra? Certamente sì, se lo si giudica dalla linea politica: al confronto, il Pri di Ugo La Malfa (Prima Repubblica) «sarebbe stato un partito di estrema sinistra». E persino il Pli di Giovanni Malagodi, ultra-liberale, avrebbe tranquillamente “scavalcato a sinistra” l’attuale partito di Renzi e D’Alema. Ma attenzione: la base del Pd resta interamente di sinistra. E il fatto che continui a tollerare un gruppo dirigente «di destra» – o meglio ancora, di semplici «cretini» – non deve impedire all’elettorato di sinistra di riconoscere il problema: lo stesso vecchio Pci, accanto ai suoi meriti storici, ha coltivato grandi difetti, tra cui proprio l’abitudine a fidarsi dei dirigenti, anche se «allevati come polli in batteria» specie dopo l’estinzione dei padri nobili. Un difetto tipico dellasinistra italiana, rimediabile forse soltanto con una forte rottura nel gruppo dirigente: cioè con un leader come Civati, l’unico in fondo a rispettare davvero l’ispirazione di sinistra dell’elettorato Pd.
E’ la tesi che sostiene Aldo Giannuli nel suo blog: il problema è lo storico atteggiamento fideistico della base del Pci, «che talvolta sfiora la Cuperlo, Renzi e Civatidabbenaggine», ma resta pur sempre col cuore a sinistra. E’ il “popolo” – frantumato nelle infinite diaspore dell’area – che ha dato vita a Rifondazione, al Pdci, a Sel. Un’anima che oggi si è “reincarnata”, in parte, nel Movimento 5 Stelle (studenti, precari) mentre una parte considerevole dell’antico 30% della sinistra italiana sceglie il non-voto, l’astensionismo. Grande imputato, il ceto politico cresciuto nel Pci e passato per il Pds, poi Ds e ora Pd: «Si è portato dietro solo la parte peggiore: l’ottuso burocratismo ma non il senso della politica di massa, la diffidenza verso le novità ma non la serietà dell’analisi, l’incomprensione del mercato ma non l’egualitarismo, il moderatismo eccessivo ma non il reale slancio riformatore, una certa propensione al compromesso deteriore ma non l’abilità tattica». Sintetizzando: D’Alema e compagni «sono liberisti, ma non hanno dimenticato del tutto lo stalinismo». E di fatto «hanno buttato via il bambino per tenersi solo l’acqua sporca».
Vero, «sono dei personaggi indecenti, di ripugnante asservimento al capitale finanziario ed al suo grand commis della Bce», continua Giannuli. Non basta dire che sono “di destra”, è meglio riconoscere che sono così impresentabili proprio perché provenienti da una sinistra “bulgara” e verticistica. Oggi servirebbe «un ripensamento profondo, una spaccatura reale nel gruppo dirigente che apra la strada ad un radicale rimescolamento di carte», benché il primo dei rottamatori – Renzi – non sia certo ispirato dai valori della sinistra. Se Cuperlo resta un dalemiano di ferro, Giannuli propone una «cauta apertura di credito» verso Civati: «Si presenta come il sostenitore di una maggiore radicalità del Pd, parla esplicitamente di soggetto di sinistra: dobbiamo dargli atto che sin qui è quello che ha mostrato un atteggiamento molto critico verso il governo, e anche in tema di difesa della Costituzione è quello che ha manifestato le posizioni più decenti». Tanto vale scommettere sul suo ruolo di “guastafeste” e terzo incomodo: è l’unico, nel Pd, che può rispettare l’ispirazione disinistra della base e forse rimetterla in campo.

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