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sabato 2 novembre 2013

Cancellieri, dimissioni subito



di Paolo Flores d’Arcais
“Qualsiasi cosa io possa fare, conta su di me”. E’ questa la risposta standard del ministro della Giustizia Cancellieri a qualsiasi familiare di qualsiasi detenuto che denunci condizioni psicosomatiche di grande sofferenza per la condizione di carcerazione? E qualsiasi familiare di detenuto ha la certezza – di cui evidentemente gode la famiglia Ligresti – di passare il filtro dei centralini e delle segreterie (o addirittura può avere a disposizione il cellulare del ministro per chiamarlo direttamente)?

Se la risposta a entrambi i quesiti è un rotondo SI’ le richiesta di dimissioni al ministro della Giustizia possono effettivamente palesare malevolenze strumentali. Se invece non è così, se la famiglia della detenuta Ligresti ha avuto un interessamento che sia anche “tanticchia” (come direbbe Salvo Montalbano) diverso e migliore di quelle dei detenuti “comuni”, allora il ministro Cancellieri deve dimettersi e anzi avrebbe dovuto già farlo, e suona incredibile che non lo abbia ancora chiesto il premier Letta e che non sia già risuonato il doveroso monito d’ordinanza del Quirinale. Perché la legge è eguale per tutti, e se per i Ligresti è un po’ più eguale che per gli altri non stupiamoci poi se Berlusconi pretende che per lui sia ancora molto più eguale assai. Ma queste cose possono avvenire nella “Fattoria degli animali” di Orwell, dove i maiali sono più eguali degli altri, in un paese democratico non sono tollerabili.

Le dimissioni del ministro Cancellieri dovrebbero essere ovvie. Del resto le hanno chieste due testate spesso in polemica fra loro come “La Repubblica” e “Il Fatto quotidiano” (a dimostrazione di come le posizioni politiche non c’entrino ma si tratti di elementare DECENZA). Quest’ultimo nell’editoriale di ieri di Marco Travaglio (“In un paese normale il ministro della Giustizia non parla con i parenti di un’amica arrestata per gravi reati, rassicurandoli con frasi del tipo: “Qualsiasi cosa io possa fare, conta su di me”. Né tantomeno chiama i vicedirettori del Dipartimento Amministrazione penitenziaria per raccomandare le sorti dell’amica detenuta. Ma, se lo fa e viene scoperto da un’intercettazione telefonica (sulle utenze dei familiari della carcerata), si dimette un minuto dopo”), il primo qualche ora dopo nell’editoriale del sito www.repubblica.it, editoriale non firmato e dunque attribuibile al direttore Ezio Mauro (“Annamaria Cancellieri nega interferenze sul caso Ligresti. Ma non spiega la contraddizione di un ministro della Giustizia che subito dopo un arresto telefona in famiglia per dare “solidarietà”. Da quella telefonata nascerà una richiesta d’aiuto dei Ligresti: “faccia qualcosa”. Da qui la segnalazione da parte del ministro al Dap. E infine l’sms di Antonino Ligresti che chiede conto al ministro: “Novità”? E la pronta risposta: “Ho fatto la segnalazione”. C’è una sola cosa che la Cancellieri non ha mai detto davanti alle richieste dei Ligresti, la più semplice: sono il Guardasigilli, ho dei doveri di Stato. Questa mancanza e quella premura imbarazzano le istituzioni. Il ministro ne tragga le conseguenze”).

Non c’è davvero nulla da aggiungere. A parte una valanga di indignazione di cittadinanza, di mail da inviare a Palazzi, Colli e giornali, perché nelle prossime ore avvenga quello che in ogni altro paese europeo sarebbe già avvenuto.

(2 novembre 2013)

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