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giovedì 24 ottobre 2013

Terre avvelenate. Siamo in Basilicata non in Campania

di Giusy Cavallo

Giusi Cavallo

"Le terre dei fuochi. E' forse il caso di cominciare a usare il plurale". E' uno dei numerosi commenti all'articolo sulla discarica venuta alla luce a Marconia di Pisticci dopo il nubifragio che ha colpito il metapontino nella notte tra il 7 e l'8 ottobre. Un cimitero di immondizia sepolta sotto pochi centimetri di terra. Come ce ne sono tanti nella terra dei fuochi. Cumuli di rifiuti interrati senza alcuna precauzione in aree poco distanti da centri abitati, scuole, terreni agricoli. Che si tratti di una vecchia discarica (ma a giudicare dall'immagine che vi abbiamo mostrato ci sembra piuttosto recente) o di un ammasso di immondizia gettata lì da poco quel che conta è che quel terreno è stato compromesso da ogni genere di porcheria malamente nascosta. Una vergogna di cui, prima che l'acqua sventrasse quella discarica, nessuno si era accorto. La gente che vive nei pressi di quell'area, e non solo, oggi si chiede quante discariche ci siano nascoste in Basilicata. Qualcuno azzarda definendo la nostra un'altra "terra dei fuochi". Forse l'azzardo sarebbe non considerarla tale. Ma quel che colpisce è l'attenzione, alta, che la notizia da noi proposta ha ottenuto. Dai commenti al nostro piccolo articolo capisci che la realtà che vivono i lucani è lontana da quella rappresentata da gran parte della stampa in questi giorni. Finirci coi piedi dentro ai veleni che appestano la Basilicata è più frequente di quel che si pensi. E infatti paese che vai, veleni che trovi. A San Martino d'Agri, in provincia di Potenza, la discarica l'abbiamo scovata all'interno del Parco Nazionale dell'Appennino lucano. Un'eccellenza di cui ci si riempie la bocca in occasione di convegni e manifestazioni di facciata. Poi ti addentri, nemmeno tanto, nell'area protetta e ti trovi davvero davanti a "una bella scoperta". Marconia, San Martino d'Agri e tanti altri siti di stoccaggio di rifiuti e veleni dimenticati da Dio e dalle istituzioni. La gente di fronte a queste vergogne si indigna e ha paura. Teme davvero che la Basilicata possa essere stata avvelenata e che nessuno abbia fatto niente per impedirlo. "I nostri politici si sono venduti la nostra vita", "ci hanno riempito di merda", "la Basilicata è la regione più abbandonata d'Italia"  "A riempirci di merda sono stati gli stessi " amministratori" che abbiamo votato, i quali hanno fatto csasa con i rifiuti gestendo discariche non a norma". "Tra Pisticci Marconia e Ferrandina abbiamo la più alta percentuale di Tumori nel meridione........e chissà perchè.....la terra copre..........ma tutto riaffiora". Questi sono solo alcuni dei numerosi commenti in calce al nostro articolo sulla discarica di Marconia. Ultimo in ordine di tempo. Ci siamo occupati più volte di inquinamento sul nostro giornale. Ci hanno denunciato e ci hanno dato dei complottisti. Oggi toccare con mano, ancora una volta, l'indignazione di così tante persone ci spinge a continuare a raccontare i veleni di questa terra nella speranza che qualcuno cominci a fare sul serio. E che la magistratura invece di indagare noi sposti il focus sugli scempi ambientali che mettono a rischio la salute dei cittadini. Ai politici e a chi governa questa terra diciamo invece di smetterla di riempirsi la bocca con slogan ambientali che puzzano di falso a un chilometro di distanza. Fatevi un giro per le nostre belle terre e cominciate a denunciare i veleni che la attraversano. Invece di andare a riscaldare la poltrona nelle vostre enclave sporcatevi anche voi le scarpe di 'merda'. Smettetela di tranquillizzare le vostre coscienze con sterili interrogazioni o ancor più inutili comunicati stampa. Militate, sì, ma per questa terra che avete la fortuna di rappresentare. Smettete di far finta di niente. Smettete di far finta di credere che la Basilicata sia l'isola felice che non avete mai voluto costruire. Altrimenti sarete solo dei commedianti di un teatro senza più spettatori. Perchè, stando così le cose, qua fra qualche anno nessuno più avrà voglia di ridere. 

Gio, 10/10/2013












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