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lunedì 21 ottobre 2013

Intese sul petrolio, la Consulta boccia nuovamente la Regione Basilicata

La Regione Basilicata, dopo la bocciatura della moratoria petrolifera, incassa dalla Corte Costituzionale anche l’inammissibilità del ricorso contro la legittimità dell’articolo 38 del Decreto Sviluppo. Una sconfitta su tutta la linea.
L'ex governatore lucano, Vito De Filippo
L’ex governatore lucano, Vito De Filippo
La Corte Costituzionale – con sentenza n.239 dell’11 ottobre 2013 – ha dichiarato inammissibile il ricorso promosso il 9 ottobre 2012 dalla Regione Basilicata sulla legittimità costituzionale dell’articolo 38, comma 1, del Decreto Sviluppo (n.83 del 22 giugno 2012 – Misure per lo sviluppo e il rafforzamento del settore energetico).
A distanza di un anno, insomma, il ricorso è stato dichiarato non fondato in riferimento all’articolo 117 della Costituzione ed al principio di leale collaborazione in materia di “intese” relative a permessi di ricerca e concessioni di coltivazione di idrocarburi. La bocciatura riguarda, inoltre, anche l’articolo 1 della Legge n.239 del 23 agosto 2004 sul “Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia”. In particolare, detta legge, (all’articolo 1, comma 7, lettera “n”) stabilisce che le disposizioni inerenti la prospezione, la ricerca e la coltivazione di idrocarburi – ivi comprese le funzioni di polizia mineraria – adottate per la terraferma, sono poste in essere dallo Stato d’intesa con le Regioni interessate. La Regione Basilicata evidenziava nel ricorso del 9 ottobre 2012 come la normativa nazionale vigente in materia di conferimento dei titoli minerari in terraferma prevedesse sempre tale intesa.
Alla luce della presente sentenza, “il problema – fa rilevare il costituzionalista Enzo Di Salvatore, professore di Diritto costituzionale italiano e comparato presso la Facoltà di Giurisprudenza di Teramo – concerne tutti i procedimenti in corso (non solo in Basilicata e ai quali si applica l’articolo 38, ndr) che troveranno rapida risoluzione se la Regione dovesse restare inerte (e cioè non esprimersi entro 150 giorni) e il Governo, dopo aver accordato ulteriori 60 giorni alla stessa, può adottare unilateralmente la sua decisione e accordare permessi o concessioni senza la partecipazione della Regione”.
Una sconfitta su tutta la linea – sottolinea l’Organizzazione lucana ambientalista – che arriva pochi giorni dopo la bocciatura da parte della Corte Costituzionale della moratoria petrolifera voluta dall’ex governatore lucano, Vito De Filippo (oggi segretario regionale del Partito Democratico), e dal ricorso al Tar predisposto dalla società texana Aleanna Resources LLC contro la deliberazione della Giunta regionale n.682 del 7 giugno 2013, con la quale si esprimeva la mancata intesa per l’istanza di permesso di ricerca di idrocarburi liquidi e gassosi, denominata “Palazzo San Gervasio”. Una nuova minaccia per l’area Vulture Alto Bradano e per l’intero territorio lucano.
“Intese sul petrolio, la Consulta boccia nuovamente la Regione Basilicata”
di Pietro Dommarco

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